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Villa Lattes, inaugurata la casa museo dei Carillon a Istrana

E’ stata ufficialmente aperta al pubblico sabato 26 maggio alle 15, dopo che nel corso della mattinata si è svolta la cerimonia dedicata alle autorità

ISTRANA Per l’occasione è stato intonato per la prima volta l’Inno di Istrana, il Comune è infatti uno dei pochi ad avere un proprio brano a rappresentarlo. Anche la cappella gentilizia è tornata a “suonare”: il sindaco Enzo Fiorin ha donato una nuova campanella esterna, dopo che l’originale è scomparsa diversi anni fa. A sindaci e assessori della provincia e non solo è stata dedicata la prima visita al neonato museo: per scoprire i carillon e gli automi tra i più rari al mondo, ma anche gli ambienti della residenza fedelmente ricreati, si può avvalere sia delle guide in carne ed ossa sia della app sviluppata ad hoc, utilizzabile con i tablet messi a disposizione degli ospiti.

E’ stata la musica ad accompagnare sabato 26 maggio l’inaugurazione della Casa Museo Villa Lattes, a Istrana, che alle 10.30 ha aperto le porte a sindaci, assessori ed autorità del territorio: quella generata dai carillon in essa esposti, certo, ma anche i rintocchi della campanella esterna della cappella cattolica, dono del sindaco Enzo Fiorin dopo che l’originale è stata rubata diversi anni fa (l’ultimo proprietario privato Bruno Lattes, pur essendo di fede ebrea, vi ospitava i paesani a una messa domenicale fissa), e l’Inno di Istrana, intonato per la prima volta dal coro parrocchiale del paese, che è uno dei pochi ad avere un proprio brano dedicato.

Per le autorità al mattino e per tutti nel pomeriggio, il Comune di Istrana, dopo una lunga ma necessaria attesa, ha svelato il proprio gioiello. La villa rappresenta “un capolavoro e il canto del cigno della Serenissima: realizzata Giorgio Massari, proto architetto di Venezia, e progettista anche di Palazzo Grassi”, come ha sottolineato Ranieri Zandarin, architetto del team che ha curato il progetto di restuaro, e pur edificata attorno al 1715 presenta anche una inconsueta modernità: fu infatti costruita osservando importanti misure antisismiche. “Quasi ogni comune del nostro territorio – ha sottolineato Cristiano Corazzari, assessore alla cultura della Regione Veneto - ha una testimonianza di questa eccezionale architettura, quella delle ville venete. Esse rappresentano l’essenza di ciò che siamo, la nostra cultura e la nostra identità ma, nate come organismi produttivi, anche un modello di sviluppo territoriale”.

Il restauro ha puntato a trasformarla in edificio passivo, riscaldato da geotermia, ad alta efficienza energetica e che sfrutta il teleriscaldamento; l’impiantistica, inoltre, è totalmente a scomparsa e il sistema domotico che la gestisce è azionabile da remoto, connesso agli smartphone.All’interno della villa sono stati ricreati fedelmente alcuni ambienti interni: il salone centrale con mobili Luigi XVI laccati e dorati, la cucina con il focolare e la collezione di pentolame in rame, la camera degli ospiti con arredo del primo Ottocento, il bagno, modernissimo per l’epoca di Lattes, dotato di acqua calda e fredda. “Tutto è stato studiato – ha spiegato Gabriele Toneguzzi, architetto del team di restauro – per offrire ai visitatori la sensazione di essere ospiti di un padrone di casa temporaneamente assente. Per questo è stato ideato un allestimento teatrale e completamente diverso da quelli dei tradizionali musei”.

Il concetto di ospitalità prossimamente si estenderà, con la possibilità di poter soggiornare nella foresteria della villa. La collezione esposta al piano nobile, concessa in comodato dal Comune di Treviso, al quale appartiene, consta di 27 pezzi, che contemplano tutti gli aspetti della riproduzione meccanica della musica, dal carillon alla “monferrina”, all’armonium. All’ingresso campeggia invece Il tamburino, un automa della seconda metà del Settecento in divisa della Repubblica di Venezia: si tratta di un pezzo artigianale unico al mondo, sia per il soggetto (tamburino appartenente alla milizia veneta), sia per l’antichità (seconda metà del Settecento, di fattura veneziana), sia per la dimensione (sfiora il metro di altezza).

La collezione di Bruno Lattes è tra le più ricche d’Europa. Nella sua autobiografia, Memorie di un avvocato ottimista, espresse il desiderio di voler raccogliere quanto di gioioso e burlesco avesse allietato la sua vita e di omettere quanto fosse stato doloroso e infausto. La sua raccolta di oggetti musicali rispecchia la sua passione per la musica, coltivata fin da giovane dilettandosi al violoncello. Nel 1953 Lattes accolse nella propria villa uno dei massimi esperti nel campo dei meccanismi, Alfred Chapuis, che in quegli anni stava per redigere un nuovo trattato, la Histoire de la Boîte à Musique et de la Musique mécanique. Durante la sua visita, in compagnia di un altro insigne conoscitore della materia, Enrico Morpugo, Chapuis affermò che la collezione Lattes raccoglieva elementi unici di cui nemmeno poteva immaginare l'esistenza. Vi sono bambole, uomini o animali che si muovono compiendo gesti simili al vero. Tra i meccaismi più rari ed interessanti, che si potranno ammirare accanto a Il tamburino, si annoverano: la Bambola che si incipria, che graziosa ed elegante alterna il gesto di portare al viso il piumino e lo specchio, L’uccellino in gabbia, datato attorno al 1880 e riconducibile alle officine francesi Bontemps, La pianista, realizzata in Germania tra il 1870 e il 1880, Il pagliaccio che suona l’arpa, giocattolo di inizio Novecento interessante per essere tra i primi ad avere la testa di celluloide.

Nella neonata casa museo il personale è a disposizione per guidare gli ospiti nella visita, tuttavia è disponibile anche una app utilizzabile nei tablet forniti alla biglietteria che permette di avere informazioni sia sulla villa che sulla collezione Lattes e propone dei brevi video per mostrare il funzionamento dei carillon esposti. Visitare il museo e il territorio. Il museo, a partire dal 27 maggio 2018 sarà aperto giovedì 9.00 – 13.00, venerdì 15.00 – 19.00, sabato 9.00 – 12.00 e 15.00 – 19.00, domenica 9.00 – 13.00 e 14.00 – 19.00.

Biglietti e convenzioni: ingresso euro 5,00, ridotti e residenti nel Comune di Istrana euro 3,00. Sarà disponibile anche la app del museo, utilizzabile esclusivamente sui tablet forniti all’inizio della visita. Istrana si trova al centro di un itinerario turistico e culturale estremamente ricco: a dieci chilometri da Treviso e ad altrettanta distanza dalla palladiana Villa Emo (Fanzolo di Vedelago, Treviso); a venti chilometri dall’altro capolavoro di Andrea Palladio in territorio trevigiano, Villa Barbaro di Maser, che vanta splendidi affreschi di Paolo Veronese, a trenta dal borgo di Asolo, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia, a quaranta da Venezia.

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