Autovelox non omologato, annullata una multa in tangenziale a Treviso

Il Giudice di Pace dà ragione all'automobilista che aveva fatto ricorso: la validazione tecnica dell'apparecchio su dati forniti dal costruttore non è sufficiente. Si ipotizza il danno erariale per frode ai danni del Comune di Treviso

Un autovelox posizionato lungo la Tangenziale di Treviso

Una sanzione di 312 euro per aver raggiunto una velocità di 100 chilometri orari sulla Strada regionale n. 53 (la "Tangenziale Sud") in comune di Treviso, contro il limite di 90 km/h, annullata dal Giudice di Pace a causa della mancata omologazione dell'apparecchio fisso utilizzato per il rilievo dell'infrazione. E' il nuovo risultato in materia di opposizioni a violazioni del codice della strada ritenute contestate in modo illegittimo dallo studio legale trevigiano dell'Avvocato Fabio Capraro, con la consulenza tecnica del perito Giorgio Marcon, al quale l'automobilista sanzionato si era rivolto.


Il fatto risale al 18 giugno 2019, quando il presunto superamento del limite di velocità fu registrato da uno dei dispositivi in dotazione al Comune installati al margine della tangenziale in direzione di Paese, identificato dalla casa produttrice con il modello "Red & Speed Evo".
Si tratta, secondo le argomentazioni proposte dal legale e dal perito, e fatte proprie dal magistrato, di una apparecchiatura validata da una semplice determina dirigenziale di verifica prevista da un decreto del Ministero dei trasporti del 2017, rilasciata sulla base dei requisiti tecnici dichiarati dal costruttore.

Una certificazione però insufficiente, come ha riconosciuto il Giudice di Pace di Treviso, a garantire il corretto funzionamento e la corrispondenza dei risultati dell'autovelox alle norme nazionali ed internazionali secondo quanto previsto dall'art.117 della Carta costituzionale. Le amministrazioni che intendano utilizzare il "Red & Speed Evo", in sostanza, devono prima verificarne le corrette omologazione, calibratura e manutenzioni.

«Questa sentenza crea un precedente importante per tutti gli automobilisti italiani in quanto lo strumento di rilevamento trevigiano potrebbe avere le stesse caratteristiche di tanti altri autovelox sparsi lungo le strade del Paese – fa sapere l'Avvocato Fabio Capraro  -non sempre chi viene sanzionato ricorre al giudice anche a causa degli oneri che spesso superano la contravvenzione stessa. Riteniamo che si possa ipotizzare una class action in grado di abbattere i costi e fare in modo che tutte le contravvenzioni elevate con strumentazione non omologata vengano annullate». Nel caso specifico trevigiano, inoltre, potrebbe pure rintracciarsi l'ipotesi di un danno erariale per frode in pubbliche forniture patito dal Comune di Treviso.

Anche in questo caso, come avvenuto altre volte in passato, nella formulazione del ricorso per conto dell'automobilista lo studio legale trevigiano si è avvalso della consulenza del perito Giorgio Marcon. 

«Attualmente gli autovelox, in particolare il modello utilizzato dal Comune di Treviso – precisa  Marcon- hanno una semplice Determina Dirigenziale di verifica dei requisiti tecnici dichiarati dalla casa costruttrice. Tale Determina Dirigenziale non certifica la corretta funzionalità e la corrispondenza delle Norme Nazionali, Europee e Internazionali come previsto dall'art. 117 della Carta Costituzionale. La giurisprudenza consolidata pone a carico degli organi di Accertamento prima di utilizzare lo strumento, l'obbligo di verificare la corretta omologazione, calibratura, manutenzioni e le verifiche funzionali che non vanno confuse con l'autodiagnosi previsto nel Decreto Delrio 2017».

«Ci auguriamo nel frattempo- concludono l'Avvocato Capraro e il Perito Marcon- che il Comune di Treviso si attivi immediatamente a bloccare i suoi autovelox finchè non sarà accertata la sussistenza del Decreto Ministeriale di omologazione Pubblicato in Gazzetta Ufficiale».

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