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Le coop sociali bellunesi e trevigiane incontrano il presidente nazionale di federsolidarietà

La cooperazione sociale trevigiana e bellunese fa il punto sulle sfide che caratterizzeranno il prossimo quinquennio con Stefano Granata e presenta in anteprima i dati di un settore complesso ed essenziale per il welfare territoriale: “Il problema centrale oggi è reperire figure professionali qualificate, questo ci pone in difficoltà nel dare continuità nei servizi da un lato e, dall’altro, a garantire la dimensione del “prendersi cura””, spiega Luca Sartorato, presidente di Federsolidarietà Belluno e Treviso, associazione che rappresenta quasi 7000 impiegati tra soci e addetti, 203 milioni di fatturato anno e oltre 30.000 persone assistite. Granata: “La battaglia delle battaglie si gioca in queste settimane, con il Codice degli Appalti, se riuscissimo a far inserire il potenziamento dell’azione formativa e il riconoscimento del valore dei servizi, scardinando la logica del ribasso continuo, potremmo essere ad una svolta”.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Si è tenuto venerdì 20 gennaio all’Hotel Maggior Consiglio di Treviso l’incontro delle cooperative sociali di Belluno e Treviso associate a Confcooperative Belluno e Treviso con il presidente di Federsolidarietà Nazionale, Stefano Granata. L’evento è stato occasione per fare il punto sullo stato di salute delle imprese del territorio e per confrontarsi sull’attualità del modello imprenditoriale cooperativo, in cui mutualità e attività economica non possono essere disgiunte, e sulle sfide che la cooperazione sociale del territorio sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni. Nel corso della mattinata sono stati presentati in anteprima i dati emersi dal report statistico annuale che l’Associazione pubblicherà a marzo, dal quale emergono alcuni segnali importanti, primo fra tutti un calo del fatturato di quasi 25 milioni di euro legato alla pandemia nel biennio 2020/2021 accompagnato da una riduzione del personale impiegato. Il 51% delle coop sociali è di tipo A, finalizzate alla gestione dei servizi socio-sanitari, formativi e di educazione permanente, il 21% è di tipo B, finalizzate quindi all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e il 23% è costituito dalle cooperative cosiddette plurime, che perseguono sia attività socio-assistenziali che di inserimento lavorativo. “La cooperazione sociale si trova oggi a fronteggiare le conseguenze della pandemia, di cui ancora si contano i danni, e del disequilibrio economico del 2022 che ha aumentato le fratture all’interno delle nostre comunità. – dichiara Luca Sartorato, presidente di Federsolidarietà Belluno e Treviso - Si tratta di un contesto che determina la difficoltà per le imprese bellunesi e trevigiane a dare continuità ai propri servizi da un lato e, dall’altro, a garantire la dimensione del “prendersi cura”. Le problematiche. “Le nostre associate – prosegue Sartorato - sono in allarme per l’aumento dei costi energetici e i cambiamenti che toccano il mondo del lavoro e rendono sempre più precario l’equilibrio tra la funzione sociale e la sostenibilità economica delle imprese sociali, in particolare delle coop di tipo B. Stiamo lavorando con tenacia per trovare soluzioni e abbiamo da tempo preso la direzione dello sviluppo delle reti cooperative che ci consentono di contenere i costi ottimizzando i servizi, senza perdere di vista la dignità del lavoro, ma è una strada in salita, che ancora non sta dando i frutti attesi. Il nostro è un settore in fibrillazione anche per l’estrema difficoltà a reperire figure professionali qualificate, sia a Treviso sia soprattutto nel Bellunese, e poco possiamo fare ad oggi perché determinata da una carenza oggettiva di addetti, formati e da formare”. Le ipotesi di soluzione. “Per rispondere a questi cambiamenti – continua Sartorato - sono stati introdotti nuovi “luoghi” di programmazione dei servizi socio sanitari, come agli Ambiti Territoriali Sociali, ed è stato intensificato il ricorso agli strumenti proposti dal codice del terzo settore, la co-progettazione e la co-programmazione in primis: si tratta di strumenti sperimentali che, dove hanno trovato applicazione, hanno dimostrano di saper dare buoni risultati hanno aiutato ad uscire dalla logica dei bandi, e degli appalti che si sono rivelate soluzioni inadeguate perché la logica del ribasso economico e qualitativo produce ricadute peggiorative nei servizi alla persona. Ci auguriamo che la digitalizzazione ci consenta di fare un passo avanti, migliorando le prestazioni dei soci e la qualità dei nostri servizi. Non è un percorso facile, perché si scontra con strutture talvolta obsolete e con i limiti oggettivi dei nostri addetti, ma gli investimenti sono in aumento e il nostro impegno è determinante”. Nel Bellunese. “Un occhio di riguardo merita il Bellunese – conclude Sartorato - dove il valore aggiunto della cooperazione è quello di farsi interprete dei bisogni di un territorio per sua natura particolare e complesso e costruire una risposta comunitaria e condivisa: un compito che si rivela sempre più arduo alla luce dello spopolamento e del calo demografico che colpisce soprattutto le fasce più giovani”. L’intervento del presidente nazionale Granata. I cambiamenti sociali (e demografici) che toccano le cooperative sociali si inseriscono in un dibattito più ampio, che coinvolge il mondo delle cooperative e che obbliga Federsolidarietà a chiedersi se il sistema promuova ed attiri ancora i giovani imprenditori o se le loro aspirazioni e i loro progetti li portino irrimediabilmente verso altre forme imprenditoriali. Ad aprire ad una nuova prospettiva di sviluppo è stato il presidente di Confcooperative Federsolidarietà nazionale, Stefano Granata: “La cooperazione sociale deve trovare senso e consenso nelle comunità, riscoprendo la propria identità e ridisegnando le proprie strategie. Questo aiuterebbe le cooperative sociali a rilanciarsi, senza dipendere necessariamente dalle pubbliche amministrazioni. La battaglia delle battaglie si gioca in queste settimane, con il Codice degli Appalti, se riuscissimo a far inserire il potenziamento dell’azione formativa e il riconoscimento del valore dei servizi, scardinando la logica del ribasso continuo, potremmo essere ad una svolta”. Per informazioni: www.bellunotreviso.confcooperative.it

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