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Morto sul lavoro a 25 anni, la moglie scrive a Giorgia Meloni

La giovane vedova di Andrea Soligo non si arrende e, dopo le lettere al Presidente della Repubblica e al Ministro Nordio, scrive anche all'attuale premier e al Procuratore di Vicenza

Giorgia Gatto, la giovane vedova del trevigiano Andrea Soligo, morto sul lavoro il 5 gennaio del 2022 a Tezze sul Brenta, non molla. Sono trascorsi oltre due mesi dalle lettere inviate al Presidente della Repubblica e al Ministro Nordio per richiedere aiuto per la ricerca della verità sulla morte del marito, ma nulla si è mosso. Nessuna risposta. Neanche da parte della procura della Repubblica di Vicenza alla quale, l'8 febbraio scorso, gli avvocati Fabio Capraro e Marco Bonazzi di Treviso si sono rivolti per chiedere la riapertura delle indagini. Il giudice di Vicenza, dottor Nicolò Gianesini, lo scorso 13 dicembre aveva infatti chiuso le indagini preliminari con un decreto di archiviazione. Archiviazione che per Giorgia Gatto, e i genitori di Andrea, Gianni Soligo e Paola Simeoni, starebbe a significare "una verità nascosta".

La lettera a Giorgia Meloni

Ed è così che in un altro disperato tentativo di ottenere giustizia per il marito, Giorgia ha scritto una lunga lettera anche a Giorgia Meloni. La giovane vedova si rivolge alla Presidente del Consiglio da mamma a mamma. “Scrivo a Lei perché, come me, è mamma e sono sicura potrà capire, meglio di chiunque altro, la mia profonda disperazione. Sto provando a smuovere le montagne per avere giustizia perché lo devo a mio marito e ai nostri bambini di 3 e 5 anni - continua Giorgia Gatto - e nonostante ci siano elementi evidenti che l'incidente si poteva evitare, è stato deciso che non avrà "responsabilità". E un ultimo accorato appello di richiesta di riapertura del caso, per appurare le esatte cause della morte del marito, Giorgia Gatto lo ha fatto, in un’altra missiva, inviata questa volta direttamente al Procuratore della repubblica di Vicenza Lino Giorgio Bruno.
"Sono trascorsi oltre due mesi da quando abbiamo presentato la documentazione di richiesta di riapertura e ancora nessuno ci ha fatto avere un riscontro - scrive la giovane vedova -. Non voglio a tutti i costi che qualcuno venga condannato per la morte di Andrea, ma quanto meno vorrei che venisse approfondita, magari con una perizia, la dinamica dell’incidente - continua Giorgia - Appurare le vere cause di quanto accaduto potrebbe essere da deterrente per altri incidenti e per fare in modo che questo dolore non colpisca altre mogli, altri bambini, altri genitori, altri fratelli".

In tal senso gli avvocati Capraro e Bonazzi si sono avvalsi di una accurata perizia tecnica del dottor Marco Festa che è stata allegata all’istanza di riapertura del caso. Perizia che evidenziava che se la scala su cui Andrea è salito avesse avuto i piedini di sicurezza, o fosse stata trattenuta a terra da una persona, l'incidente non sarebbe accaduto e Andrea sarebbe ancora vivo. Nonostante la documentazione fornita, da parte della Procura non c'è stata ancora nessuna risposta. L'ultima speranza è che la sensibilità di una mamma, come lo è la Presidente del Consiglio, possa ridare un po' di speranza a un’altra mamma (per ora) delusa dalla giustizia.

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