Fipe-Confcommercio: scatta la rivolta dei buoni pasto

Da domani, in provincia di Treviso, bar e vetrine con la locandina “I buoni pasto potrebbero non essere più buoni”

Dei buoni pasto

Il sistema dei buoni pasto è distorto e vessatorio: alimentaristi, baristi, ristoratori ed esercenti si trovano costretti ad accettare sconti imposti che sfiorano il 20%, costi aggiuntivi di commissione e ritardo nei pagamenti. Per ogni 10 euro spesi, l’esercente ha un rimborso di 8 ed anche con ritardo. A fine anno la somma delle transazioni diventa un danno insostenibile per la piccola impresa. «La questione è cruciale ed ormai è diventata inaccettabile -spiega la presidente di Fipe- Confcommercio della Provincia di Treviso Dania Sartorato- persiste da anni in tutto il territorio ed ha già visto la nostra categoria impegnarsi sia a livello locale che nazionale in proteste diffuse e cause legali a Consip per scarsa vigilanza e danni procurati alle piccole imprese». A livello nazionale, la rivolta ha aggregato nei giorni scorsi tutte le sigle sindacali interessate, un fatto storico per questo mondo, e per la prima volta, la locandina di denuncia è frutto di un’azione congiunta cui aderiscono  FIPE, Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad, FIEPet Confesercenti e FIDA unite una battaglia che da oggi, anche nel territorio trevigiano, vedrà esposte le locandine nei locali, negozi e pubblici esercizi.

Scendendo nel dettaglio, i “piccoli” hanno ragione da vendere: si parte dagli sconti applicati nelle gare ad evidenza pubblica (nella Gara Consip 8 hanno raggiunto un livello medio di troppo vicino al 20%), la Consip non vigila sul rispetto delle condizioni contrattuali da parte delle società emettitrici, c’è inoltre un aggravio dei costi per la gestione del buono pasto elettronico per la mancanza di un sistema di codifica unica (e quindi di un unico POS), senza contare che i contratti di convenzionamento sono complessi e con clausole vessatorie poco trasparenti. Ed il danno da ritardo nei pagamenti comporta un aggravio di costi a carico degli esercenti stimato attorno al 2%.

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«Per questi motivi -conclude Dania Sartorato- abbiamo deciso di inviare la locandina di protesta a tutti i nostri colleghi della provincia con l’obiettivo non solo di farci sentire, ma di sensibilizzare anche i consumatori sulla necessità di cambiare un sistema iniquo di cui spesso non sono a conoscenza». Sulla stessa linea anche il presidente del Gruppo Unico Alimentare di Confcommercio Riccardo Zanchetta. In provincia, molti esercenti hanno già rinunciato ad accettare i buoni pasto. A Vittorio Veneto, il consigliere Pierpaolo D’Agostin ha rinunciato da anni, ritenendo il sistema troppo vessatorio.

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