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De Nardi si candida a sindaco: «Va cambiato il modo di fare politica»

L'imprenditore trevigiano, titolare della Aton di Villorba, ha sciolto in mattinata le ultime riserve: da lunedì agenda fittissima di incontri per iniziare a stendere il programma con cui tenterà di scalzare Mario Conte e prendersi Ca' Sugana. Lo stadio Tenni? «Un esempio di immobilismo, è archeologia sportiva»

Determinato sì ma certamente non scaramantico. Ha scelto oggi, un venerdì 13, per sciogliere le ultime riserve e presentarsi come candidato sindaco di Treviso per il centrosinistra in vista delle prossime elezioni comunali. Giorgio De Nardi, imprenditore di 62 anni (è titolare della Aton di Villorba), padre di quattro figli, scenderà in campo da civico per sfidare l'attuale primo cittadino, Mario Conte, che gode di un consenso amplissimo e proprio in mattinata ha detto, alludendo forse alle mosse del suo avversario, che si dedicherà poco alla campagna elettorale ma più ai progetti concreti. De Nardi, invece, da lunedì dovrà mettere a punto il suo programma per Treviso; l'agenda è già molto fitta di incontri ma su alcuni punti l'imprenditore ha già le idee chiare.

Qual'è stata la motivazione, dopo alcuni tentennamenti, che ha portato alla decisione di candidarsi?
«Rendermi utile, portare all'interesse collettivo l'esperienza che ho maturato in tutti questi anno che ho fatto l'imprenditore e manager, quindi iniziare a restituire quello che la vita mi ha dato e questo è il primo motivo. Poi c'è il desiderio di cambiare un pò il modo di fare politica perchè per me la classe politica italiana è davvero molto di più basso livello rispetto a quello che potrebbe essere. Molti se ne stanno lontani e sono più preoccupati dalla politiche che non attirati e questo è un vero peccato perchè la politica è estremamente importante. Quando è caduto il governo Draghi davvero sono ancora qui che mi chiedo come hanno fatto: è stata una follia pura per me».

Cosa va cambiato nel fare politica a Treviso?
«Io sono un candidato civico al 100%, non mi riconosco nei partiti e nello schieramento parlamentare, nella destra o nella sinistra, perchè trovo che non c'entra niente con l'amministrazione di un Comune. I valori che io voglio portare e incarno e propongo alla cittadinanza sono dei valori moderati, sono universali: sono europeista, sono per l'apertura e la tutela dei diritti e il rispetto dei doveri. Tutte le persone devono avere gli stessi diritti e rispettare gli stessi doveri quindi: che ci sia una serie di partiti, movimenti o organizzazioni che si riferiscono più alla parte sinistra del parlamento ok, però per me se arrivano dei cittadini che la pensano piùrispetto alla destra, se riconoscono i valori che io rappresento e propongo sono felice di lavorarci insieme».

Il mandato di Manildo, il primo di centrosinistra in città, è finito con una sonora bocciatura alle urne. Che errori non sono da ripetere?
«Preferisco vedere da un punto di vista più alto e di più lungo periodo la vita della città: vivo a Treviso da oltre 50 anni e la città è cambiata pochissimo in questi cinquant'anni. Credo che il mondo sia cambiato molto di più rispetto a quanto sia cambiata Treviso: quello che serve è un bel colpo d'ala per schiodarsi dal fatto di essere fermi e non avere il coraggio di dare alla città una dimensione più moderna, più nordeuropea come obiettivo perchè sta crescendo il traffico, sta crescendo l'inquinamento, stanno crescendo le ore che passiamo in macchina. Ci stiamo ammorbando di una città che è invasa da inquinamento, macchine e traffico e stiamo qui a ragionare sui panevin. Io non credo che la partita sia sul ragionare se panevin si o panevin no. Conte ha fatto bene a dire no, l'avrei fatto anch'io ma mi aspetto altro ecco. Io sono qui per quello che va aggiunto rispetto a quello che è stato fatto dal dopoguerra, in tutti questi anni».

Al centro del programma, oltre alla pedonalizzazione, c'è anche la viabilità cittadina. Come intervenire?
«Vorrei restituire la città agli abitanti e non alle auto, questo è il principio base quindi vorrei che le mura fossero un punto di unione con i quartieri e non un punto di separazione perchè oggi il put taglia davvero in due la città tra quella che è dentro e quella che è fuori. Serve lavorare sulla dimensione dei trasporti pubblici che non possono essere degli autobus enormi, inquinandi che passano una volta ogni venti minuti o mezz'ora ma devono essere dei trasporti molto più presenti, efficaci, efficenti, più veloci, nel senso di frequenza. Più friubili insomma e che devono permettere di collegare veramente bene le zone che non sono al centro della città. Insieme va creato un sistema di parcheggi che in modo radiante possa consentire un parcheggio sicuro e facile e collegato alla città e con la restituzione degli spazi al verde. Non solo togliere le macchine ma al posto dei parcheggi introdurre molto verde che consente di calmierare la temperatura, che consenta di creare dell'ombra, rendere più respirabile l'aria e più fruibile la città. Con tutto quello che ci va attorno: piste cicplopedonali, illuminazione fatta bene».

Da ex calciatore anche del Treviso calcio che futuro immagina per lo stadio Tenni?
«Questo è un perfetto esempio dell'immobilismo, inchiodato al "si è sempre fatto così e rimane così". Il Tenni secondo me è un'opera di archeologia sportiva, a mio modesto avviso è giusto che rimanga come ricordo di cosa è stato quella zona però andrebbe riqualificata in modo completamente diverso come proposto dall'associazione commercianti, creando dei parchi aperti a tutta la cittadinanza. Parco giochi con del verde e la possibiltà di ospitare famiglie, ragazzi, sette giorni su sette, 365 giorni l'anno rispetto alle venti partite che fanno in un anno con pochi tifosi che vanno vedere la partita perchè il livello è l'Eccellenza. E comunque nel salire di categoria il problema sarebbe ancora maggiore: io abitavo proprio lì e quando il Treviso era in serie A si bloccava la città. Un problema di sicurezza, di traffico e di ogni genere e quindi io non lo vedo lì lo stadio. Lo vedo salvaguardato come archeologia sportiva ma creare un parcheggio lì e dei servizi verdi per la comunità, per poter creare un parco giochi per i bambini o per far passeggiare gli anziani. E se qualcuno si oppone va messo sul piatto della bilancia quanti sono i favorevoli e quanti sono quelli che si oppongono: il bene comune si fa così. Chiaramente vanno rispettati anche gli interessi dei tifosi, la squadra, eccetera. Sono quarant'anni che mi occupo di innovazione e cambiamento e la gestione del cambiamento è un aspetto estremamente importante, va curato bene. Non si può strappare nelle decisioni ma bisogna concertarle, trovare delle soluzioni intelligenti per cui nel tempo si riesce a fare le cose che servono per la cittadinanza. Ci sarà sempre qualcuno che protesta perchè perde qualcosa, era più facile parcheggiare la macchina vicino a casa e andare allo stadio a piedi».

Da lunedì si parte
«Incontrerò chi deciderà di sostenermi, contribuiranno nella definizione di dove dobbiamo portare la città fondamentalmente perché è importante decidere questo. Poi le decisioni operative o tattiche vanno in funzione di cosa si vuol fare perché discutere vent'anni sul park Vittoria si fa o non si fa non ha nessun senso perché non c'è una bussola, non c'è una stella polare da seguire che orienti le decisioni. Se la città deve essere una città verde, una città che si libera progressivamente dalle macchine, io non posso portare delle auto scavando in pieno centro dove probabilmente troverò dei resti archeologici che fermeranno i lavori».

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