menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
JJ Calesso

JJ Calesso

I venti posti letto all’ex-caserma Serena e la politica sociale che non c’è

L'opionione di Luigi Calesso, di Coalizione Civica

La notizia che l’amministrazione cittadina ha reperito 20 posti letto alla ex-caserma Serena per incrementare la possibilità di “alloggio” per i senza fissa dimora nel periodo più freddo dell’anno è, ovviamente, positiva perché chi in questi giorni non può trascorrere la notte al caldo corre seri rischi per la propria salute e per la sua stessa vita, come ha tragicamente dimostrato la morte per assideramento di qualche giorno fa a Montebelluna.

Ci sembra, però, che questo tipo di interventi rispondano a una logica “emergenziale” non perché il problema sia straordinario ma perché non si è mai deciso di affrontarlo in modo adeguato, inserendolo tra le priorità dell’amministrazione e destinandovi le risorse necessarie. Non si tratta di una critica che rivolgiamo unicamente alla amministrazione attuale ma che avevamo espresso anche nei confronti della giunta Manildo quando affrontò con una operazione analoga la stessa situazione poco più di un anno fa. Va detto con altrettanta chiarezza che l’amministrazione Manildo, però, ha creato sostanzialmente dal nulla il dormitorio di via Pasubio che accoglie costantemente alcune decine di senza fissa dimora: prima le strutture comunali assicuravano un paio di posti letto in tutto.

Quello che abbiamo contestato a Manildo e contestiamo a Conte è l’incapacità di sviluppare una progettualità organica rispetto al problema dell’emergenza casa, sia per quanto riguarda il numero dei senza tetto che per quanto attiene alle altre dimensioni di vita dei senza fissa dimora. Ci sembra, cioè, che non solo vada aumentato organicamente il numero dei posti letto disponibili (senza dover a ogni inverno ricorrere a soluzioni “aggiuntive” inevitabilmente precarie) ma che vada anche ripensato il modello di intervento in modo da rispondere anche ad altre esigenze, oltre a quella di non dormire all’aperto.

Perché non pensare a forme di co-housing, di residenza in qualche modo “protetta” che garantisca un luogo di vita e non solo un letto alle tante persone ai margini della società che quotidianamente attraversano la nostra città? Ecco, questo ci pare lo sviluppo necessario rispetto al mettere a disposizione dei posti letto, misura sicuramente necessaria ma che andrebbe integrata, appunto, con una dimensione di vita che vada oltre l’emergenza notturna e permetta di ricostruire relazioni, socialità. Al Sindaco Conte ricordiamo, infine, che il decreto Salvini di cui afferma di essere convinto sostenitore e che si dice pronto ad applicare senza alcun tipo di dubbio, quel decreto rischia di “creare” proprio tanti senza fissa dimora, ad esempio tra i titolari di quel permesso umanitario che il decreto revoca e che non sempre possono rientrare tra i richiedenti di altro titolo per rimanere legalmente in Italia.

Ed è ovvio che chi è presente a questo punto “irregolarmente” in Italia ben difficilmente potrà trovare un alloggio e, di conseguenza, rischia di finire a dormire in strada. E questi senzatetto si aggiungeranno ai nostri connazionali che vivono lo stesso problema, anche nella nostra città. Ecco, senza il decreto Salvini, con ogni probabilità nel prossimo futuro ci sarebbe qualche senzatetto in meno, anche a Treviso.

Luigi Calesso

Argomenti
Condividi
In Evidenza
social

Tre pasticcerie trevigiane in sfida a Cake Star

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

TrevisoToday è in caricamento