Mercoledì, 17 Luglio 2024

Sovraffollamento del carcere di Santa Bona: «Capienza di 140, ne ospitiamo 200»

Il punto della situazione del direttore della casa circondariale trevigiana, a margine della consegna, a 14 detenuti, degli attestati di fine corso professionale dei corsi di saldatura e alfabetizzazione informatica. Alla cerimonia ha preso parte anche il Vescovo di Treviso, Monsignor Michele Tomasi

Monsignor Michele Tomasi, Vescovo di Treviso, nella Casa Circondariale di Santa Bona per partecipare alla consegna degli attestati spendibili professionalmente che alcuni detenuti hanno conquistato al termine di due corsi di formazione. Si conclude così il primo atto del progetto Oltre le sbarre, che ha realizzato un corso di alfabetizzazione digitale di 30 ore (iniziato il 30 marzo e che si concluderà l’11 maggio) e uno di saldatura di 28 ore (iniziato il 15 aprile e che si concluderà all’inizio di giugno) per i detenuti. Si tratta di un’iniziativa realizzata dalla Fondazione Opera Monte Grappa con la collaborazione di Caritas di Treviso, Vicariato di Asolo, Fondazione Erasmo Pilla Onlus e Alternativa Ambiente cooperativa sociale con il fondamentale sostegno economico sostegno della BCC Pordenonese e Monsile, che ne ha riconosciuto il grande valore nel segno dell’attenzione che l’Istituto presta alle necessità della comunità. I corsi hanno coinvolto inizialmente 14 persone selezionate dagli educatori della Casa Circondariale e si sono svolti nel polo occupazionale di Alternativa Ambiente che l’ha attrezzato per l’occasione.

La Scuola Professionale di Fonte della Fondazione Opera Monte Grappa ha messo a disposizione docenti, computer e saldatrici per lo svolgimento dei corsi, donando anche al carcere i computer e una saldatrice, auspicando così lo svolgimento di successivi corsi. L’accompagnamento e monitoraggio dell’apprendimento e delle aspettative dei corsisti è stato realizzato dagli operatori di Alternativa Ambiente assieme agli educatori della Casa Circondariale.

«Il progetto Oltre le Sbarre», spiega don Paolo Magoga, presidente della Fondazione Opera Monte Grappa «nasce da un incontro del 2019 tra sacerdoti del vicariato di Asolo, il cappellano del carcere, don Piero Zardo, e il direttore dello stesso, Alberto Quagliotto. Incontro dal quale è nato il desiderio comune di realizzare insieme alcune iniziative concrete come questi corsi professionali. Inoltre, dialogando con volontari Caritas e sacerdoti è emersa la possibilità di realizzare altre iniziative. Come, ad esempio, creare in Vicariato un ambiente per l'accoglienza dei detenuti che usufruiscono di brevi permessi premio, così da poter incontrare amici e familiari. Una progettualità comune che è quindi appena cominciata, e che anche già offerto la possibilità ad alcuni detenuti di partecipare ad una mostra d'arte solidale allestita durante il periodo pasquale nella Scuola Professionale di Fonte, accanto alle opere di scultori e pittori del territorio».

Una delle premiazioni

Le opere sono ora parzialmente esposte nel corridoio della casa circondariale: un tocco d’arte e di colore tra uffici e parlatori, ma anche un riconoscimento agli autori che le hanno realizzate nell’ambito dei percorsi educativi realizzati dal carcere stesso. «Dal 1990 realizziamo con la Casa Circondariale di Treviso progetti volti a creare opportunità di lavoro e di socialità per i detenuti» spiega Marco Toffoli, presidente di Alternativa Ambiente. «Questa nostra lunga esperienza, che ci ha anche portato ad allestire un vero e proprio polo occupazionale per i detenuti, dove sono regolarmente assunti e lavorano per importanti aziende del territorio che ci affidano le loro commesse di montaggi e assemblaggi anche complessi. Ed anche a ritenere che ogni esperienza professionalizzante sia fondamentale per evitare la ricaduta nella criminalità di chi esce dal carcere. Non potevamo, quindi, che accogliere con entusiasmo l’invito a selezionare, assieme agli educatori del carcere, i detenuti idonei a frequentare questi corsi e a creare le condizioni per farli partire velocemente nei locali già adibiti ai laboratori gestiti da Alternativa Ambiente. Grazie ad un’esperienza carceraria non solo punitiva ma anche formativa, numerosi ex detenuti lavorano quotidianamente nella nostra cooperativa lontani dalle devianze, trovando spesso anche accoglienza nella nostra Casa-Famiglia di Lancenigo per muovere i primi passi della loro nuova vita dopo la detenzione».

Intanto la situazione della casa circondariale, finita la scorsa settimana nuovamente agli onori della cronaca per il suicidio di un detenuto, resta sempre critica. «La situazione vede sempre un indice di sovraffollamento significativo ma non sicuramente come gli anni scorsi» spiega il direttore, Alberto Quagliotto «i provvedimenti deflattivi sulle carcerazioni hanno avuto il loro effetto. A fronte di una capienza di 140 persone ne ospitiamo 190-200 circa, a seconda del periodo, tenuto conto che c'è molto turnover, per cui c'è un range di flessibilità. Possiamo dire che siamo in sofferenza di una cinquantina di unità ma confrontati con i dati di 15 anni fa, quando siamo arrivati anche a 250-270 ma anche picchi di 300 persone».

La cerimonia conclude un importante percorso

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