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Vendita del Sant'Artemio? La fine (prevedibile) di una costosissima cattedrale nel deserto

L'opinione di Luigi Calesso di Un'altra Treviso

Segna la fine (prevedibile) di una cattedrale nel deserto l'ipotesi prospettata dal Presidente della Provincia Marcon di mettere in vendita il complesso del Sant'Artemio per "risistemare" le finanze dell'ente e, soprattutto, perché la sede all'ex-ospedale psichiatrico è ampiamente sovradimensionata (per usare una espressione eufemistica) rispetto alle attuali esigenze dell'istituzione provinciale. Il Presidente Marcon potrà anche sostenere che il trasferimento da viale Battisti all'ex-manicomio è stata una buona scelta del suo predecessore Zaia (visto le competenze e il personale di cui la Provincia era dotata allora) ma si tratta di una posizione assolutamente discutibile: Da quanti decenni, infatti, in Italia si discute della chiusura delle province? Il complesso del Sant'Artemio è mai stato completamente utilizzato dalla Provincia, anche prima della riforma Del Rio?

Insomma, anche all'epoca di Zaia era prevedibile che l'operazione si rivelasse per quello che oggi incontestabilmente dimostra di essere: una costosissima cattedrale nel deserto. Oltre agli 80 milioni di euro di costo dell'operazione, ovviamente a carico dei contribuenti, non vanno dimenticati gli "effetti collaterali" dell'operazione sul piano ambientale, architettonico e urbanistico, sul territorio e sulla città. Dal punto di vista ambientale ricordiamo la strage di alberi (almeno 200 abbattimenti) che è stata necessaria per far posto alla ristrutturazione del complesso dell'ex-manicomio, sotto il profilo architettonico lo stravolgimento di numerose strutture dell'ex-ospedale (ampliamenti di volumetria, innalzamenti, nuove strutture...).

Soprattutto, va ricordato, l'impatto che il trasferimento della sede della Provincia da Viale Battisti ha avuto sulla città, sulla sua vitalità, sul commercio nel centro storico: insieme alla realizzazione della Cittadella delle Istituzioni, infatti, quella all'ex-manicomio è stata una operazione che ha contribuito a quello svuotamento del centro storico di funzioni pubbliche e private che ancora pesa sul tessuto economico. A differenza del Presidente Marcon continuo a pensare che l'operazione Sant'Artemio sia stata una scelta sciagurata per tutti questi motivi e non vorrei che si arrivasse anche a un ulteriore danno, quello della vendita del complesso ad un prezzo ben inferiore al costo di realizzazione: anche questa mi sembra una ipotesi tutt'altro che remota.

Gigi Calesso

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