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Carcere di Santa Bona: in organico su 187 poliziotti penitenziari ce ne sono 133

L’ira del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «Servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario». La segretaria generale della FP Cgil di Treviso (VIDEO), Marta Casarin mette in luce tre delle principali problematiche della casa circondariale trevigiana

Una giornata da dimenticare, di fuoco e di rabbia. Dopo il grave incendio provocato da un detenuto ospite del carcere di Santa Bona a Treviso e l’aggressione a due Agenti, l’ira del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria è rivolta a tutti coloro che non hanno raccolto, in questi mesi, i reiterati allarmi dei rappresentanti sindacali dei Baschi Azzurri. «Le fiamme ed il denso fumo propagato potevano essere letali» ricostruisce e denuncia Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime vicinanza e solidarietà ai poliziotti di Treviso. «I poliziotti sono stati tempestivi ad intervenire, provvedendo alla provvidenziale uscita di tutti i detenuti dalle celle per condurli in luoghi più sicuri della struttura. Ma io credo sia grave che, in tutti questi, siano stati sottovalutati i nostri gridi d’allarme». Per Capece «servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere: certo non indulti o amnistie. Espellere gli stranieri detenuti in Italia, per fare scontare loro la pena nelle carceri dei Paesi di origine, potrebbe già essere una soluzione, come anche prevedere la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. La Polizia Penitenziaria è veramente stanca di subire quotidianamente gratuite violenze per l'incapacità di una Amministrazione che non riesce ad intercedere ai livelli politici competenti, anch'essi sicuramente non esenti da gravi responsabilità».

Impietosa la denuncia di Capece, che esprime solidarietà ed ha parole di apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati dai poliziotti penitenziari di Treviso: «Tutti i giorni i poliziotti penitenziari devono fare i conti con le criticità e le problematiche che rendono sempre più difficoltoso lavorare nella prima linea delle sezioni delle detentive delle carceri, per adulti e minori. Mi riferisco alla necessità di nuove assunzioni nel Corpo di polizia penitenziaria, corsi di formazione e aggiornamento professionale, nuovi strumenti di operatività come il taser, kit anti-aggressioni, guanti antitaglio, telecamere portatili, promessi da mesi dai vertici ministeriali ma di cui non c’è traccia alcuna in periferia».

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