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Violenza giovanile e baby gang: «Ogni saracinesca abbassata, aumenta il rischio, favorisce il degrado»

L'analisi di Dania Sartorato, presidente Unione provinciale Confcommercio

La cronaca di questi giorni sui “rischi del sabato”, riferita in particolare alle cosiddette baby gang che fluiscono a Treviso o in altri centri storici della nostra provincia, ha aperto un dibattito importante cui, come Confcommercio e rappresentanti delle imprese e degli operatori commerciali, non ci sottraiamo. Circa un anno fa, a seguito di alcuni episodi capitati a Conegliano ed in altri Comuni della provincia, abbiamo monitorato il fenomeno interrogando i nostri imprenditori che - vivendo ed operando nella città e nei vari comuni - di questi ne percepiscono i cambiamenti e le minime trasformazioni. Circa uno su due sentiva un senso di rischio e di insicurezza, sensazione maggiormente espressa dai pubblici esercizi, il settore più esposto ai rischi sociali. Come per ogni analisi, un conto è “il percepito”, un conto è la realtà: il senso di insicurezza o il timore dichiarato non coincidono necessariamente con la mappa reale dei fatti criminosi, ma ci aiutano a leggere i fenomeni in corso, consentendoci di creare risposte corrette e di Sistema sensibilizzando le Istituzioni.

Altre autorevoli analisi (ultima classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita) ci restituiscono una provincia di Treviso con il secondo indice di criminalità più basso d’Italia, collocandola al secondo posto come provincia più sicura a livello nazionale. Nella realtà, fino ad ora, sia a Treviso che in altri centri della provincia, i flussi assimilabili alle “baby gang”, sono stati intercettati, monitorati e contenuti da pronte risposte del Prefetto, dei Sindaci e delle Forze dell’Ordine. E se da una parte creano tanta eco e ci portano a concentrarci sulle paure del sabato pomeriggio, non ci stupiamo invece per gli studenti che si accoltellano a scuola davanti alla macchinetta delle merendine, per gli episodi di atti vandalici, risse, bullismo nelle scuole di ogni ordine e grado, per gli insulti, per i numeri elevati di dispersione scolastica.

Di fatto, la vera emergenza non è solo quella del sabato pomeriggio, ma un crescente disagio giovanile dai contorni multiformi che si esplica con dinamiche complesse e a volte violente, sicuramente amplificato dai social, che sfugge, almeno in parte, ai servizi, alle scuole, alle famiglie e ora anche alle imprese e agli operatori commerciali. Per questo, ogni intervento di repressione o contenimento non sarà mai né l’ultimo, né quello risolutivo. La complessità del disagio giovanile richiede proposte, percorsi, condivisioni, azioni di comunità. Come operatori del commercio, come protagonisti delle nostre città, possiamo dire che la prevenzione, passa sicuramente dai servizi, ma anche dalla salvaguardia delle città, dei centri storici ed urbani, dalla valorizzazione dei piccoli comuni.

Ogni saracinesca abbassata, aumenta il rischio, favorisce il degrado, penalizza la comunità tutta. A Treviso, in dieci anni, hanno chiuso 144 esercizi al dettaglio (dati Tagliacarne/ Confcommercio demografia di impresa), in provincia ed in tutta Italia calano al ritmo del -30% ogni dieci anni, privando la comunità di presìdi e servizi importanti. In dieci anni, in Italia, hanno chiuso i battenti circa 100 mila attività. Per questo motivo considero elemento prioritario di prevenzione il contrasto alla desertificazione commerciale, attraverso l’utilizzo di tutti i fondi disponibili e l’avvio di nuove e coraggiose progettualità. Come Confcommercio, siamo disponibili a fare la nostra parte. Una città vitale, con iniziative, eventi, cultura, negozi e locali aperti, è sinonimo di sicurezza, coesione sociale, qualità della vita. Questa è l’equazione vincente: l’elemento principe perché questa equazione dia un risultato positivo è il terziario di mercato.

Dania Sartorato, presidente Unione provinciale Confcommercio

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