Montebelluna, presentato lo studio preliminare per il nuovo teatro

Avrà una capienza di circa 400 posti e sarà progettato nella forma di teatro sociale in dialogo con il contesto. Sarà costruito al posto dell'ex Pretura di Montebelluna

Lunedì sera alla Commissione congiunta Lavori publici e Cultura di Montebelluna, il sindaco ha illustrato i contenuti dello studio preliminare presentato ai vertici di Intesa Sanpaolo per la realizzazione del nuovo teatro al posto all’ex Pretura a Montebelluna.

Lo studio preliminare che ha convinto Intesa Sanpaolo, e che si è tradotto nella disponibilità, da parte dell’istituto di credito, di finanziare l’opera con 5.5 milioni di euro a valere sulla formula dell’art bonus quale gesto di attenzione nei confronti di Montebelluna e del montebellunese. Il sindaco Marzio Favero dichiara: «Ho spiegato ai commissari di maggioranza e di minoranza che abbiamo la fortuna di aver trovato due interlocutori, il responsabile Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese, ed il direttore regionale Triveneto Intesa Sanpaolo, Renzo Simonato che hanno accettato il dialogo che alla fine si è tradotto nel varo di un’operazione storica per la città: la restituzione di un teatro alla città a distanza 50 anni dalla chiusura di quello storico. Per raggiungere l’obiettivo ci era stato chiesto uno studio preliminare. Non avevamo né il tempo né le risorse per commissionarlo a soggetti esterni, quindi lo abbiamo redatto in casa io e l’architetto Bonaventura. Si tratta di un documento essenziale che mette a fuoco gli obiettivi del progetto ed offre gli indirizzi per la progettazione della nuova struttura, con un piano di spesa per la sua realizzazione».

In sintesi ecco i contenuti del documento consegnato in copia ai commissari. La scelta di restituire un teatro occupando l’area dell’ex Pretura che verrà demolita origina dalla volontà di inserire il progetto nell’ambito di un disegno urbanistico più generale, connesso con il percorso di riqualificazione architettonica avviato già dalla prima amministrazione Favero. Grazie infatti alla pedonalizzazione del centro e alla riqualificazione delle piazze, il centro della città appare ora come uno spazio pubblico. La nuova piazza comprende vari edifici – la sede del municipio, la sede di Intesa Sanpaolo, la Loggia dei Grani e diverse attività commerciali e professionali. A sud della Loggia, il susseguirsi delle tre piazze – Selese, Marconi e Negrelli – danno vita ad uno spazio aperto nel cuore della città e l’ex Pretura rappresenta la chiusura della prospettiva verso sud e funge da elemento che riequilibra i rapporti dimensionali e funzionali tra gli elementi che compongono il centro oltre che cerniera rispetto alla vicina Biblioteca, altro motore culturale della città.

L’edificio attuale

Progettato secondo lo stampo razionalista dall’ingegner Pietro Motta, l’edificio dove sarà realizzato il nuovo teatro risale al 1936 e fu edificato per ospitare l’opera nazionale Balilla e poi ridisegnato per essere palestra GIL (Gioventù Italiana del Littorio).
E’ stato nuovamente rimodulato per ospitare la Pretura e la sede staccata del Tribunale di Treviso fino alla chiusura avvenuta qualche anno fa. Oggi l’edificio ospita mostre e la sede dell’accademia musicale Mozart.

Obiettivi

Quattro gli obiettivi del progetto: la polifunzionalità, sia pure entro il perimetro ristretto della funzione culturale, per consentire flessibilità d’uso alla struttura come padiglione dello spettatore della cultura; l’esigenza di durabilità, ovvero di resilienza agli usi di utenti diversi; il ridotto costo di esercizio sia in termini di consumo energetico sia di manutenzioni ordinarie e straordinarie; riguardo al modello gestionale ci si richiamerà alla formula del teatro sociale che per lungo tempo ha assicurato la vitalità delle istituzioni dedicate allo spettacolo (tra le possibili declinazioni di tale formula, la normativa sembra privilegiare la soluzione della fondazione di partecipazione).

Il concpet

Spiega il sindaco, Marzio Favero: “In merito al concept del teatro, è doveroso che io ringrazi per la disponibilità l’architetto Renato Rizzi, docente presso l’università dello Iuav di Venezia, il cui nominativo mi era stato suggerito dal rettore, il professor Alberto Ferlenga. L’architetto Rizzi ha realizzato un teatro innovativo a Danzica. Con lui ci siamo confrontati sulla forma che dovrebbe avere un teatro contemporaneo e alla fine ne è sortito il concept che andremo a proporre nel bando di gara come indirizzi per la realizzazione del progetto preliminare, oggi detto studio di fattibilità tecnico-economica. L’idea che va a prendendo corpo è quella di puntare alla realizzazione di un teatro studio: una “scatola tecnologica” - che potrebbe avere anche un guscio in cemento armato con una progettazione architettonica in dialogo forte con contesto – contenente una cassa acustica in legno, con la platea sormontata da tre gallerie, senza logge, ciascuno a due ordini di gradoni, e un palco mobile avanzato verso il parterre e servito da una torre scenica adeguata alle attività propriamente teatrali, concerti, convegni, opere liriche per organici ridotti. Si tratta di una soluzione ibrida fra due forme tipiche: il teatro di tradizione italiana e quello shakespeariano ed entrambe prevedono la presenza di gallerie. La possibilità di togliere o inserire le sedute dalla platea permetterebbe di utilizzare il luogo per finalità diverse: spettacoli contemporanei, feste, esposizioni, per l’allestimento delle quali si potrebbe utilizzare in combinato disposto, il percorso delle gallerie. Si aggiunga la possibilità, oggi sperimentata anche nei teatri di maggior riferimento a livello europeo, di ricorrere alle tecnologie digitali della multivisione non solo per sostituire le scenografie tradizionali, di solito costosissime, ma anche per affiancare all’azione scenica una narrazione iconografica dinamica, secondo la logica narratologica multimediale. Si tratta dunque di concepire una macchina scenica essenziale ma estremamente funzionale, utile tanto per il teatro di sperimentazione quanto per quello tradizionale, in classe energetica A, tale da poter essere avvicinata e utilizzata a costi contenuti da compagnie teatrali, ensemble musicali, associazioni culturali, categorie economiche e gruppi sociali”.

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Le dimensioni

La scelta è indirizzata verso un teatro studio o teatro sociale con una soluzione riferita all’archetipo dell’anfiteatro, ma con una balconata su tre livelli, in un edificio che potrà svilupparsi su una superficie coperta di 1000-1200 m² con una capienza di al massimo 400 posti.
Un luogo contemporaneo, dotato di spazi di valore ad uso didattico ma anche ricreativo, che sottolineino l’apertura e la continuità e non il distacco dal contesto urbano. Circa la formula gestionale il sindaco ha assicurato i consiglieri che nel bando di gara per la progettazione preliminare sarà esplicitamente indicato il fatto che in fase di progettazione i tecnici incaricati avranno il dovere di attivare delle procedure partecipative che coinvolgano fin dall’inizio le commissioni consiliari e le associazioni culturali. Conclude il sindaco: «La sfida per il nuovo teatro non si risolve solo nella dimensione della progettazione. C’è anche quella altrettanto importane di dare vita ad un soggetto di gestione – la fondazione di partecipazione - Il coinvolgimento della associazioni culturali auspicato dalle minoranze è non solo opportuno ma necessario affinché l’attivazione del teatro sia una sfida collettiva e il clima politico di dialogo che si è creato si offre come un ottimo terreno di lavoro».

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