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Il Totila d’oro al professor Calò sarebbe una bella pagina per la città

La lettera aperta di Luigi Calesso, di Coalizione Civica

Il Regolamento per la concessione delle civiche benemerenze della Città di Treviso all’art. 2 recita: “Il Comune di Treviso addita alla pubblica estimazione e quindi premia l’attività di coloro che…  con iniziative di carattere sociale… abbiano in qualsiasi modo giovato a Treviso, rendendone più alto il prestigio attraverso la loro personale virtù…”. All’art. 4 che regola la concessione del Totila d’oro si legge testualmente: “E’ concessa dal sindaco della città, sentita la conferenza dei presidenti di gruppo e accogliendo proposte e suggerimenti del consiglio comunale e dei cittadini, a personaggi, enti, società ed istituzioni che con la loro attività e con la loro opera illustrano ed onorano la città di Treviso”.

Al di là del lessico un po’ datato del regolamento, mi pare chiaro che il prof. Antonio Silvio Calò sia sicuramente tra coloro che meritano la concessione del Totila d’oro, per la sua nota iniziativa di accoglienza di sei profughi nella propria abitazione e nella propria famiglia e per il risalto positivo che questa scelta ha avuto a livello nazionale e internazionale e per la positiva notorietà che ha portato alla nostra città, in tempi non lontanissimi nota per comportamenti di segno diametralmente opposto. Il “modello” di accoglienza praticato dal prof. Calò è esattamente il contrario di quello sfruttamento di risorse pubbliche (o degli stessi richiedenti asilo) che troppe volte ha caratterizzato altri soggetti che hanno operato in questo ambito con una logica puramente economica in alcuni casi, criminale in altri.

Non solo, il prof. Calò lavora perché il suo “modello” venga replicato in Italia e in Europa per arrivare ad una accoglienza diffusa, che si inserisce nel tessuto sociale e che contribuisce alla crescita di quello economico. Non a caso il prof. Calò è stato insignito dal Presidente della Repubblica dell’onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana "per l'esempio di civiltà e generosità che ha fornito aprendo la sua casa a sei giovani profughi giunti a Treviso dopo essere sbarcati a Lampedusa” e riceve in questi giorni a Bruxelles il premio come Cittadino europeo dell’anno 2018. Accanto a questi riconoscimenti penso non possa mancare al prof. Calò quello della Città di Treviso e, quindi, sulla base di quanto previsto dal regolamento che ho citato, propongo la sua candidatura per il Totila d’oro.

Proprio nei giorni in cui riceve un duro attacco un altro protagonista delle pratiche “non economiche” di accoglienza dei richiedenti asilo, il Sindaco di Riace Mimmo Lucano, credo sia importante che la Città di Treviso dia pubblico rinascimento dei meriti di chi, nel nostro territorio, ha scelto di costruire un progetto che mette al centro le persone, il loro futuro, la loro integrazione. Chiedo ai tanti cittadini e alle numerose associazioni che apprezzano il lavoro del prof. Calò e ne condividono le ragioni e gli obiettivi di far sentire la loro voce a favore della concessione della benemerenza e ai consiglieri comunali che sono d’accordo di segnalarla a loro volta al Sindaco attraverso i presidenti di gruppo che sono chiamati a concorrere alla scelta delle persone da insignire del Totila d’oro. Il Totila d’oro al prof. Calò sarebbe una bella pagina per la nostra città e la legherebbe idealmente alle istituzioni nazionali ed europee che già hanno riconosciuto l’importanza dell’operato di un trevigiano.

Gigi Calesso

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