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Martedì, 31 Gennaio 2023
Attualità

Vino come le sigarette, etichette di allarme sulle bottiglie

Via libera dell'Unione Europea all'Irlanda per inserire l'etichetta "Il vino uccide" sulle bottiglie in vendita. Insorgono i politici del Veneto, Zaia: «Scelta assurda, crea un precedente pericoloso»

«L'autorizzazione dell’Ue all’Irlanda a inserire la dicitura ‘il vino uccide’ sulle bottiglie è una scelta assurda, che rischia di costituire un pericolosissimo precedente soprattutto per le produzioni genuine, a denominazione, risultato di secoli di cultura enoica come le nostre. Occorre opporsi con forza al diffondersi di questa pratica, che appare fuori luogo, inutile e pericolosa”.

Lo dice il presidente del Veneto, Luca Zaia, commentando la decisione dell'Unione Europea di autorizzare l’Irlanda a inserire scritte allarmistiche sulle bottiglie di vino. «Quella del vino - prosegue Zaia - è una delle maggiori voci della produzione e dell’export del Veneto che, da un’azione come questa rischia di subire ingenti danni, dell’ordine di miliardi di euro. Un’ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione. Una scelta assurda - conclude il Governatore - perché ogni alimento, nessuno escluso, se consumato in eccesso, può diventare nocivo e, in pura teoria portare alla morte. Non si spiega, quindi, perché il vino sì e qualsiasi altro alimento no. Per quanto ci riguarda è e sarà opposizione durissima».

I commenti

Alle parole del presidente Zaia, si sono subito aggiunte le reazioni del consigliere regionale Tommaso Razzolini (Fratelli d’Italia) e Gianantonio Da Re (Lega). «Quello irlandese rischia di diventare un pericolosissimo precedente concesso dall’Ue che mette a rischio un mercato che per l’Italia vale 14 miliardi di euro con oltre il 70% di etichette Docg, Doc e Igt e oltre un milione di persone occupate - dice Razzolini -. Va ribadita con forza la massima contrarietà all’iniziativa che permetterà all’Irlanda di adottare sugli alcolici etichette che indistintamente correlano il consumo a malattie gravi, come già accade per le sigarette. Una pratica del tutto impropria quella di assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici  al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione come il vino. La mia attenzione agli sviluppi della vicenda sarà massima anche in qualità di membro della terza commissione consiliare permanente in materia di politiche agricole d’interesse regionale, nazionale e comunitario. Un plauso va al ministro Lollobrigida che ha garantito l’impegno a lavorare per difendere i nostri prodotti contro l’introduzione di sistemi di etichettatura fuorvianti e dannosi che eliminano l’elemento della qualità che contraddistingue il Made in Italy» conclude Razzolini.

Sul caso dell’etichettatura che l’Irlanda ha intenzione di apporre sulle bottiglie di vino (es. “Esiste un legame diretto fra alcol e tumori mortali») Gianantonio Da Re, europarlamentare trevigiano della Lega e membro del gruppo Identità e Democrazia, conclude. «Sarebbe un provvedimento sbagliato e inefficace, che non mira a risolvere un problema che evidentemente sta altrove. Un buon bicchiere di vino non ha mai fatto male a nessuno. Anzi, è dimostrato che faccia bene alla salute, lo sapevano anche i nostri nonni - continua l’europarlamentare - . Darò battaglia perché in Europa un simile provvedimento non trovi l’approvazione e mi aspetto l'appoggio di tutte le forze politiche che devono difendere i nostri prodotti italiani. Non più tardi della scorsa settimana, ho presentato una interrogazione al Consiglio dell’Unione Europea perché si incentivi la promozione del sistema delle indicazioni geografiche, così da proteggere i prodotti legati alle origini geografiche e alle tradizioni, e si rafforza la produzione alimentare tipica - ha concluso Da Re - . Mi aspetto che la Ue lavori in questa direzione, non in quella opposta che porterebbe alla penalizzazione dei prodotti stessi».

«Inizialmente sorpresi e amareggiati, ora proprio arrabbiati per degli atteggiamenti discriminatori verso un settore che per molti Paesi dell’Ue è strategico, ma non solo. Il vino per noi è storia, cultura, tradizione e socialità e non certo qualcosa che fa male». Così Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso dopo ill via libera dell’Unione Europea alle etichette allarmistiche sul vino. Un provvedimento visto da molti come un attacco diretto all’Italia che è il principale produttore ed esportatore mondiale con oltre 14 miliardi di fatturato, di cui più della metà all’estero. «Come per tutte le cose è l’abuso che fa male e su questo vanno attuate politiche di aiuto e di tutela della salute. Ma comparere il vino al fumo mi sembra una cosa inaccettabile - continua Polegato - Improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino che in Italia è diventato l'emblema di uno stile di vita lento, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol. Ripeto che il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate». Una scelta che rischia di alimentare paure ingiustificate nei consumatori come dimostra il fatto che quasi un italiano su quattro (23%) smetterebbe di bere vino o ne consumerebbe di meno se in etichetta trovasse scritte allarmistiche come quelle apposte sui pacchetti di sigarette, secondo un sondaggio online sul sito www.coldiretti.it. Si tratta di difendere un settore del Made in Italy che ha scelto da tempo la strada della qualità con le bottiglie Made in Italy che sono destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola.  Il consumo pro capite in Italia si attesta, concludono da Coldiretti, sui 33 litri all’anno con una sempre maggiore attenzione alla qualità, alla storia del vino, ai legami con i territori che spingono italiani e stranieri anche alla scoperta di cantine e aziende.

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