Sabato, 19 Giugno 2021
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Autonomia e digitale, Zaia: «Saranno cinque anni di rivoluzione»

Il governatore del Veneto (quasi al 77% dei consensi) ringrazia per il risultato anche i "nuovi veneti" e sottolinea di non avere nessuna mira nazionale: «Ho una responsabilità, questa è una pagina di storia». E ora spazio al toto-giunta

Luca Zaia durante la conferenza stampa del K3

«Saranno cinque anni di rivoluzione totale, pacifica, gandhiana. Il mondo digitale ci aiuterà. E' l'autonomia la madre di tutte le battaglie: chi non la vuole è un irresponsabile». Luca Zaia, forte di un'elezione con percentuali bulgare (quasi il 77% dei consensi) alla presidenza del Veneto, ha già tracciato le linee guida che caratterizzeranno il suo terzo mandato da governatore: dopo l'abbraccio del "suo" popolo, quello dei militanti, lunedì sera al K3 di Fontane di Villorba (quartier generale del Carroccio), oggi, martedì 22 settembre, si è concesso, sempre presso la sede leghista, ai giornalisti, ringraziandoli come ha fatto con tutti i veneti, sottolineando l'importanza dei "nuovi veneti".

In consiglio regionale potrà contare su una maggioranza schiacciante, con un totale di 42 consiglieri, con l'opposizione del solo Pd ridotta ai minimi storici e il M5S cancellato dalla geografia politica veneta. Nei prossimi giorni sarà già tempo di scegliere i nomi che andranno a comporre la Giunta. «Magari li cambio tutti»: ha risposto sorridendo Zaia e rassicurando gli alleati, Fratelli d'Italia e Forza Italia, il cui ruolo in Regione è stato fortemente ridimensionato da questa vittoria torrenziale. «Se i risultati fossero stati invertiti -ha chiosato- ci sarebbero state altre dichiarazioni».

Zaia ha raccontato di aver ricevuto il messaggio di complimenti da parte del segretario federale della Lega, Matteo Salvini, e ha sottolineato di non avere nessuna "mira nazionale". «Ho una responsabilità, questa è una pagina di storia -ha spiegato Zaia- l'affluenza è stato il vero valore importante di queste elezioni: è il popolo che sceglie per il popolo». Zaia ha ripercorso, passo passo, gli ultimi anni di mandato (dal caso Pfas, agli ospedali di Treviso e Padova, le emergenze come la tempesta Vaia e la pandemia del Covid-19), rivendicandone i successi.

Le "partite" più importanti, per dirla con il gergo del "Doge" (qualcuno scherzosamente, visto il grande consenso, gli ha assegnato la presidenza della Slovenia), sono certamente quelle della Pedemontana Veneta, insieme a quella delle Olimpiadi di Cortina, ma al primo posto c'è sempre l'autonomia. «E' un percorso già tracciato, a Roma non dormano sonni tranquilli. Nella Lega non mi risulta ci sia un'anima contraria all'autonomia. Dire di no vuol dire non rispettare i veneti»: ha commentato Zaia, rivelando di aver ricevuto una telefonata da parte del ministro Boccia, e negando ogni interesse di nomina alla presidenza della Conferenza Stato-Regioni, organo destinato a divenire sempre più la terza camera dello Stato. Il governatore, sottoposto al consueto fuoco di fila dei giornalisti, non ha voluto spiegare come ha votato al Referendum (tra qualche giorno lo rivelerà) ed è stato, come di consueto, gelido con chi gli chiedeva un commento alle ultime dichiarazioni del virologo Crisanti. «Si commenta da sè»: ha spiegato.

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