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Attualità San Polo di Piave

Da Treviso all'Iraq per aiutare i bambini: la storia di Eleonora Biasi

La ragazza ventinovenne originaria di San Polo di Piave, vive da cinque anni in Medio Oriente dove aiuta volontariamente i figli delle donne violentate dai miliziani dell'Isis

SAN POLO DI PIAVE Sono migliaia i bambini iracheni venuti al mondo dopo gli stupri e le violenze che i miliziani dell'Isis hanno perpetrato sulle donne del posto durante la loro occupazione. Figli rimasti subito senza padri e, in molti casi, anche senza madri visto che le famiglie delle donne violentate non hanno mai voluto riconoscere come legitimi quei bambini venuti al Mondo durante una delle pagine più nere della recente storia locale.

Oggi ad aiutare i giovani orfani iracheni ci sono tantissimi volontari presenti nei campi profughi e nei centri accoglienza dell'Iraq ed è proprio in uno di questi che, da alcuni anni, vive e lavora Eleonora Biasi, ventinovenne originaria del comune di San Polo di Piave. La sua storia è stata raccontata dal "Corriere del Veneto" che ha incontrato la giovane in centro accoglienza a Danesh facendosi raccontare la sua storia. Dopo essere stata in Egitto e Giordania sempre come volontaria, Eleonora ha deciso di fermarsi in Iraq dove è attualmente a capo della missione umanitaria organizzata dall'associazione "Un Ponte Per...", la Ong umanitaria presente in Iraq a supporto degli sfollati dal 1991. Qui la giovane trevigiana che parla fluentemente cinque lingue, si dedica con grande passione all'aiuto della popolazione locale nella speranza di poter dare il suo contributo in un futuro ritorno alla pace in un Paese dilaniato dagli orrori della guerra. Negli ultimi due anni, dopo la soonfitta dei miliziani dell'Isis, la situazione in Iraq è leggermente migliorata ma molte zone della nazione sono ancora in condizioni disperate. Le storie dei bambini nati dalle donne violentate dall'Isis sono innumerevoli. Molti di loro, spiega Eleonora, hanno nomi di calciatori famosi come Cristiano Ronaldo o Lionel Messi perché i genitori non hanno voluto riconoscerli e siccome nei campi profughi il passatempo preferito dai bambini è il gioco del calcio, i nomi che gli sono stati assegnati hanno per forza di cosa a che fare con quello sport. Il lavoro da fare e la fatica si fanno spesso sentire ma Eleonora sembra non sentire troppo la mancanza di casa. Il suo sogno è sempre stato quello di poter aiutare le popolazioni in difficoltà nel Medio Oriente e ora che ha potuto realizzare il suo sogno non prova alcun ripensamento nelle sue scelte. In fondo è anche grazie al suo aiuto e a quello di decine di volontari come lei che popolazioni distrutte dagli orrori della guerra hanno potuto ritrovare un briciolo di conforto e serenità.

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