Covid, Zaia: «Tamponi rapidi a tutti i visitatori delle case di riposo»

Da lunedì 12 ottobre test rapidi in tutte le Rsa del Veneto per controllare chi visita i propri familiari. «Chiudere prima i locali vorrebbe dire fare un nuovo lockdown»

Luca Zaia durante il punto stampa da Marghera

Mercoledì 7 ottobre Luca Zaia ha tenuto un nuovo punto stampa sull'emergenza Coronavirus. Nessuna nuova ordinanza per il momento ma nelle prossime ore il Governatore dialogherà con i vertici del Governo per discutere sulle prossime misure da adottare.

«Il virus si sta comportando diversamente rispetto a marzo - ha esordito Zaia - al momento non ci sta dando nessuna emergenza sanitaria negli ospedali ma non dobbiamo abbassare la guardia. La grande preoccupazione è che gli altri stati europei sono in piena emergenza. In Veneto, con il dottor Rigoli, stiamo lavorando a un nuovo tampone rapido che spero sarà pronto nel giro di 15 giorni. Si tratta di un baby tampone rapido in autosomministrazione e non avrà bisogno di essere verificato tramite la macchinetta che processa i test». La vera novità riguarda però i test per le case di riposo. «Da lunedì 12 ottobre testeremo con i tamponi rapidi tutti i visitatori delle case di riposo del Veneto. Siamo molto preoccupati per la situazione nelle Rsa. I nuovi test saranno di importanza fondamentale per tenere i contagi e la situazione sotto controllo. Sui vaccini antinfluenzali ci siamo, non sono obbligatori ma fortemente raccomandati e saranno garantiti per le fasce a rischio che avranno la priorità nelle sessioni di vaccinazione».

Inevitabili le domande sul nuovo Dpcm del Governo e sulle misure che verranno prese in Veneto: «In attesa di capire come muoverci - spiega Zaia - Vorrei ricordare che, ad oggi, in Veneto, è ancora in vigore un'ordinanza che dice che la mascherina va usata sempre al chiuso e all'aperto quando ci si trova in situazioni di assembramento. O ci mettiamo in testa che la mascherina salva la vita oppure non andremo da nessuna parte. Non è un atto di coercizione ma di prevenzione. Chiudere prima i locali vorrebbe dire fare un nuovo lockdown quindi spero non avvenga. Serve piuttosto un allineamento chiaro a livello nazionale e, ad oggi, non è ancora arrivato. Adotteremo eventuali inasprimenti decisi dal Governo ma nei limiti della ragionevolezza. Se il nuovo Dpcm dirà che la mascherina va portata h24 in ogni situazione aggiusteremo il tiro per il Veneto. Il tema del contact tracing è di importanza fondamentale - conclude Zaia - La mia posizione su Immuni è asettica, non ho scaricato l'applicazione ma ogni cittadino è libero di decidere cosa fare. Prima di Immuni sarebbe però opportuno iniziare a usare meglio la mascherina».

Il presidente Zaia ha poi diffuso un'inedita tabella nella quale si confronta la situazione ospedaliera dello scorso 7 marzo con quella di oggi, 7 ottobre. I dati indicano con chiarezza come, tra marzo e ottobre, la pressione sugli ospedali sia profondamente diminuita. Il 7 marzo la percentuale di ricoverati rispetto al totale dei positivi era del 31,8%, scesa oggi al 6,6% - i ricoverati in terapia intensiva rispetto al totale dei positivi, il 7 marzo erano l’11,3%, dato sceso oggi allo 0,5% - i ricoverati in terapia intensiva rispetto al totale dei ricoverati, il 7 marzo erano il 46,2%, scesi oggi al 7,6% - anche la degenza media è diminuita: il 7 marzo era pari a 17 giorni più o meno 14, oggi è di 12 giorni più o meno 8 – rimane infine molto simile tra le due date prese in esame l’età media dei ricoverati in terapia intensiva.

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Commentando il successo generalizzato che sta avendo la tecnica dei tamponi rapidi, Zaia ha tenuto a ricordare che si tratta «di un successo tutto veneto che è stato esportato ovunque, cosa che sta avvenendo anche per il tampone antigenico mininvasivo elaborato dal dottor Rigoli (coordinatore delle 14 microbiologie del Veneto) lavorando su un’esperienza americana validata dalla rigidissima Food & Drug Adiminstration (FDA). Il Veneto – ha concluso Zaia – fin dal primo giorno della pandemia ha sempre adottato la strategia di cercare, e applicare se possibile, le buone pratiche e le novità scientifiche emerse in tutto il mondo. E se, come in questo caso, sono già validate da eminenti istituzioni scientifiche internazionali, credo debbano essere utilizzate da subito anche in Italia, senza ripartire da zero con la filanda delle verifiche, controlli e validazioni nazionali, che allungano i tempi e non aggiungono niente di sostanziale a ciò che è già stato testato nel mondo dalla scienza internazionale».

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