Sentenza Veneto Banca del Tribunale di Brindisi, Arman: «Per noi non cambia nulla»

Il portavoce del coordinamento Don Torta, spegne l'entusiasmo ingenerato dalla sentenza sulla vendita delle azioni di Veneto Banca: «Intesa paga perché nel 2019 si fuse con Banca Apulia»

La sede della ex Veneto Banca

«Per noi cambia poco o nulla, Intesa paga perché nel 2019 si fuse, per incorporazione, con Banca Apulia». Andrea Arman, dei coordinamento Don Torta, spegne l'entusiasmo ingenerato dalla sentenza del Tribunale di Brindisi sulla vendita delle azioni di Veneto Banca.

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Il caso è quello di  consumatore che aveva acquistato presso l’allora Banca Apulia, della quale era cliente, azioni della Veneto Banca prospettati, a quanto sostenuto in giudizio dal risparmiatore, come titoli sicuri e senza rischio alcuno per il capitale, spiega il legale del risparmiatore. Solo successivamente, a seguito delle note vicende di cronaca che hanno coinvolto la Veneto Banca, il risparmiatore si è reso conto della natura, dei rischi e della pericolosità dell’investimento effettuato e che, pertanto, il valore delle azioni in suo possesso era pressoché azzerato. I  tentativi di addivenire ad un componimento bonario della controversia sono risultati vani, e nel 2017, il risparmiatore ha promosso il processo conclusosi vittoriosamente con la sentenza del 26 maggio 2020. «Il decreto sulla messa in stato di liquidazione di Veneto Banca è chiaro - dice Arman - e Intesa si chiama fuori da ogni pretesa del risparmiatore per i danni causati dalla vendita delle azioni. Altro discorso riguarda Banca Apulia, che è di fatto stata acquistata. Vi è una intermediazione e una successione logica delle posizioni dovuta alla vendita. Ma per chi ha acquistato direttamente da Veneto Banca le azioni che poi sono crollate la "specialità" resta in campo. Certamente - conclude - resta il fatto di un pronunciamento del giudice civile sul fatto che quei contratti di acquisto sono nulli sulla base delle false informazioni sulla pretesa sicurezza dell'investimento».

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