Coronavirus: scendono a 25 i ricoverati in terapia intensiva, 202 i decessi

Attualmente nella Marca i positivi a Covid-19 sono 1.437, 676 i negativizzati, 2.419 le persone ancora in terapia intensiva. Zaia attacca il governatore della Campania, De Luca: «Finitela di dire Nord contro sud, se il sud dice di chiudere le frontiere è Sud contro Nord»

L'analisi di un tampone

Le vittime in provincia di Treviso salgono a quota 202 ma i contagi rallentano ancora e si attestano a quota 1.437 (sono 2.315 dall'inizio dell'emergenza), con 676 negativizzati. E' senza dubbio positivo quanto emerge dal bollettino regionale che Azienda Zero ha emesso oggi, domenica, per evidenziare l'andamento della pandemia da Covid-19 in Veneto. L'aspetto più importante è quello riguardante i ricoverati in terapia intensiva, scesi drasticamente a 25 (184 in tutta la regione): 11 al Ca' Foncello di Treviso, 7 a Oderzo, 4 a Vittorio Veneto, 2 Montebelluna e 1 a Conegliano. In quarantena ci sono attualmente 2.419 trevigiani (11.913 in Veneto). In provincia di Treviso, in area non critica, ci sono attualmente: 49 ricoverati al San Camillo di Treviso, 48 a Vittorio Veneto, 40 al Ca' Foncello di Treviso, 11 a Montebelluna, 3 a Castelfranco, 3 a Motta di Livenza, 2 a Conegliano.

«Stamattina abbiamo fatto una riunione con i direttori generali. Abbiamo testato tutti i dipendenti della sanità, si sono fatti test in tutte le case di riposo. Ricordo che questo vale circa 120mila persone, 60 mila delle case di riposo, tra i 30mila ospiti e i 30mila lavoratori e altri 60mila a corredo. Il piano di sanità pubblica prevede che tutti i giorni si entrerà nelle case di riposo a fare test, in questo modo il nostro obiettivo è che ogni 10 giorni sia fatto un refresh a tutti gli ospiti delle case di riposo». Lo ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia durante la consueta conferenza stampa giornaliera a Marghera. «Domani l'assessore alla Sanità Lanzarin darà dei dati importanti sulle case di riposo. Vedremo quante case di riposo hanno contagi zero. Ce ne sono, il che vuol dire che il tema gestionale ha pesato molto questo fronte».

«La mascherina è una conditio sine qua non per la ripartenza -continua Zaia- Se pensiamo che su 10mila medici si è infettato l'1,3, e parliamo di un campione non rappresentativo visto che non è una popolazione normale ma è più esposto al rischio e con distanza sociale zero, si capisce che la riapertura parte dalla mascherina».

«La mia posizione è che se c'è il supporto scientifico, è giusto che si apra -spiega il governatore- Sancita la messa in  sicurezza dei cittadini e che si andrà avanti con un trend di  attenuazione del contagio, ritengo che il tema della riapertura si  possa affrontare agevolmente. Tempi? Speravo e spero che qualche  segnale arrivi anche prima ma immagino che il 4 maggio sia la dead  line, oltre la quale ci saranno solo provvedimenti per le  riaperture».

Ipotesi di blocco spostamenti tra Regioni? «Sarebbe difficile bloccare lo spostamento fuori regione se le  imprese sono aperte. E' una prima forma di autonomia, il Sud ha deciso di sposare il nostro progetto autonomista, lo dico come battuta. Voglio fare una appello: finitela di dire Nord contro sud, se il sud dice di chiudere le frontiere è Sud contro Nord. Mettevi nei  panni di un cittadino che sale in treno, vuol dire che tutti i treni  saranno soppressi, che tutti i treni che escono dai confini regionali  non hanno più senso. Ma che proposta è, come fanno a mettere in piedi queste misure? Noi abbiamo sempre ospitato e accettato tutti, non ho mai fatto un'ordinanza per mandare via la gente dalle seconde case». 

«Riaprire gli asili? ' -continua Zaia- No perché se è vero che siamo davanti ad una fascia di età meno vulnerabile al virus, è anche vero che diventano dei grandi vettori del virus nelle famiglie e nelle comunità».

«Ho ben altri pensieri che quelli di quando andremo a votare -ha risposto il governatore, interpellato sul tema delle elezioni- Ci sono 6 regioni e comuni che a fine maggio scadono. Le ipotesi sono due: proroga fino a ottobre, che significa pagare stipendi ad amministratori prorogati o un'altra linea, che è quella dei Governatori, che dicono che è giusto andare al voto prima possibile nel rispetto del tema sanitario. Se si va a votare ai primi di luglio, vuol dire che siamo a due mesi dalla ripartenza e non si può dire che in giro non ci sia nessuno. Penso che sia giusto che i cittadini possano eleggere i propri rappresentanti. Le regionali a luglio sono una soluzione intelligente, prevedere la data dell'autunno, significa che non si va più a votare, visto che l'Oms ha previsto una nuova ondata del virus. L'ipotesi di settembre? Capisco che c'è gente che sta perdendo ore di sonno, io no di certo. Vuol dire che la campagna elettorale inizia a Ferragosto, oltretutto le liste devono essere presentate nella settimana prima di Ferragosto con eventuale raccolta di firme. Non mi pare una gran pensata. Al di là del dibattito lunare ricordo che è il governo che deve fare un decreto per decidere non noi. La posizione dei Governatori è chiara: prima possibile».

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