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Pesci maltrattati e abbattuti per asfissia: inchiesta su un allevamento della Marca

Il titolare è stato denunciato dai carabinieri del nucleo forestale per i reati di maltrattamento ed uccisione di animali, gestione non idonea di acque reflue e violazione alle norme sul lavoro. Ad incastrare l'impresa è la testimonianza e i video di un ex dipendente che ha mobilitato l'associazione "Essere animali"

Maltrattamento ed uccisione di animali, gestione non idonea di acque reflue e violazione delle norme sul lavoro, per vari dipendenti risultati non in regola durante i controlli. Sono pesanti le accuse da cui è chiamato a difendersi il titolare di un allevamento di trote, storioni e anguille della provincia di Treviso, finito nella bufera dopo alcuni video diffusi dall'associazione animalista Essere Animali. Si tratta di immagini choc che mostrano presunte violenze e irregolarità: i filmati, girati da un ex dipendente, mostrano pratiche di abbattimento irregolari e veterinari che, secondo quanto dichiarato dal responsabile di produzione, avrebbero omesso di contestare alcune pratiche illecite e avviserebbero l’azienda prima di procedere con i controlli. Del caso si sono occupati i carabinieri del nucleo forestale di Treviso e di conseguenza la Procura che ha aperto un fascicolo d'inchiesta: l'indagine è tutt'ora in corso.

Un pesce ucciso con gli elettrodi

I video choc e i maltrattamenti

Le sofferenze e le violenze nei confronti degli animali documentate all’interno dell’allevamento sarebbero molteplici, a partire dalla fase di scarico fino a quella di abbattimento. I pesci vengono gettati direttamente dal serbatoio del camion alle vasche di stoccaggio senza l’utilizzo di scivoli o sistemi di pompaggio, ad altissima velocità e da un’altezza elevata: questo provoca non solo stress acuto, ma anche il rischio di gravi lesioni, tanto che sono stati addirittura osservati alcuni animali spezzati a metà. Durante le fasi di pescaggio, i pesci che cadono a terra vengono agganciati alla bocca con un ferro con estremità a uncino e scaraventati nei cestelli. Qui sbattono violentemente tra loro o contro le pareti in metallo, con gravi sofferenze, come testimonia la presenza di sangue sulla pelle degli animali, nell’acqua o per terra. In altri casi gli operatori utilizzano le mani o i piedi per afferrare o calciare gli animali. Il tasso di mortalità all’interno dell’allevamento è molto alto e molti animali presentano ferite profonde, infezioni, parassiti o sono addirittura privi di alcune parti del corpo. 

Nuova indagine sotto copertura mostra l’insostenibilità dell’allevamento intensivo di pesci from Essere Animali on Vimeo.

Gli abbattimenti sono particolarmente problematici: uno storione ancora cosciente viene sbattuto violentemente a terra da un operatore e in alcuni casi gli addetti posizionano i morsetti dei cavi elettrici direttamente sulle branchie degli animali, una parte del corpo particolarmente sensibile. Fatto ancora più grave, il responsabile di produzione spiega che circa l’80% delle trote allevate nello stabilimento non vengono stordite secondo le raccomandazioni della Commissione Europea tramite corrente elettrica, ma uccise per asfissia. Questa scelta è dettata dalla volontà di evitare la formazione di macchie di sangue sui filetti, cosa che si verifica quando i parametri elettrici impiegati non sono appropriati, con conseguenze negative sull’estetica e quindi sulla capacità di vendere la carne.  Anche nei casi in cui la corrente elettrica viene usata, le immagini mostrano l’utilizzo di pratiche inadeguate: gli animali sono tenuti fuori dall’acqua e questo ostacola la circolazione uniforme della scarica elettrica tra i pesci, rendendo così impossibile uno stordimento immediato e adeguato per tutti. Inoltre, non essendoci acqua nei contenitori, i pesci che si trovano in cima schiacciano con il loro peso quelli sottostanti. 

Secondo le affermazioni rese dal responsabile di produzione, i veterinari addetti alle ispezioni presso l’azienda sarebbero a conoscenza del mancato uso di corrente elettrica nelle fasi di abbattimento delle trote destinate a essere vendute come filetto. Come se non bastasse, l’azienda sarebbe avvertita anticipatamente dei controlli dell’Ulss 2 presso l’allevamento e il macello e agirebbe di conseguenza per evitare o nascondere eventuali irregolarità durante le ispezioni.

L'allevamento di trote finito nel mirino

Acquacoltura: «I controlli non garantiscono il rispetto delle norme»

Come afferma la stessa Associazione Piscicoltori Italiani (API), l’acquacoltura è uno dei settori per la produzione di proteine a più rapida crescita e l’UE è il quinto produttore ittico a livello mondiale. Questo significa che i consumatori italiani hanno molte più probabilità rispetto al passato di acquistare pesci allevati, piuttosto che pescati in mare aperto, e che addirittura possano orientarsi verso prodotti provenienti da “acquacoltura sostenibile”, un’etichetta sviluppata nel 2020 dal Ministero dell’agricoltura, API e dai produttori di molluschi (AMA), che tuttavia non presenta criteri chiari per eliminare le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti.  

«L’etichettatura “acquacoltura sostenibile” non garantisce che ciò che è stato documentato all’interno dell’allevamento ittico di cui oggi diffondiamo le immagini non avvenga, così come chiaramente i controlli non garantiscono il rispetto delle normative e delle buone pratiche» ha dichiarato Chiara Caprio, responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali «Questo perché né da parte delle indicazioni del Ministero della Salute né all’interno del disciplinare vi è l’obbligo di stordimento efficace prima dell’abbattimento, in modo da evitare dolore e sofferenze prolungate per gli animali. Animali che, ricordiamo, sono considerati esseri senzienti anche dalla World Organisation for Animal Health, l’organizzazione mondiale per la sanità animale. Per questo motivo Essere Animali ha lanciato la campagna “Etichettatura INsostenibile”, con la quale chiede che vengano integrati alcuni cambiamenti indispensabili per affrontare in maniera trasparente e chiara le criticità più rilevanti per questi animali e che il Ministero della Salute inizi a lavorare attivamente per la tutela del benessere dei pesci, perché il concetto di sostenibilità non può prescindere da quello di benessere animale».

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