Covid-19 rilevato con il test della saliva: il progetto dell'Università di Padova

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha annunciato l'avvio di una sperimentazione che è assolutamente pionieristica e che permetterà all'Università di ripartire in sicurezza

La conferenza stampa di oggi

Prima in Italia, l’Università di Padova sta per avviare una sperimentazione su vasta scala che, per la diagnosi sul Covid-19, utilizza il test salivare al posto del tampone orofaringeo. Interesserà inizialmente i circa ottomila dipendenti tra docenti e amministrativi e, nell’intento dei responsabili dell’Ateneo, partirà prima del ritorno delle lezioni in presenza. La novità è stata presentata oggi, mercoledì 9 settembre, nel corso del consueto punto stampa del Presidente della Regione Veneto, affiancato come sempre dall’Assessore alla Sanità, sulla situazione del Covid-19, alla presenza del Magnifico Rettore dell’Università Rosario Rizzuto, della Prorettrice Danila Mapelli, del Direttore del Dipartimento Didattico Scientifico Assistenziale Integrato Mario Plebani, del Presidente della Scuola di Medicina di Padova Stefano Merigliano, e del Coordinatore delle 14 Microbiologie della rete pubblica veneta che analizza i tamponi Roberto Rigoli, primario della Microbiologia di Treviso.

«La collaborazione tra la sanità regionale e il mondo universitario – ha detto il Governatore Luca Zaia – prosegue e produce risultati sempre più importanti. Presentiamo con orgoglio quest’ultimo, che ha una prospettiva storica, perché per noi fa parte dell’evoluzione verso un sistema di test rapido di massa in autoscreening, abbinato alla spinta sulla ricerca dell’antigene. In prospettiva, il test salivare è fondamentale, perché, una volta appropriatamente testato con la sperimentazione, potrà diventare una risposta veloce e sicura, con procedure più semplici e dall’esito garantito». Il test salivare è diverso dal tampone tradizionale per la modalità di raccolta del materiale da analizzare (un tamponcino di cotone, masticato e inserito in un contenitore dotato di codice a barre abbinato alla persona, al posto dell’inserimento del tampone orofaringeo) ma, come il tampone tradizionale, consente la diagnosi di tipo molecolare.

Inizialmente il test salivare interesserà i dipendenti dell’Ateneo e gli eventuali contatti di studenti positivi, ma l’auspicio espresso oggi è che possa estendersi in maniera molto ampia in tempi ragionevolmente brevi. Gli studi effettuati a Padova sul test salivare, ha assicurato Plebani, hanno portato a verificare che i risultati hanno una precisione assimilabile a quella dei tamponi orofaringei. In Veneto, sono stati realizzati ad oggi oltre 1 mln e 600mila tamponi e 1 mln e 350mila test rapidi che hanno dato riscontro alla positività da Covid-19 di 24.209 persone (153 asintomatici), 91 in più rispetto a martedì. Questi sono gli ultimi dati che arrivano dalla lettura dal bollettino diffuso da Azienda Zero, aggiornato alle 8 di mercoledì 9 settembre.

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Gli ultimi dati su Covid-19 in Veneto

Le persone in isolamento sono 7.878 (+ 732) mentre i ricoverati sono 142 (83 positivi), di cui 18 ricoverati in Terapia intensiva. I decessi salgono a 2.135 mentre le persone dimesse sono 3.929. Dati che portano il governatore del Veneto Luca Zaia, in collegamento dalla sede regionale della Protezione civile, ad una semplice considerazione: «Il virus c'è, è meno aggressivo perchè non da sintomi e negli ospedali non c'è un'emergenza sanitaria».

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