Dieci anni fa la tragedia di Falco, Zaia: «Le vittime volano ancora nei nostri cuori»

Il Governatore del Veneto ricorda le vittime della tragedia del 22 agosto 2009 quando persero la vita i 4 soccorritori del Suem 118 a bordo dell'elisoccorso sulle Dolomiti

Immagine d'archivio

«Dario, Fabrizio, Marco e Stefano volano ancora nei nostri cuori e nel riconoscente e struggente ricordo del sacrificio di quattro angeli della montagna».

Con queste parole, il presidente del Veneto Luca Zaia, alla vigilia del decennale, ricorda le vittime della tragedia del 22 agosto 2009, quando morirono in un incidente i quattro componenti dell’equipaggio di “Falco”, l’elicottero del Soccorso Alpino e del Suem 118, precipitato nei pressi di Cortina durante una missione sul Rio Gere. «Quel giorno – aggiunge Zaia – la montagna si riprese quattro suoi figli prediletti, che avevano eletto a loro missione di vita aiutare chi, in montagna, si trovava in difficoltà, rischiando la loro vita per salvare quella degli altri. Non sono stati i primi, e temo non saranno gli ultimi, perché la generosità di gente come loro non conosce la paura e la parola resa – aggiunge il Governatore -  ma li consideriamo oggi il simbolo di tanti uomini e donne del Suem 118, del Soccorso Alpino, della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’Ordine che, come gli eroi di Rio Gere, mettono ogni giorno a repentaglio la loro salute, e spesso la vita, per aiutare persone in difficoltà. Forse, anche proprio in questo momento.

Vorrei che la giornata di giovedì – prosegue Zaia - significasse anche un monito a tutti coloro che frequentano la montagna: rispettatela, imparate a conoscerla, non commettete imprudenze, non cadete in sottovalutazioni, perché ogni volta che vi trovate in difficoltà, uomini come loro salgono in cielo e rischiano la loro vita per salvare la vostra. Con gli eroi di Falco – aggiunge Zaia – ricordiamo e abbracciamo anche tutti gli altri caduti in operazioni di soccorso e tutte le famiglie che hanno vissuto e vivono una perdita così grave. Dobbiamo essere orgogliosi - conclude il presidente - dell'altruismo di tutti quelli che non ci sono più e dei colleghi che dedicano sé stessi ad aiutare gli altri rischiando la vita».

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