Vaccino anti Covid: «Dimenticato il volontariato trevigiano»

Il presidente di Volontarinsieme, Alberto Franceschini, esprime perplessità sulla tabella regionale relativa alla priorità di somministrazione alle categorie più esposte

Vaccinazioni all'ospedale Ca' Foncello (Credits Ulss2)

Per Volontarinsieme Treviso vaccinarsi è un atto di responsabilità. Per questo motivo è necessario che, nel minor tempo possibile, venga sottoposto a vaccinazione il maggior numero possibile di cittadine e cittadini. Di fatto, per il presidente Alberto Franceschini, deve essere assicurata con la massima capillarità una campagna vaccinale che veda il coinvolgimento consapevole dei trevigiani, attraverso un’informazione adeguata e diffusa che renda omogeneo su tutto il territorio provinciale il diritto alla tutela della salute.

A tal proposito, Volontarinsieme esprime preoccupazione per i ritardi che già in questi giorni si segnalano sia nella distribuzione dei vaccini sia nelle modalità con cui il piano vaccinale sta venendo implementato. Un allarme lanciato dal presidente di Volontarinsieme Treviso che afferma: «E' necessario tener presente nella priorità di somministrazione del vaccino alle categorie più esposte ed essenziali per la tutela sociale quella parte del volontariato, che a oggi è stato dimenticato, pur operando in prima linea nel tentativo di aiutare i trevigiani più fragili. Faccio riferimento alle associazioni che si dedicano non solo ai trasporti sociali o alla consegna di generi di prima necessità, ma a chi si prende cura degli anziani e delle persone con disabilità, e sostiene le persone affette da patologie. Il volontariato della Marca, senza tema di smentite, nella seconda fase della pandemia si è fatto carico di buona parte l’assistenza territoriale, considerato anche l’impatto dei contagi sul sistema sociosanitario. Ricordiamo che i volontari sono prima di tutto persone che in questa difficile situazione si trovano ad affrontare, come tutti, i rischi di salute connessi.

L'Ulss 2 ha avviato le vaccinazioni degli operatori sanitari e non sanitari dei presidi ospedalieri e del personale delle strutture assistenziali per anziani. Considerare la vaccinazione dei volontari delle nostre associazioni trevigiane è una questione etica e funzionale a garantire il sistema di welfare territoriale basato sul loro fondamentale contributo, garantendo la loro e la salute delle persone fragili alle quali si dedicano - sottolinea Franceschini - Un impegno che non è mai venuto meno in questi difficili e complessi mesi di pandemia. Non è tanto essere vaccinati qualche giorno prima o dopo - continua il presidente dell'associazione - quanto dover rilevare come il volontariato stia a cuore alla Regione e alla nostra Ulss. Per questo facciamo appello a queste istituzioni e alla Conferenza dei sindaci per programmare le vaccinazioni in tal senso. Nella speranza che il volontariato non venga dimenticato come accaduto per la campagna di screening di ricerca, non ricevendo l’opportunità di fare tamponi di controllo, nonostante le richieste avanzate. Come sempre siamo a disposizione per ogni utile confronto - conclude Franceschini - la partecipazione e la collaborazione sono la base del nostro operare, e consentono anche di raggiungere migliori risultati».

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