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Niente Divina Commedia per gli studenti musulmani: ispezione del Ministero

Il Ministro Valditara vuole fare luce sul caso della scuola trevigiana che ha concesso a due studenti musulmani di non seguire le lezioni su Dante Alighieri. Il commento del sindaco Mario Conte: «Era meglio lasciarli senza TikTok»

Continua a far discutere in città il caso scoppiato in un istituto scolastico trevigiano dove i genitori di due studenti musulmani, iscritti alle medie, hanno chiesto e ottenuto che ai propri figli non venga insegnata "La Divina commedia" di Dante, opera cardine della cultura, letteratura e lingua italiana ritenuta però offensiva dei valori e della cultura musulmana.

Il sindaco Mario Conte, venerdì 24 maggio, ha commentato con queste parole la notizia: «Fatico a capire la scelta presa dalla dirigente scolastica: studiare la nostra storia e cultura non crea problemi ma è un'occasione di arricchimento - ha detto il primo cittadino -. Invito la dirigente a rivedere la sua decisione, di sicuro gli studenti non saranno danneggiati dallo studio di Dante, che ha trovato ispirazione per la Divina Commedia anche in provincia di Treviso. Il provvedimento preso dalla scuola mi sembra assurdo e difficile da accettare - continua Conte -. Credo che togliere Dante dal percorso didattico non sia un passo verso l'integrazione ma verso l'esclusione della nostra Storia e della nostra Cultura. Avrei preferito che agli studenti fossero tolti i social piuttosto che Dante Alighieri».

Valditara: «Disposta ispezione»

«Abbiamo disposto un'ispezione per verificare come stanno effettivamente i fatti. Oggettivamente un'esclusione dal programma scolastico di uno dei pilastri della nostra letteratura, per motivi religiosi o culturali ancora non abbiamo ben capito, è del tutto inammissibile» commenta il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Le reazioni

Alberto Villanova, presidente dell’Intergruppo Lega-Liga Veneta, è intervenuto con queste parole sulla vicenda: «La Divina Commedia è il pilastro della letteratura italiana, il punto di origine della lingua del nostro Paese. Non si può pensare di integrarsi nel nostro Paese senza rispettarne i valori basilari. E l’opera di Dante ne fa parte appieno. La cultura si esprime liberamente perché aiuta i Popoli a scambiare le proprie esperienze e le proprie tradizioni. Per questo, non deve essere utilizzata dalla politica o dalla religione: e’ parte di un Paese, e come tale lo rappresenta. La scelta della scuola di Treviso di esentare dallo studio della Divina Commedia i due ragazzi musulmani, quindi, non solo manca di rispetto alla nostra cultura, ma penalizza gravemente gli stessi due ragazzi. Le prime vittime di questo assurdo fondamentalismo religioso sono loro. Fatti come questi non rispettano il nostro Paese. E sopratutto non aiutano quel modello di integrazione costruttiva che noi auspichiamo».

L'assessore regionale Elena Donazzan commenta: «Come Regione del Veneto abbiamo investito in progetti per diffondere la conoscenza di Dante, che troppo poco si studia a scuola pur essendo nei programmi scolastici. Dante è magnifico, immaginifico, è la cultura per definizione dell’italianità e non si può comprendere la cultura italiana senza aver studiato Dante. Troppo poco si approfondisce Dante a scuola ed è per questo che come Regione del Veneto abbiamo sostenuto progetti dedicati a Dante, che andrebbero diffusi ancora più. É profondamente sbagliato che un docente per incapacità di comprendere quale progetto educativo favorisca l’inclusione abbia esentato due studenti islamici dal seguire le lezioni sulla Divina Commedia. Bene ha fatto il Ministro Valditara ad intervenire dal punto di vista amministrativo. Continueremo a diffondere la cultura di Dante».

Roberto Toigo, segretario generale di Uil Veneto, ha aggiunto: «Questa sarebbe inclusione? La chiamate inclusione? Stiamo scherzando? Dante è il padre della lingua italiana e chi vive, lavora e studia qui da noi è giusto che apprenda la nostra storia e la nostra cultura. La Divina Commedia è il poema più importante della nostra storia letteraria e va protetta e studiata da tutti coloro che scelgono di frequentare le nostre scuole. Questa forma distorta di buonismo portata avanti da un insegnante di una scuola trevigiana, che ha fatto scegliere a ragazzi e alle loro famiglie di religione musulmana di non studiare Dante, è una follia. Se non l’avessi letto online su più siti non ci avrei creduto. Se vogliamo vivere e crescere insieme in questo Paese, vanno abbattuti tutti quei muri che anche noi, in maniera assurda e sconsiderata, aiutiamo ad erigere. Questa non è inclusione e continuando a promuovere scelte come quella di oggi aumenteremo le distanze con chi ha deciso di fare lunghi viaggi per vivere qui, senza lasciare spazio ad un futuro giusto che è quello della condivisione».

Elisa Venturini, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale, ha invece rilasciato la seguente dichiarazione: Ho il timore che questa scelta possa portare prima o poi a vivere quello che sta accadendo in altri paesi d’Europa e quindi non è una questione da minimizzare, anzi è opportuno prendere posizione. In Francia, ad esempio, dove la percentuale di studenti di religione musulmana è superiore rispetto a quella che c’è nelle scuole italiane, già da mesi ci sono forti frizioni tra gli studenti di religione musulmana ed i professori che vengono insultati o addirittura minacciati proprio perché insegnano alcuni argomenti che fanno parte del programma di studio ma che sono contestati dagli studenti musulmani. Nello scorso mese di dicembre un insegnante è finito nella bufera per aver presentato durante la sua lezione di francese il quadro “Diana e Atteone” dipinto dall’italiano Giuseppe Cesari: proteste e persino minacce dagli allievi musulmani. Non penso sia opportuno modificare i programmi solo perché ci sono argomenti ritenuti sgraditi da una parte di studenti».

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