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Bimba di nove anni tolta dall'affidamento: bufera sui servizi sociali

Dopo quasi sette anni di convivenza è stata improvvisamente allontanata senza spiegazioni dalla famiglia a cui era stata affidata e indirizzata ad una nuova struttura: rivolta di sacerdoti e attivisti di solidarietà sociale

E' avvolta nel mistero la decisione con cui i servizi socio-sanitari della Ulss2 hanno deciso, lo scorso ottobre, di allontanare una bambina di nove anni dalla famiglia a cui era stata affidata sette anni prima e che ora si è rivolta all'avvocato veneziano Roberta Bettiolo, che ha presentato una richiesta urgente alla Ulss per conoscere le ragioni del provvedimento preso, apparentemente, senza aver prima consultato il tribunale minorile.

Il legale della famiglia ha inoltrato una istanza urgente al giudice minorile "perché al momento - spiega - non abbiamo a disposizione nulla che giustifichi l'allontanamento della piccola, che è stata sradicata da quello che, negli ultimi sette anni, era stato  l'ambiente familiare in cui è cresciuta in una fase importante e delicata della vita". Le autorità sociosanitarie hanno fatto sapere che "la bambina aveva bisogno di una situazione diversa e la famiglia era stata comunque avvisata con ampio anticipo".

A quanto si è appreso nei confronti della famiglia affidataria, che vive nel vittoriese, non ci sarebbero state denunce per maltrattamenti o violenza sulla piccola, né segnalazioni di particolari problematiche ai servizi sociali. La bambina, che è stata portata via ad ottobre, si troverebbe ora presso un altro nucleo familiare. A reagire è stata anche la comunità che vive intorno ai genitori affidatari della piccola. Per tutti l'allontanamento della bambina è stato "uno strappo", una vera ingiustizia, tanto che sacerdoti, amici e conoscenti, vicini e tanti operatori delle associazioni impegnate nel settore della solidarietà sociale del territorio hanno preso a cuore il caso decidendo di scrivere un appello al Garante regionale dei diritti della persona.

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