Migranti diplomati dal sindaco: «Grazie per essere un esempio importante per tutti noi»

Arouna, Bashir e Harun, ospitati al loro arrivo a Treviso nell’ex Caserma Serena, hanno seguito i corsi scolastici serali messi in capo dall’istituto Palladio e dall’Istituto Fermi-Giorgi, rispettivamente nell’indirizzo Costruzione Ambiente e Territorio e nell’indirizzo Meccanico

Gli studenti con il sindaco

«Volevo farvi i complimenti perché siete l’esempio perfetto di integrazione di chi ha voglia di imparare, di mettersi in gioco proprio per inserirsi nella nostra comunità. Grazie, davvero per questo vostro esempio, perché anche altri seguano le vostre orme». Con queste parole, il sindaco di Treviso, Mario Conte ha ricevuto in Municipio Arouna, Bashir e Harun, tre richiedenti asilo che si sono diplomati quest’anno presso i corsi serali di due Istituti cittadini. I ragazzi ospitati al loro arrivo a Treviso nell’ex Caserma Serena, infatti, hanno seguito con successo i corsi scolastici serali messi in capo dall’istituto Palladio e dall’Istituto Fermi-Giorgi, rispettivamente nell’indirizzo Costruzione Ambiente e Territorio e nell’indirizzo Meccanico. «Grazie per essere un esempio importante per tutti noi – ha proseguito Mario Conte. Perché purtroppo, poche persone che si comportano male condizionano il giudizio per tutti gli altri. Cosa che in realtà non è corretta. Per questo ci tenevo in modo particolare ad accogliervi. Voi state facendo lo stesso percorso che hanno fatto i nostri migranti quando sono partiti: sono andati in terre che non conoscevano e in punta di piedi si sono messi a disposizione. Voi siete la dimostrazione che chi vuole integrarsi riesce a farlo». Orgoglio manifestato anche da Alessandra Tosatto, educatrice presso la nova Facility  perché sono arrivati alla fine del percorso, senza dimenticare altri che stanno proseguendo gli studi. Molti hanno conseguito il diploma di terza media e alcuni stanno frequentando le scuole superiori, sia al Palladio che al Giorgi.

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Anche il coordinatore del corso serale dell’istituto Palladio, Claudio Florimo, ha rimarcato l’impegno profuso dai ragazzi nel volersi integrare e nell’impegnarsi, citando a esempio gli sforzi intrapresi da Bashir il quale ogni sera, per cinque anni, si è recato a scuola con la bicicletta. Il sindaco Conte non si è limitato a porgere i complimenti per il percorso di studi concluso con successo, ma ha anche voluto conoscere alcuni aspetti umani dei ragazzi migranti. A esempio, si è informato delle loro famiglie, di come è la situazione nei loro paesi d’origine oppure come è stato il loro viaggio che li ha portati in Italia. E proprio su quest’ultimo punto, toccante è stato il racconto di Bashir: «E' stata molto dura. Ero su un gommone, senza salvagente, insieme a 125 persone. Vedevo soltanto le mie gambe nell’acqua e non potevamo muoverci. A bordo c’erano anche tre bambini appena nati. Ricordo – ha proseguito Bashir – quando un papà voleva fare un po’ di spazio intorno a suo figlio e uno scafista, vedendo che c’era spazio vuoto, lo ha picchiato alla testa con una bottiglia. Non è facile. Lasciati poi da soli dagli scafisti, per fortuna abbiamo visto la nave italiana che ci ha salvato». Gli ha fatto eco Arouna, il quale ha rimarcato come il viaggio sia stato molto difficile ma che hanno avuto la forza di mettersi in gioco per loro, per il Paese che li ospita ma anche per le loro famiglie rimaste nei loro paesi di origine: «Se non ci mettiamo in gioco, è inutile stare qui». Il sindaco di Treviso, Mario Conte ha concluso l’incontro ringraziando ancora una volta i tre ragazzi per l’impegno profuso e regalando loro una raccolta fotografica della città di Treviso.

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Raggiunta telefonicamente perché non presente all’incontro, la Dirigente dell’Istituto Palladio, Lara Modanese, ha comunque voluto dimostrare la sua vicinanza ai ragazzi citando Seneca: «Vivere non è spettare che passi il temporale, ma imparare a danzare sotto la pioggia. Lo penso per me e lo penso per i miei studenti quando sono in difficoltà. Questi ragazzi hanno colto la magia della sfida e ora vivono qui in buon rapporto ed equilibrio con i loro ex compagni di classe. Diplomati che ora sono tessuto vivo e sano del nostro territorio».

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