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Domenica, 19 Maggio 2024
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Saldi invernali, il sondaggio: solo il 10% dei negozianti trevigiani parla di crescita

Nell’intero periodo dei saldi, secondo una rilevazione svolta da Federmoda, una quota crescente di imprese che arriva fino all’80% del campione intervistato, dichiara cali variabili tra il 5% e il 20% del fatturato

Come sono andati i saldi al termine del secondo anno di pandemia e nel pieno della quarta ondata? Il Gruppo Federmoda della provincia di Treviso ha cercato di capirlo con un mini sondaggio interno condotto tramite due questionari somministrati ad un campione di 50 associati in due tranche: a 3 settimane dall’avvio dei saldi e dopo il 6 febbraio, primo weekend di introduzione del green pass obbligatorio per il commercio al dettaglio. Ne esce un quadro a tinte fosche con alcune percentuali di calo molto chiare, che si confermano nei due periodi, prima dell’introduzione del green pass e dopo.

Solo il 10% azzarda a parlare di crescita, il calo dei fatturati varia dal -20% (per il 53%) al -10% (per il 12%) nelle prime tre settimane di saldo, per riconfermarsi poi, a febbraio, con un -20% per il 40% del campione, -10% per il 20% del campione e -5% per un ulteriore 20% delle imprese. In sostanza, nell’intero periodo dei saldi, una quota crescente di imprese che arriva fino all’80% del campione, dichiara cali variabili tra il 5% e il 20% del fatturato.

Ai cali di fatturato, corrispondono, coerentemente, i cali di flusso della clientela: l’82% ha risposto che i flussi sono calati anche in maniera sensibile, solo il 12% ha mantenuto le stesse presenze dell’anno precedente (anno peraltro pandemico) e quel 6% che a gennaio aveva registrato un aumento di clienti, non trova riscontro nella seconda rilevazione. Al netto di questo ultimo dato possiamo però asserire che l’introduzione del green pass anche per i negozi di moda NON ha avuto un impatto significativo. In sintesi, con o senza green pass, il comparto moda fashion che, secondo l’ultimo Report di EBiComLab, conta, tra dettaglio e ingrosso, 3.144 imprese, pari al 15,3% del totale del commercio della provincia (20.557 unità locali), dopo una leggera impennata autunnale, nel periodo dei saldi dimostra di non recuperare le posizioni preCovid e manifesta cali, sia di fatturato che di pubblico, sensibili.

«Se consideriamo -commenta il presidente di Federmoda Guido Pomini- che il saldo invernale rappresenta, in media, il 20% del fatturato di un negozio medio (considerato un importo medio di 500 mila euro), possiamo ipotizzare, in termini di valore assoluto, che mediamente ogni negozio abbia perso solo nel mese di gennaio, circa 15 mila euro di incassi che - moltiplicato per le unità locali - fa ipotizzare una perdita complessiva per il settore di 45 milioni di euro solo tra gennaio e primi febbraio. Al di là dei numeri, il sondaggio dimostra come il settore non sia ancora uscito dalla crisi, iniziata peraltro già prima della pandemia e in parte collegata al cambiamento stagionale. Lo scenario conferma che, sui cali di fatturato del settore, hanno inciso varie componenti: le migliaia di persone in quarantena a gennaio e febbraio, il clima persistente di forte incertezza, i rincari delle bollette che hanno obbligato consumatori e famiglie a tagliare le spese voluttuarie, il cambiamento delle abitudini e degli stili di vita, per esempio con l’introduzione dello smart working, dimensione lavorativa che si sta, in parte, consolidando. Ma non tutto è grigio, vedo anche segnali positivi legati alla capacità di reazione del comparto. Prima di tutto in questi due anni le imprese hanno fatto esperienza ed hanno cambiato strategie nelle scorte e negli assortimenti, più orientati alla domanda. Molte imprese si sono già preparate al nuovo corso post pandemico con nuovi approcci alla vendita, orientati alla multicanalità e al digitale. In conclusione, sono convinto che le imprese trevigiane del settore, in questi due anni, abbiano dato una grande prova di resilienza e che il saldo, abbia ancora un grande significato economico e sociale anche se messo a dura prova dalla pandemia. Si apre un periodo nuovo, improntato ad una ripresa lenta, a maggior sobrietà e alla multicanalità».

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