Vacanze dell’anima: viaggio al (Con)fine della vita

Il Festival si chiude sabato 4 agosto a Montebelluna con una proposta delicata e ardita: una riflessione a più voci sul tema tabù della morte fra aspetti legali, spirituali e pratici

MONTEBELLUNA Il confine come luogo delle possibilità, spazio da esplorare per aprirsi a nuovi sguardi e nuovi incontri, per misurarsi con il limite e al contempo provare a superarlo. Una sfida coraggiosa quella della nona edizione del Festival Vacanze dell’Anima, dedicato al tema Giocare con i confini, che si chiude con una proposta decisamente ardita e delicata insieme: in un weekend nel pieno dell’estate, in un momento solitamente dedicato all’ozio, propone una riflessione a più voci sul tema tabù del confine ultimo, quello fra la vita e la morte. 

Sabato 4 agosto, alle 10, la biblioteca di Montebelluna ospita l’incontro (Con)fine vita. Un dialogo condotto da Alessia Meneghin, medico dell’ospedale di Montebelluna, che mette a confronto Daniele Rodríguez ordinario di Medicina Legale e referente del laboratorio di bioetica dell’Università di Padova, Elena Seishin Vivini, monaca buddhista di tradizione Zen Soto, Monica De Faveri, coordinatrice dell’hospice Casa dei Gelsi di Treviso. Un confronto che tiene insieme gli aspetti legislativi e spirituali, affrontando anche i risvolti pratici. 

Il dialogo si intreccia con l’arte, come in tutti gli appuntamenti del festival, e l’incontro propone Musiche dell’addio eseguite da Riccardo Baldizzi del collettivo Gioie Musicali - violoncello solo - e il reading Stormi, di Marco Morana. La tavola rotonda approfondisce con Rodriguez i contenuti della legge sul Fine vita, entrata in vigore nel gennaio di quest’anno dopo 8 anni di dibattiti e polemiche, segnate da semplificazioni e fraintendimenti, dal tema del consenso informato alle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) fino alla pianificazione condivisa delle cure. Come fare in modo che questi principi non restino solo sulla carta? Quale confine fra diritto alla cura, libertà di scelta e accanimento terapeutico? Domande attorno a cui si aprirà il confronto. 

La presenza della monaca Elena Seishin Vivini consentirà di gettare uno sguardo sulla visione buddista di vita e morte, mettendola in relazione con la visione cattolica e laica e approfondire gli aspetti spirituali, mentre la parte conclusiva aprirà la riflessione sul “come” vivere gli ultimi mesi o gli ultimi giorni, con un’attenzione alle possibilità esistenti sul territorio: l’ospedalizzazione è davvero strada obbligata anche quando non c’è più possibilità di guarigione? L’incontro sarà occasione per esplorare percorsi che provano a suggerire una gestione diversa del fine vita, dove alle cure per la sofferenza fisica si affianca l’attenzione per quella spirituale.

L’appuntamento di sabato 4 rappresenta l’approdo del Festival, che ha vissuto nelle serate di sabato 28 e domenica 29 luglio il suo momento più intenso: Senza vincitori né vinti è andato in scena sul palcoscenico naturale di Cima Tomba con quasi 4.000 spettatori in due serate, baciate anche da un cielo spettacolare.  Tra le sfide affrontate quest’anno da Vacanze dell’Anima e dal suo ideatore, Loris De Martin, un nuovo capofila della rete di istituzioni, associazioni e imprese che sostengono il progetto. Da quest’anno è la cooperativa sociale Ca’ Corniani di Monfumo il primo promotore del festival: una realtà attiva nell’inserimento sociale e lavorativo delle persone con disagio psichiatrico attraverso l’agricoltura sociale e il turismo sostenibile. 

La cooperativa è entrata a far parte di Vacanze dell’anima per promuovere lo sviluppo del territorio, insieme agli altri attori, per essere connettore tra chi ci vive e lavora, per sostenere, nei fatti e anche fuori dal proprio circuito diretto, la cultura dell’inclusione e della solidarietà. “Lavoriamo perché ci sia posto per tutti, anche per le persone più fragili” dichiara Enrico Pozzobon, presidente della cooperativa sociale Ca’ Corniani. Da qui la scelta di affrontare temi non facili, come quello del fine vita, coinvolgendo nella riflessione la gente comune, senza delegare la materia agli esperti: una proposta che vuole contribuire a stimolare la sensibilità e l’attenzione attorno ad argomenti spesso tabù” perché considerati scomodi, per far maturare una sensibilità sociale diversa, capace di sostenere le tante fragilità spesso relegate “ai margini” dalla cultura in cui siamo immersi.  L’incontro è a ingresso libero.

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