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Corteo delle transfemministe: tensione al Duomo con le forze dell'ordine

Almeno trecento, secondo "Non una di meno", i partecipanti alla manifestazione che si è svolta nella serata dell'8 marzo nel centro di Treviso. Sulla scalinata del Duomo esposto uno striscione con su scritto "Non possiamo pensarci libere, 7 medici obiettori su 10 in Veneto"

Sono state almeno trecento, secondo "Non una di meno" Treviso, i partecipanti alla manifestazione transfemministra che si è svolta nella serata dell'8 marzo nel centro di Treviso. Tensione tra una quarantina di manifestanti e le le forze dell'ordine quando sulla scalinata del Duomo è stato esposto uno striscione con su scritto "Non possiamo pensarci libere, 7 medici obiettori su 10 in Veneto". Il blitz ricalca quello dell'estate scorsa quando, in occasione della sfilata del Pride, alcune ragazze esposero il proprio seno nudo sempre sulla scalinata, proprio per protestare contro gli obiettori di coscienza.

Il comunicato di Non Una Di Meno Treviso

Ieri sera una marea di 300 persone si è ripresa le strade di Treviso spinta dal desiderio senza alcuna paura per un’interruzione volontaria del patriarcato nella giornata dello sciopero globale transfemminista. Una città che ha dimostrato di voler essere transfemminista e misura di tutt, rivendicando spazi sicuri che non siano supermercati o case di lusso ma luoghi per servizi alle persone, per la salute mentale, sessuale e riproduttiva, luoghi di formazione ed educazione senza discriminazioni, case accessibili a tutt e sempre più importanti per persone che escono da situazioni di violenza, spazi per una maternità e genitorialità che sia davvero libere e supportate e dove la libertà di movimento venga garantita alle persone tutte e che ha chiesto a gran voce tutele nel mondo lavorativo soprattutto che prevenga ogni forma di molestia o ricatto sessuale. Una piazza con centinaia di persone capace di rivendicare un aborto libero e sicuro per tutte, in una regione come il Veneto, dove sette medici su dieci sono obiettori. Un diritto all’aborto libero e sicuro dicevamo che evidentemente spaventa questure, diocesi e amministrazioni, perchè per rivendicare uno di quelli che dovrebbe essere un diritto fondamentale ieri sera le attiviste avevano deciso di srotolare simbolicamente uno striscione dalle gradinate del Duomo per sdradicare anche quella retorica becera e fascista di “Dio, patria e famiglia”, Duomo come simbolo della Chiesa che opprime il corpo delle donne ma anche come punto centrale della città per una lotta centrale per la vita degna di tutt. La risposta ricevuta dalla Questura sul sagrato della chiesa a questa iniziativa è stata a dir poco vergognosa, una dozzina di agenti in divisa che spintonano un gruppo di donne e ragazze armate, guardate bene, di uno striscione e due fumogeni ed eccoci di nuovo come al Pride del 2022 al “Duomo sexgate”. L’8 Marzo dunque, durante lo sciopero globale transfemminista ancora una volta proviamo sui nostri corpi la violenza patriarcale, istituzionale e maschile, con le mani degli agenti che ci stringono senza consenso e ci spingono giù delle scale come fossimo pericolosissime criminali pronte a chissà cosa. Ci dispiace per il patriarcato e per chi ha provato a fermarci, ma l’azione è riuscita comunque perché l’amore e la rabbia della lotta transfemminista non sono arginabili o arrestabili. Ci chiediamo dunque cosa ci sia in quel Duomo, forse il santo Graal, di tanto prezioso da permettere per la seconda volta l’esercizio del potere e della violenza maschile sui corpi femminili e non eteronormati, perché ci ricordiamo tutt le mani degli agenti addosso ai nostri corpi spogli che rivendicavano anche quel 23 luglio 2022 la libertà di scelta sulle nostre vite, nello stesso luogo, tra le stesse colonne. Non ci stupiamo che per le istituzioni sia più importante il decoro dei diritti, ma vogliamo anche ribadire a gran voce che non ci difende la polizia ma le nostre sorelle, esattamente come ieri. Vogliamo però ringraziare tutto il corteo di ieri che ci ha dimostrato che se ci mettiamo in rete davvero una città transfemminista è davvero possibile, senza paura alcuna.

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