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Mercoledì, 8 Dicembre 2021

L'appello ai giovani: «No ad estremismi e negazionismi di ogni tipo»

Commemorazione alla caserma "Cadorin" di Treviso, ex campo di concentramento di Monigo, in occasione del giorno della memoria, con il Prefetto Maria Rosaria Laganà e il sindaco Mario Conte

«Abbiamo voluto celebrare la Giornata della Memoria di fronte alla lapide che ricorda il dramma degli internati nella Caserma Cadorin, divenuta campo di concentramento fra il 1942 e il 1945 -ha detto nel suo discorso il sindaco di Treviso, Mario Conte- Essere qui, oggi, è un dovere. Fa parte del nostro impegno civile riunirci e commemorare di fronte alle mura che, per centinaia di persone, furono il confine (reso labilissimo dagli accadimenti di quegli anni) fra una libertà ingiustamente negata e la morte. Attraverso queste cerimonie siamo chiamati a trasmettere soprattutto ai giovani una nuova coscienza affinché non si lascino mai suggestionare dagli estremismi e dai negazionismi di ogni tipo. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi ad esercitare e ad allenare quotidianamente l’umanità, intesa come quel vivido sentimento di vicinanza, solidarietà e comprensione del prossimo. L’umanità va alimentata di giorno in giorno attraverso lo studio, l’approfondimento, la partecipazione e il volontariato. Attraverso lo sviluppo, costante e intimo, di una propria coscienza fondata sull’ascolto e sul confronto, sull’obiettività e la fedeltà ai propri principi. Solo così potranno restare immuni da ideologie distorte e fanatismi. Per essere “integri” e mai “integralisti”. Ma questa Giornata deve essere un invito a non ignorare mai le grida di aiuto, a non abbassare mai la testa di fronte alle ingiustizie e alle persecuzioni, fisiche, psicologiche o morali che siano. Luis Sepulveda, venuto a mancare nel 2020 a causa del Covid-19, scrisse in una sua celebre opera: “In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori qualcuno aveva inciso con l'aiuto di un coltello o di un chiodo la più drammatica delle proteste: «Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia”. In tutto il mondo, oggi, non solo si deve raccontare quella storia ma fare sì che non vengano mai meno la sensibilità, l’attenzione ma soprattutto il rifiuto verso ogni tipo di prevaricazione, prepotenza e segregazione».

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