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La poliziotta trevigiana in tv: «Il green pass uno strumento discriminatorio»

Caterina Fabbrizzi, vice sovrintendente della polizia ferroviaria di Treviso, è intervenuta lunedì sera a "Controcorrente", intervistata da Veronica Gentili. Io come Nunzia Schilirò? «Condivido il pacifismo ma l'illeggitimità del decreto lo decide un giudice, non un operatore di polizia»

«Chiaramente noi dobbiamo far rispettare quelle che sono le normative. E non abbiamo molta possibilità di uscire da questo compito. Però ovviamente faccio le mie riflessioni: noi questo green pass lo abbiamo percepito come uno strumento discriminatorio fondamentalmente». A parlare è Caterina Fabbrizzi, vice sovrintendente della polizia ferroviaria di Treviso e dirigente provinciale del sindacato Fsp, intervenuta lunedì sera nel corso della trasmissione Mediaset "Controcorrente", condotta da Veronica Gentili.

Nessun paragone con Nunzia Schilirò, vice Questore che ha pagato con la sospensione dal servizio la sua partecipazione ad una manifestazione no vax. Ma Caterina Fabbrizzi ne prende in parte prende le distanze: «Io condivido il pacifismo a cui lei si appella, la disobbedienza civile, in modo gandiano ma non condivido la sua posizione sulla illegittimità del decreto: c'è una legge dello Stato e deve essere un giudice ad intervenire e non certo un operatore di polizia. E' molto rischioso saltare questi passaggi».

Scettica sulla vaccinazione anti-Covid, Fabbrizzi adduce la scelta di non immunizzarsi a motivazioni sanitarie strettamente personali. «Non me la sono sentita -dice- Io comunque ho sempre rispettato le norme, il distanziamento sociale, l'uso della mascherina. Non mi sono mai infettata e non ho infettato i colleghi: ho sempre lavorato durante la pandemia, magari ho un'immunità naturale. Ho anche fatto un sierologico e non ho anticorpi; non sono mai venuta a contatto con il virus».

Fabbrizzi, per molti anni in servizio alla polizia scientifica della Questura di Treviso e in procinto di essere trasferita alla polizia aeroportuale di Venezia, proseguirà nella sua battaglia contro il green pass sul fronte sindacale. «Ci sono diversi aspetti critici -sottolinea il dirigente sindacale- L'applicazione organizzativa non è semplice e si rischiano pesanti ricadute sia per quanto riguarda i costi dei tamponi che sui colleghi non vaccinati e che non si presentano al lavoro. Questa situazione genera di conseguenza forti tensioni e forti malumori».

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