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Domenica, 3 Luglio 2022
Attualità

Buoni pasto: «Creiamo una piattaforma digitale del territorio»

La provocatoria proposta del segretario della Filcams Cgil per la tutela della categoria dei lavoratori del commercio e dei servizi

«Il buono pasto è un benefit utile per i lavoratori che deve essere garantito e gestito con correttezza delle regole dagli esercenti; se le commissioni sui ticket fissate dalle aziende sono troppo care, usiamo piattaforme digitali innovative e costruiamole territorialmente senza gravare su lavoratori ed esercenti». Provocatoria la proposta lanciata dal segretario generale della Filcams Cgil di Treviso, Alberto Irone, che punta a conciliare l’esigenza di contenere i costi in capo ai locali e ristoranti e, nel rispetto delle regole e della tracciabilità delle operazioni di acquisto, quella dei lavoratori che utilizzano lo strumento del buono pasto senza limitazioni.

La riflessione del vertice della categoria della CGIL trevigiana dei lavoratori del commercio e dei servizi nasce dopo l’ondata polemica della scorsa settimana. «I ristoratori devono essere messi nelle condizioni di stare dentro il mercato dei buoni pasto senza rimetterci e senza che privino di questo servizio i lavoratori trevigiani – afferma Alberto Irone –. Non possiamo però stare fermi al buono cartaceo, dobbiamo cogliere le opportunità derivanti dal digitale e così rispettare le regole. Infatti, i ristoratori devono farsi partner della filiera commerciale, che per loro è anche elemento di fidelizzazione della clientela. Se le società di gestione dei buoni pasto non abbassano la commissione, permettendo un corretto incontro tra domanda e offerta, allora perché non pensare a costruire una piattaforma del territorio -si domanda il segretario generale della Filcams Cgil- Uno strumento innovativo che non prescinda dall’aspetto regolamentare posto dal ticket elettronico».

«Chiediamo agli attori del territorio di trovarci attorno a un tavolo per verificare questa opportunità -conclude Irone- i lavoratori non possono aspettare perché una parte della loro capacità di spesa complessiva è data proprio dalla possibilità di usufruire del benefit del buono pasto».

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