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Medici al lavoro in terapia intensiva

Medici al lavoro in terapia intensiva

Covid, l'Ulss 2 apre alle visite ai pazienti ricoverati in terapia intensiva

A permetterlo un nuovo protocollo che stabilisce le linee guida aziendali per consentire questa tipologia di accessi, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza volte a limitare i contagi

Da alcune settimane è possibile per i familiari fare visita ai pazienti Covid in gravi condizioni ricoverati nelle terapie intensive degli ospedali dell’Ulss 2. A permetterlo un nuovo protocollo che stabilisce le linee guida aziendali per consentire questa tipologia di accessi, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza volte a limitare i contagi. «Nel rispetto delle normative che vietano le visite nei reparti in cui sono ricoverati  pazienti Covid - spiega il commissario dell’Ulss 2, Francesco Benazzi – abbiamo ritenuto, in un’ottica di umanizzazione, di poter recepire, in questa fase, le richieste che ci sono pervenute dai familiari dei pazienti in gravi condizioni ricoverati in terapia intensiva, costretti a fare i conti, oltre che con la grave malattia di un congiunto, anche con l’impossibilità di vederlo. Mentre negli altri reparti il problema è stato superato, per tutti i pazienti, grazie alla tecnologia, con l’utilizzo dei tablet che consentono di mantenere i contatti con la famiglia, in rianimazione sono ricoverati anche pazienti che versano in situazioni estremamente critiche, collegati a macchinari e sottoposti a procedure che impediscono comunicazioni tramite cellulare o tablet. Di qui – conclude Benazzi – la decisione di aprire a questa tipologia di visite, nel rigoroso rispetto di una serie di procedure, relative a comportamenti da adottare e utilizzo dei dispositivi di protezione,  volte a permettere l’accesso in sicurezza in reparto».

«Nel dettaglio la procedura messa a punto – spiega il dottor Umberto Gasparotto, che ne ha seguito l’iter  – prevede la possibilità di visita in caso di aggravamento del paziente ricoverato in terapia intensiva, previo accordo con il personale dell’unità operativa: l’accesso è consentito a un massimo di due familiari, ovviamente asintomatici, per un massimo di 15’. I familiari vengono accolti da un professionista, che anticipa loro ciò che vedranno, spiega loro le indicazioni di comportamento da rispettare durante l’accesso e successivamente li accompagna». «La fase sperimentale delle visite ai pazienti Covid ricoverati, avviata nel nostro reparto a metà dicembre, si è conclusa ieri, domenica 31 gennaio. Il gradimento sia dei familiari dei pazienti che degli operatori è stato notevole – spiega il dottor Antonio Farnia, direttore della terapia intensiva del Ca’ Foncello -. Oltre ad essere molto apprezzata, questa procedura non ha comportato particolari problemi organizzativi per il reparto».

«Conclusa la sperimentazione e visti i risultati -anticipa Benazzi- la procedura che consente le visite ai pazienti in gravi condizioni ricoverati in terapia intensiva diventerà routinaria in tutti i nostri ospedali che accolgono pazienti Covid in condizioni critiche nelle terapie intensive, vale a dire Treviso, Conegliano, Montebelluna e Vittorio Veneto». Prima di aprire alle visite in terapia intensiva per i pazienti Covid in condizioni critiche l’Ulss 2 aveva già modificato i propri protocolli anche per quanto riguarda gli accessi in obitorio per l’ultimo saluto dei familiari ai pazienti deceduti Covid positivi.

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