Pizzeria "Da Pino", ripartenza lenta: «Per noi il calo è di oltre il 50%»

Parla il titolare, Francesco Giordano: «Chi non rinunciava ad un pizza alla settimana adesso si fa più cauto, la propensione a "mettere via" in questa fase è predominante»

Il ristorante "Da Pino" in pizza dei Signori

La ripartenza lenta non risparmia neppure "Da Pino", il noto ristorante e pizzeria del centro storico di Treviso. Da ieri il locale ha avviato il servizio di delivery, per andare incontro a chi a pranzo decide di restare in ufficio; per il resto si lavora al 50% della disponibilità dei posti. «E' una fase improntata alla cautela - dice Francesco Giordano, il titolare del gruppo di locali sparsi un po' per tutta la regione - soprattutto è scomparsa la clientela composta dagli over 55. Sono diffidenti, ancora non sembrano pronti a uscire e alle abitudini che avevano prima del Corona virus. Ci salviamo con i più giovani, quelli che stanno compresi tra i 17 e i 30 anni, più propensi alle uscite e soprattutto meno timorosi. Ma ci mancano tutte le cene di lavoro, i pranzi, le occasioni per stare tra amici. Le "tavolate" di fatto non esistono più».

Per Giordano una parola definitiva sulla qualità della ripartenza si potrà dire fra 14 giorni e soprattutto il prossimo autunno. «Tanta gente - spiega - aspetta di vedere i risultati epidemiologici che scaturiranno entro due settimane. E cioè se le nuova riaperture hanno fatto sì che vi sia un recrudescenza del contagio, se la nuova libertà porterà o meno a nuovi infetti. Poi valuteranno. Ma soprattutto è il periodo autunnale che ci dirà se siamo davvero fuori da questo inferno».

E' un'analisi, quella di Giordano, che però non sottovaluta neppure il momento economico. «C'è un nuovo approccio al lavoro pieno di incognite - dice - tanti si chiedono cosa succederà se il virus riprende forza e la maggior parte guarda con timore ai prossimi mesi. C'è incertezza e si tratta di un nemico mortale dei consumi, soprattutto nel campo della ristorazione. Chi non rinunciava ad un pizza alla settimana adesso si fa più cauto, ogni euro risparmiato è un euro guadagnato e la propensione a "mettere via" in questa fase è predominante».

Ma quanto si può resistere con il 50% del fatturato? «Abbiamo fatto due conti e con la metà dei lavoratori in cassa integrazione si riesce a contenere le perdite per 4 mesi, forse 5. Poi verrà il momento della verità, quando gli ammortizzatori sociali non ci saranno più. A quel punto speriamo davvero ci si possa risollevare i tornare alla normalità, altrimenti temo molto per le nostre attività».

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