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Giovedì, 25 Aprile 2024

Monte di pietà, 32 quadri "contesi" tra Fondazione Cassamarca e Unicredit

A fine 2022 scadrà il contatto di locazione e l'istituto di credito abbandonerà il compendio, ceduto nel 2004 a Fondazione per oltre 5 milioni di euro. Sulla proprietà delle opere rischia di aprirsi un contenzioso per ora a colpi di diffide. Il presidente Luigi Garofalo: «E' un immobile che deve tornare ad essere friubile dai cittadini»

Trentadue quadri (il più antico risale al 1478 ed è firmato da Girolamo da Treviso) presenti nella Cappella dei Rettori (foto qui in basso), all'interno del Monte di Pietà, immobile di epoca medievale nel centro storico di Treviso, sono al centro di una contesa tra Fondazione Cassamarca e Unicredit. La prima, il 22 dicembre 2004 acquisì il compendio dall'istituto di credito per oltre 5 milioni e 140mila euro, lasciandolo poi in locazione allo stesso. A fine 2022 il contratto di affitto, per volontà di Fondazione, scadrà e non verrà rinnovato. Che ne sarà delle opere presenti? Secondo Luigi Garofalo, presidente di Fondazione Cassamarca, non ci sono dubbi sulla loro proprietà: una clausola del contratto di compravendita prevede infatti che l'aquisizione comprendesse tutte le pertinenze, opere d'arte comprese. Ma su questo aspetto Unicredit non sarebbe d'accordo e avrebbe già diffidato lo stesso presidente che ha più volte richiesto la documentazione che ne certifichi l'eventuale proprietà dell'istituto di credito. Allo stesso Garofalo non sarebbe stato concesso dal locatario l'accesso per verificare se i quadri siano presenti o meno nella cappella. «Uno dei nostri obiettivi è rendere fruibile dal pubblico, e non solo trevigiano gli immobili»: ha annunciato Garofalo, spiegando che le opere non rientrano nel patrimonio di Fondazione.

Intanto, dopo aver sanato una situazione debitoria che ammontava a 190 milioni di euro (è datata il 22 dicembre dello scorso anno l'estinzione tombale di ogni debito), Cassamarca finalmente tornerà nei prossimi mesi a distribuire dividendi, con un attivo di un milione di euro. Nessuno dei 35 dipendenti è in cassa integrazione (gli ultimi sei lavoratori in questa situazione sono rientrati dalla cig covid) e l'auspicio è quello di tornare ad assumere, soprattutto nella fascia 20-35 anni. Il presidente Garofalo ha poi snocciolato altre novità che andranno a realizzarsi nei prossimi mesi: gli spazi del primo piano dell'immobile di via Tolpada, così come un'area di villa Ca' Zenobio a Santa Bona, saranno dedicate all'esposizione di mostre di artisti (potranno anche eventualmente vendere le proprie opere), l'ex negozio di vendita tabacchi adiacente a Ca' de Carraresi diventerà area espositiva per vini e libri. A Ca' Zenobio sarà realizzata, con la collaborazione del giornalista Prando Prandi, una galleria dello sport trevigiano (un intero piano dell'edificio dedicato): comprenderà soprattutto video dedicati alle vicende sportive della Marca. E ancora il "Caffè letterario", in piazza Umanesimo latino, sarà gestito in proprio da Fondazione.

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Nel pomeriggio Cassamarca ha pubblicato il seguente comunicato: Nella giornata odierna il Presidente della Fondazione Cassamarca ha incontrato i giornalisti per sottolineare l’auspicio che il Monte di Pietà di Treviso possa essere presto fruibile da tutta la collettività con tutti i quadri che lo adornano da secoli. Il compendio immobiliare, sede del Monte di Pietà di Treviso dal 1496, e attualmente affittato a Unicredit, sarà libero alla fine dell’anno, ma già prima di quella scadenza il Presidente della Fondazione Cassamarca prof. Luigi Garofalo auspica che “con la più viva e cordiale collaborazione con i vertici di Unicredit e in particolare con il suo amministratore delegato dott. Orcel, si possa far sì che questo importante bene sia fruibile da tutta la collettività. Esso custodisce, infatti, tesori artistici che da soli meritano una visita a Treviso: dalla Cappella dei Rettori, che il New York Times ha definito il più bel monte dei pegni del mondo, con i suoi affreschi cinquecenteschi e i cuoi finemente lavorati, alla quadreria che si è venuta a formare da fine Quattrocento all’Ottocento. Opere importanti che vengono descritte in molti volumi d’arte, tra i quali “Il Monte di Pietà di Treviso. Cinque secoli di storia” di Ivano Sartor”.

La futura apertura al pubblico del preziosissimo Monte di Pietà? Per Ascom è un regalo che Fondazione Cassamarca fa alla città e alla comunità tutta, oltre che un’iniezione di ossigeno per il turismo della città d’arte che in questi due anni è stato praticamente azzerato. «A Fondazione Cassamarca e al suo Presidente Garofalo - dichiara il Presidente di Ascom-Confcommercio Treviso Federico Capraro-  va il nostro plauso convinto, a nome delle imprese del commercio, del turismo e dei pubblici esercizi della città. Il Monte di Pietà arricchirebbe la rete dei musei civici, nazionali e privati e segnerebbe un passo avanti nel concetto di città d’arte intesa come museo diffuso. Inevitabile pensare ad un biglietto unico che metta in rete le varie sedi museali e che attragga visitatori e turisti, con vantaggi evidenti per la comunità economica e la città tutta. Treviso, con questa novità, avrebbe tutti i numeri per entrare a testa alta nel circuito europeo delle piccole città d’arte e per avviarsi sulla strada della ripresa turistica che si paleserà soprattutto nel 2023».

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