Mercoledì, 12 Maggio 2021
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Bar della Provincia cambia gestione: «Otto lavoratrici lasciate a casa»

Martedì mattina, 4 maggio, la protesta davanti alla sede del Sant’Artemio. Fisascat Cisl di Treviso sul piede di guerra: le lavoratrici, tra cui una incinta, non sono più state richiamate

La protesta

Mobilitazione della Fisascat Cisl di Treviso nel quartier generale della Provincia all’ex Sant’Artemio. Martedì mattina, 4 maggio, sindacati e lavoratrici hanno manifestato contro il cambio di appalto del servizio di bar e mensa all'interno del Sant'Artemio.

Scaduto a fine aprile il contratto con la cooperativa bolognese Camst Soc, la Provincia ha proceduto con un affidamento diretto a tempo determinato (il servizio terminerà il prossimo 31 dicembre) all’azienda milanese Gemeaz Elior Spa, la quale però si è rifiutata di assumere otto lavoratrici, fra cui una in gravidanza. Lunedì mattina le lavoratrici si sono presentate al lavoro in via Cal di Breda, ma sono state rimandate a casa perché sostituite dai dipendenti dell’azienda affidataria dell’appalto. Questa mattina si sono ripresentate sul posto di lavoro manifestando il loro diritto a continuare a lavorare negli stessi servizi in cui sono impiegate da tempo. La protesta, davanti alla sede della Provincia, ha ricevuto la solidarietà di tanti dipendenti dell’ente e della Rsu, che in una nota auspica il rispetto delle normative e confida nella «consueta attenzione della Provincia al rispetto dei diritti di tutti i lavoratori».

«L’azienda a cui la Provincia ha affidato l’appalto - spiega Julia Minotto della Fisascat Cisl Belluno Treviso - è tenuta ad assumere le lavoratrici dell’appalto uscente alle stesse condizioni contrattuali vigenti al momento dell’assegnazione del servizio: lo prevede la procedura fissata dal contratto nazionale dei pubblici esercizi, così come chiaramente stabilito dalla clausola sociale volta a garantire la stabilità occupazionale dei lavoratori nei cambi di appalto».L’azienda giustifica il proprio atteggiamento nascondendosi dietro il fatto che si tratta di un affidamento diretto e non di un subentro, ma per la Fisascat le cose stanno diversamente: «l’affidamento diretto non è un motivo per non assumere il personale che garantisce il servizio appaltato» spiega Minotto che ha inoltrato all’Ispettorato del Lavoro di Treviso una richiesta di convocazione delle due ditte coinvolte e del presidente Stefano Marcon.

«Questa vicenda fa emergere ancora una volta - sottolinea la segretaria generale della Fisascat territoriale, Patrizia Manca - in primo luogo il tentativo da parte di alcune aziende di avventurarsi nella gestione di alcuni servizi ignorando diritti dei lavoratori assolutamente chiari. A poco vale sapere se ciò sia fatto con la consapevolezza di violare disposizioni di legge e di contratto (tanto sono solo 8 persone, chi mai si interesserà di loro) oppure, cosa non meno grave, per mancanza di conoscenza di norme basilari del diritto. In secondo luogo, viene ancora evidenziata la difficoltà in cui si trovano a operare le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative e delle aziende assegnatarie di appalti pubblici nella ristorazione collettiva, nel commercio e nel turismo, così come nel pulimento e nei multiservizi. È nostro dovere non consentire che le regole in materia di cambio d’appalto vengano violate, e che il ricorso sempre più massiccio da parte delle pubbliche amministrazioni agli appalti per l’erogazione di servizi impoverisca ancora i lavoratori, indebolendo i loro diritti e abbassando i loro salari».

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