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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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Ddl appalti, l’allarme dei sindacati: «Senza clausola sociale a rischio decine di migliaia di lavoratori»

Presidio della mattina di oggi, venerdì 22 aprile, in piazza Aldo Moro a Treviso. Filcams, Fisascat e Uiltucs scrivono alle Istituzioni del territorio: “Chiedete il ripristino della norma”

«Solo nel trevigiano sono decine di migliaia le lavoratrici e i lavoratori esposti al rischio continuo di licenziamento a causa del venir meno della clausola sociale, ovvero dell’obbligo per le ditte che subentrano nella gestione degli appalti di riassumere tutto il personale precedentemente impegnato». Lo denunciano i sindacati FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL che nelle prossime ore invieranno ai rappresentanti delle Istituzioni del territorio, dai parlamentari ai consiglieri regionali, provinciali e comunali un appello perché da ogni sede democratica si intervenga perché la Camera dei deputati ripristini l’obbligo di inserimento delle clausole sociali nei bandi.

«Il Ddl - precisano i segretari generali Alberto Irone (FILCAMS CGIL), Patrizia Manca (FISASCAT CISL) e Massimo Marchetti (UILTUCS UIL) - è il disegno di Legge che delega al Governo la stesura del nuovo Testo Unico in materia di Appalti Pubblici. Il corpo normativo in discussione introduce la facoltà, e non l’obbligo com’è oggi previsto, di inserire clausole sociali nei bandi di gara. Una indicazione che, se confermata avrà ricadute pesantissime per i cosiddetti lavoratori ‘deboli’, coloro che operano negli appalti di servizi ad alta intensità di manodopera, occupati in comparti essenziali come ospedali, strutture socio-sanitarie, scuole, ministeri, uffici pubblici».

«Con la scusa della semplificazione - puntano il dito i segretari generali - si depotenziano le regole a tutela del lavoro, una sorta di inammissibile liberalizzazione. Con l’eliminazione dell’obbligatorietà, infatti, si lascia la facoltà alle stazioni appaltanti di decidere l’inserimento o meno di questo importante strumento di tutela occupazionale del personale impiegato negli appalti. Se così fosse, a ogni successione di datore di lavoro i lavoratori per servizi in appalto potranno perdere irrimediabilmente la propria occupazione, aggiungendo disoccupazione a precarietà».

Le Sigle di categoria di CGIL, CISL e UIL unitariamente chiedono dunque a Parlamento e Governo di confermare e non cancellare l’obbligo di inserimento della clausola sociale negli appalti labour intensive. «Al fine di non ridurre le tutele presenti nell’attuale normativa e impedire che ogni cambio di appalto si trasformi in generale in una perdita per la collettività, la nostra richiesta - chiosano Irone, Manca e Marchetti - è che la Camera dimostri la giusta sensibilità verso le lavoratrici e i lavoratori e ripristini l’obbligo dell’inserimento delle clausole sociali nei bandi di gara da parte dei committenti, a tutela della continuità degli stessi servizi, delle retribuzioni e dell’occupazione di decine di migliaia di trevigiani impiegati in servizi essenziali per il settore socio-sanitario, assistenziale ed educativo».

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Di seguito la lettera invita ai rappresentanti delle Istituzioni.

Lettera alle Istituzioni: OBBLIGO CLAUSOLE SOCIALI NEL DDL APPALTI

Con questa lettera ci rivolgiamo a tutti i rappresentanti istituzionali del nostro territorio: Parlamentari, Consiglieri regionali, provinciali e comunali. Anche da Treviso esprimiamo profondo allarmismo per quanto avvenuto in Senato con l’approvazione del testo di Legge Delega sugli Appalti. Il Decreto ora sta seguendo l’iter e passerà all’esame della Camera dei Deputati. Siamo preoccupati perché il testo in oggetto contiene una grave e negativa modifica sulla disciplina del cambio appalto: nel testo approvato, infatti, si dispone la facoltà di inserire le clausole sociali nei bandi di gara, quando il Codice dei Contratti, oggi, ne prevede l'obbligo (art. 50). Questa modifica avrà ricadute pesantissime per un milione di lavoratrici e lavoratori che operano negli appalti di servizi ad alta intensità di manodopera.

Siamo dunque a chiedervi di intervenire per tutelare queste famiglie, questi lavoratori, che rischiano di subire un peggioramento notevole delle proprie condizioni economiche, già precarie e già frutto di un sistema iniquo e non dignitoso. Chiediamo a voi e alle istituzioni che rappresentate di dare un segnale forte di continuità verso l’obbligatorietà delle clausole sociali, serve un impegno in ogni sede per garantire che nei bandi di gara rimanga questa obbligatorietà, compresi i bandi degli enti che voi rappresentate. Questa scelta non è una mera revisione burocratica, ma è una scelta di difesa delle condizioni sociali di tantissimi lavoratori e lavoratrici, per lo più donne con contratti a part-time involontario e stipendi al di sotto della soglia di povertà.

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