Azioni "baciate" di Veneto Banca, il giudice: «Quel finanziamento è nullo»

Ribadito il principio secondo cui un istituto di credito "non può, direttamente o indirettamente, accordare prestiti né fornire garanzie per l'acquisto o sottoscrizione delle proprie azioni" 

Una sentenza annulla il mutuo per baciate di Veneto Banca

Con una sentenza destinata a far discutere, accogliendo un ricorsi degli avvocati Marco Portantiolo e Ginaluca Puglisi, la Terza sezione del Tribunale Civile di Treviso ha dichiarato nullo un contratto di mutuo finalizzato a erogare un finanziamento a un cliente di Veneto Banca per l'acquisto di azioni dell'istituto di credito.

Il caso, discusso il 5 maggio scorso davanti al giudice Andrea Valerio Cambi mette un punto fermo sulle questione delle cosiddette "baciate" di Veneto Banca, ribadendo il principio secondo cui una istituto di credito "non può, direttamente o indirettamente, accordare prestiti né fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle proprie azioni". La vicenda risale al 2014 e ha come oggetto un contratto di leasing stipulato con la Claris spa, società strumentale di Veneto Banca con cui un commercialista di Castelfranco aveva sottoscritto nel 2009 una locazione finanziaria per una sede dell'ufficio, il tutto per un valore di 767 mila euro, con opzione d'acquisto di altri 128 mila euro. Mentre lo studio pagava regolarmente le rate uno degli associati, decidendo di recedere dalla compagine societaria, aveva deciso di cedere le proprie quote alla moglie del commercialista chiedendo la liberazione dalla garanzia prestata a sostegno del contratto di leasing. Ne scaturisce una trattativa con l'istituto di credito che, alla luce del cambio, pretende ulteriori garanzie. Dove trovare questi soldi? Il direttore della filiale di Castelfranco Veneto della ex popolare una soluzione la ha: far comperare al commercialista 170mila euro di azioni Veneto Banca e costituirci sopra un pegno. E per finalizzare l'acquisto arriva la "baciata": i soldi sono il risultato di un mutuo dell'importo di 200mila euro messo al 31 dicembre del 2013 sull'abitazione del noto professionista, casa che al tempo condivideva con la madre, rientrati alla banca il 13 gennaio del 2014 sotto forma di richiesta d'acquisto di 4.172 azioni di Veneto Banca.

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La sentenza, che nel definire la posizione di Intesa è molto tecnica quanto puntuale, ribadisce che esiste un "divieto di assistenza finanziaria per l'acquisto di azioni proprie in quanto la diretta dell'effettività del patrimonio sociale ha carattere assoluta e va inteso in senso ampio. Né consegue che è vietata qualsiasi forma di agevolazione bancaria, atteso che assuma rilevanza il nesso strumentale tra il prestito o la garanzia e l'acquisto di azioni proprie". «Nel caso di specie - conclude nelle sua motivazioni il giudice Cambi - emerge la violazione della citata norma da parte di Veneto Banca, la quale non si è soltanto limitata a finanziare l'acquisto di proprie azioni da parta dell'attore ma ha di fatto indotto quest'ultimo al loro acquisto nella rinegoziazione delle garanzie personali accessorie al rapporto di di locazione finanziaria».

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