Terraglio Est e centro commerciale: arriva il no di Ascom-Confcommercio

Il commento di Renzo Ghedin (presidente mandamento) e Federico Capraro (presidente Ascom): «Pensate a rivitalizzare le periferie, non a cementificare ancora»

In foto il presidente Ascom Federico Capraro

«Un conto è completare il Terraglio est portando a termine un progetto viabilistico che attendeva da anni, un conto è concedere altri 38mila metri quadri alla grande distribuzione in una zona che non ne ha per niente bisogno e che anzi, chiede il contrario: tutela e presidio dell’imprenditoria esistente». Al coro di preoccupazioni per la maxi area commerciale che corrisponde alla lottizzazione Sant'Antonino, si aggiunge oggi la voce di Ascom-Confcommercio, fermamente contraria a questo progetto «annidato da anni  tra le maglie del PRG e che già all’epoca della Giunta Gobbo aveva trovato forti opposizioni».

«Si tratta di 72.755 metri quadri complessivi, di cui 38mila commerciali autorizzati. Equivalgono - spiega il presidente Federico Capraro- ad un nuovo colosso che va ad aggiungersi agli altri 22 centri commerciali già esistenti in provincia di Treviso, senza alcun vantaggio per cittadini, consumatori, lavoratori. L’epoca dei colossi, spiega Capraro, è conclusa da anni e, di fatto, pensare a nuova grande distribuzione significa ragionare in controtendenza senza tener conto dell’offerta commerciale esistente, già sovradimensionata, e delle esigenze della popolazione che sta invecchiando. Ogni centro commerciale che apre fa chiudere decine e centinaia di piccole e medie attività, sopprimendo presidi sociali importanti e non contribuendo ad una reale occupazione, ma favorendo un precariato. Poi la zona, che tra pochi anni con la Cittadella dell’Ospedale subirà una grandissima trasformazione, il verde che sparirebbe: “la sostenibilità” – conclude Capraro- “non può essere uno slogan, deve tradursi in azioni concrete da parte dell’Amministrazione e non è di certo compatibile con nuove cementificazioni».

03-7

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«L’equilibrio, nel vicino quartiere di Sant'Antonino - spiega Renzo Ghedin, presidente del mandamento - potrebbe venire devastato. Il viaggio che abbiamo appena concluso nelle periferie- prosegue Ghedin- non lascia dubbi. S. Antonino, coi suoi 2100 abitanti, è quasi un quartiere un quartiere “scambiatore”, che fa da ponte verso il mare (la strada Jesolana) ma che garantisce comodità e vicinanza con le infrastrutture più importanti come l’ospedale civile Cà Foncello e la stazione ferroviaria, è vicino al centro  e per questo è preso d’assalto per i parcheggi e fa i conti spesso con intasamenti di traffico. Ha già due outlet (giochi e abbigliamento per bambini) e circa un centinaio di piccole attività commerciali che cercano di resistere al calo dei consumi. E’ un quartiere che chiede sviluppo sostenibile, legato al turismo lento ed ai corsi d’acqua, che ha un’offerta pienamente adeguata alla popolazione e che cerca di attrarre residenti e famiglie, non consumatori mordi e fuggi».

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