Covid-19, vigili del fuoco del Veneto costretti a pagarsi i tamponi

La denuncia del sindacato di base Usb che chiede l'intervento della Regione. Mercoledì i pompieri si sono confrontati con il professor Andrea Crisanti che ha ritenuto "doverosa la sorveglianza sanitaria e l’effettuazione del tampone molecolare con cadenza regolare"

Alcuni mezzi dei vigili del fuoco

In Veneto i vigili del fuoco sono costretti a pagare di tasca propria il tampone se vogliono essere monitorati per infezione da Covid-19. La denuncia, pesante, è del sindacato USB dei vigili del fuoco che ha proclamato lo stato di agitazione regionale, con tentativo di conciliazione il 9 novembre ma con l’intenzione di organizzare una giornata di sciopero.

«Non bastano le tante pacche sulle spalle per risolvere i problemi che i soccorritori stanno vivendo -spiega Enrico Marchetto, rappresentante del sincadato- Nei Vigili del Fuoco, in questi mesi, l’emergenza Coronavirus ha messo allo scoperto le inadempienze e incapacità gestionali della dirigenza che dovrebbe vigilare e controllare ininterrottamente lo stato di salute dei lavoratori, oggi più esposti che mai e che assicurano un servizio no-stop alla popolazione. Nessun tampone ai Vigili del Fuoco fatto di routine».

«Martedi 3 novembre abbiamo sentito il prof. Crisanti -continua Marchetto- indubbiamente figura di riferimento in ambito scientifico e di accreditata competenza in tema Covid, per avere una sua opinione nel merito. Il Professore, dopo un confronto, ha ritenuto doverosa la sorveglianza sanitaria e l’effettuazione del tampone molecolare con cadenza regolare. Oltre a essere grati a Crisanti per la gestione della prima ondata emergenziale, ci rincuora che le nostre battaglie siano considerate da una persona autorevole. Che un esponente di spicco del mondo scientifico avvalori la causa dei Vigili del Fuoco del Veneto ci lusinga, ma più di tutto ci conforta della giusta causa che stiamo rappresentando».

«Durante il confronto -sottolinea il sindacalista- abbiamo spiegato che la nostra attività di soccorso si svolge per la maggior parte in condizioni che esigono il contatto ravvicinato, a volte anche diretto, con altre persone; quindi sosteniamo sia doveroso sottoporre regolarmente il personale a test di screening e monitoraggio per l’infezione da Covid-19, così come avviene per il personale sanitario e paramedico che lavora nel soccorso».

«Tale contenimento del rischio -spiega Enrico Marchetto- andrebbe a tutela dei lavoratori ma anche dei cittadini, che con essi entrano in contatto. Da mesi cerchiamo di sensibilizzare la Regione (competente in ambito sanitario) e la nostra amministrazione chiedendo che venga riconosciuto il diritto alla salute individuale e collettiva, senza ottenere risposta. Eppure i contagi ci sono stati e continuano ad aumentare ogni giorno. Visto che un ulteriore picco di positivi nel comando nazionale dei vigili del fuoco potrebbe dare il colpo di grazia al dispositivo di soccorso in maniera significativa, causato anche dal ridotto organico in regione, ritenendo che solo monitorando la diffusione del Covid-19 nel personale si riesce a non contagiare le nostre famiglie, i colleghi sani e le persone che a vario titolo chiedono il nostro intervento».

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