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Sabato, 22 Giugno 2024
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La faccia dipinta di nero per Omolade: «Un gesto da squadra, totalmente in appoggio a lui»

Giovanni Bosi, ex allenatore delle giovanili di Treviso e Palermo e compagno di squadra del giocatore nigeriano ricorda l'episodio che lo rese celebre come simbolo della lotta contro il razzismo nel mondo dello sport. L'ex calciatore nigeriano aveva 39 anni e viveva a Palermo: è stato stroncato da un malore mentre stava viaggiando verso l'ospedale accompagnato da un amico

La notizia che Akeem Omolade Oluwuashegun, ex calciatore del Treviso, fosse morto nel quartiere palermitano di Ballarò, ad appena 39 anni di età, è arrivata con un messaggino via WhatsApp: ad inviarlo è stato Fausto Pizzi, uno dei tanti ex compagni di squadra di quel Treviso dei primi anni 2000, una società che oscillava dalla B alla C, prima di una prematura salita in A nel 2006, anticamera di un precipizio da cui i biancocelesti ancora non riescono a risalire, in Eccellenza. Il destinatario è Giovanni Bosi, 52 anni, allenatore della formazione under 18 dell'Atalanta nell'ultima stagione: da giocatore ha militato nel Treviso dal 1998 al 2002, salvo poi tornarci da allenatore della primavera, un'esperienza vissuta poi anche al Palermo dal 2013 al 2017.

«Ci sono rimasto male, era un ragazzo ancora molto giovane -ricorda Bosi- un compagno di squadra e fa un certo effetto sapere che sia mancato, mi rattrista molto perchè quando si gioca insieme ci si lega tanto. Era tanto che non lo avevo sue notizie ma era un giovane che aveva grande voglia di fare, si era messo in evidenta in un anno difficile per la squadra. Il ricordo che ho di lui è quello di uno volenteroso che voleva farsi strada, aveva grande determinazione. Tutto questo mi ha lasciato amareggiato».

Oltre a Fausto Pizzi anche William Pianu è rimasto molto colpito dalla scomparsa di Omolade: attraverso le chat private di WhatsApp, in cui sono presenti tanti ex giocatori, la notizia si è diffusa rapidamente. Impossibile non pensare a quel Treviso-Genoa del 2001 quando i giocatori, già retrocessi, entrarono in campo con la faccia dipinta di nero per difendere Omolade dall'inciviltà dei tifosi biancocelesti che nel match precedente, a Terni, ritirarono gli striscioni per protestare contro l'ingresso in campo del giocatore (che con il Treviso disputerà tre partite, con un gol all'attivo).

«Ricordo che fu un'idea di Minotti -racconta Bosi- andammo a prendere il colore in un teatro, a Venezia perchè qualche giocatore era di li: ci voleva qualcosa che non bruciasse durante la partita, un colore da scena. Quel fatto ebbe un risalto enorme, è la prima volta che succedeva una cosa così, tutti quanti fummo d'accordo, è stata una cosa molto spontanea. Quel momnento fu bello e totalmente d'appoggio al ragazzo e non per fare moralismo. Una cosa da squadra, una cosa che aveva un buon valore: uno di noi era stato toccato e noi abbiamo reagito così”.

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