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Giovedì, 8 Dicembre 2022
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Il Veneto verso la “tempesta demografica perfetta”: tra vent’anni meno coppie con figli e più single

Lo squilibrio: strutturale e progressiva denatalità e invecchiamento della popolazione

Una popolazione fatta di single, più anziani e senza figli. Questo è il preoccupante futuro della regione Veneto tracciato dal presidente dell’ISTAT Giancarlo Blangiardo nel corso dell’annuale assemblea del Forum delle Associazioni Familiari del Veneto che ha avuto luogo nella mattinata odierna, di sabato 19 novembre, a palazzo dei Trecento a Treviso attorno al tema “Famiglie: giacimenti di valore per il futuro del Paese”. Bordignon, presidente del Forum: «Non è una miniera inesauribile, per ridare energia alle famiglie servono immediati correttivi alle politiche in materia, ma anche alle politiche del lavoro e fiscali». L’analisi, presentata alla platea dei delegati delle 32 associazioni che costituiscono il Forum, e che rappresentano a loro volta circa 83mila famiglie socie, prendendo come base di partenza lo scorso anno guarda al 2041. In Veneto fra vent’anni – secondo l’ISTAT – aumenterà il numero delle coppie senza figli +16% e si ridurranno quelle con figli: -22% con figli con più di vent’anni e -24% con almeno un figlio con meno di vent’anni.

A guardare tra i numeri, le previsioni profilano un’esponenziale crescita degli uomini senza figli con una variazione percentuale del +29%, ben nove punti sopra la media nazionale che si attesta al +20%. Stessa percentuale di aumento, +29%, anche per quel che riguarda i padri single con almeno un figlio sotto i vent’anni, situazione che tocca in particolare la fascia di età compresa tra i 25 e i 45 anni – con un picco del +80% nel segmento d’età 30-34 anni – e quella tra i 60 e i 65 anni. I padri single con figli sopra i vent’anni aumenteranno di +77%, anche in questo caso un dato decisamente sopra alla media nazionale che si ferma, si fa per dire, al +50%.

Solo lievemente più contenuta la crescita della variazione percentuale in relazione alle donne single, con +24%, questa volta in linea con la media italiana. Le madri single con almeno un figlio con meno di vent’anni aumentano per un +10%, in particolare per la fascia d’età compresa tra i 25 e i 45 e 60-65 anni, e appena del +3% le madri single con figli con più di vent’anni, sotto la media nazionale. Negli ultimi due decenni è mediamente aumentata di 2 anni l’età al parto, che passa dai 30 ai 32 anni.

«Il disinvestimento e la mancata presa in carico dei bisogni delle famiglie e delle coppie stanno già presentando il conto e la situazione potrà solo che peggiorare senza immediati e determinanti correttivi alle politiche in materia – dichiara il presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Veneto Adriano Bordignon –. A esempio i segnali in termini di potenziale forza lavoro sono chiari e ormai sotto gli occhi di tutti: mancano figure professionali in ogni settore produttivo. Scuola, sanità, e sistema impresa già scricchiolano. Il combinato disposto del crollo demografico con l’aumento della popolazione anziana porterà nel giro dei prossimi venti trent’anni, se non prima, alla tempesta perfetta, demografica e dunque sociale ed economica».

In Italia i nati nel primo semestre 2022 rispetto allo stesso periodo del 2008 sono -34%, -3% rispetto al 2021 a conferma di una tendenza strutturale. Superiore alla media nazionale, in Veneto, è pari al -8% la perdita di nuovi nati tra gennaio e luglio 2019 e tra gennaio e luglio 2022. Secondo ISTAT un flebile segnale di speranza c’è: rispetto all’anno precedente nei primi cinque mesi del 2022 -6.212 nati a livello nazionale e -540 in Veneto ma nei successivi tre mesi, sempre nel raffronto con il 2021, +2.259 nati in Italia e +20 nati sul territorio regionale.

In sintesi, la popolazione veneta del 2041 registrerà una minor presenza di coppie con figli e un forte aumento di genitori single. E proprio tra gli uomini si raddoppierà la quota degli anziani “soli” tra i 75 e i 79 anni, ben +120%, così come tra gli over 80 e con più di 65 anni con una percentuale di variazione pari al +60%. Se oggi la popolazione a livello nazionale conta poco più di 36 milioni di abitanti nella fascia d’età tra i 20 e i 66 anni, la previsione per il 2051 è di 27,9 milioni. Così, gli ultranovantenni raddoppieranno, passando, secondo le stime, da 827mila a quasi 1,7 milioni.

Platea_Forum Associazioni Familiari Veneto_2-2

«Con una forbice così divaricata tra popolazione attiva e anziana l’intero sistema previdenziale e pensionistico, il welfare e la stessa sanità pubblica sono a fortissimo rischio, e se consideriamo la grave mancanza di medici di medicina generale nella nostra regione la prima incrinatura è già avvenuta. Oltre ai drammatici risvolti legati alla tenuta sociale di un mancato incrocio tra domanda e offerta di lavoro – continua Adriano Bordignon –, inevitabili conseguenze, unicamente per effetto delle variazioni demografiche, si registreranno nei decenni futuri (secondo le previsioni ISTAT 2021-2070) anche sul Pil nazionale, nonché regionale, per una perdita del 15,3%. Indispensabile quanto indifferibile, allora, riattivare e riprogrammare tenaci politiche per la natalità che ci traguardino verso un futuro demograficamente sostenibile. Politiche e buone pratiche, del pubblico e del privato, che offrano spazi di conciliazione vita lavoro, servizi all’infanzia, soluzione ai bisogni abitativi delle giovani coppie, combattano la precarietà, diano impulso al lavoro femminile e giovanile, mettano in campo uno strutturato sistema di sostegno economico per i figli. Gli strumenti per agire ci sono e sono già stati testati in Paesi come la Germania che in 10 anni ci ha nettamente superato come tassi di natalità. Con le nostre scelte di oggi siamo responsabili del futuro di questo Paese e della nostra regione».

Questi disseminati, sono solo alcuni dei dati presentati dal presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica all’annuale assemblea del Forum delle Associazioni Familiari del Veneto, dov’è emerso con forza, anche grazie allo studio sulla “Valutazione dell’Impatto Familiare” condotto da Elisa Carrà, sociologa della famiglia alla Cattolica di Milano, il ruolo della famiglia, come campo di azione indiscusso di welfare comunitario, sussidiario e plurale, come leva occupazionale centrale per far funzionare l’economia, come valore di pluralità culturale e ricchezza relazionale, ovvero fonte di benessere di coppia e individuale, nonché perno di coesione sociale.

«La famiglia va promossa, sostenuta e tutelata – ha concluso il presidente del Forum Veneto – comprendendo in profondità che non è un giacimento di valore inesauribile. Dobbiamo evidentemente capovolgere il convincimento che la famiglia possa sempre cavarsela da sola, senza essere sostenuta nei suoi ruoli educativi, sociali, economici e relazionali. Questo ce lo confermano esplicitamente i dati esposti oggi. Siamo la Cenerentola d’Europa per risorse investite sulla famiglia: nel 2019 la Germania metteva 1.291,8 euro pro capite e la Francia 801,8. La media UE 27 era di 719,6 euro mentre l’Italia languiva a 332,3 euro pro capite. Istat ci dice che il Veneto è al di sotto di questa soglia e mette solo 200 euro, molto meno di Piemonte e Lombardia che superano addirittura la media nazionale, per non parlare del Friuli Venezia Giulia che raggiunge i 400 euro e dell’Emilia Romagna che oltrepassa i 500».

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