Violenze domestiche in aumento: «Aiuti dai cittadini, non dalle istituzioni»

Emergenza sempre più significativa in provincia di Treviso. Una signora ha messo a disposizione quattro appartamenti per ospitare donne vittime di violenza con i loro figli

«In quattro mesi il Telefono rosa del Centro antiviolenza di Treviso ha ricevuto 71 chiamate, con un’impennata nei cinquanta giorni di lockdown. È un’emergenza nell’emergenza ed è assurdo che debbano essere dei privati benefattori, che vanno ovviamente ringraziati, a rispondere alle richieste di aiuto, come nel caso di una signora trevigiana che ha messo a disposizione quattro appartamenti per ospitare donne vittime di maltrattamenti e i loro figli. Le istituzioni devono assicurare un maggior impegno e maggiori risorse, per questo trovo grave che la maggioranza abbia bocciato il nostro ordine del giorno con cui sollecitavamo una rapida distribuzione dei fondi statali destinati alle case rifugio del Veneto». A dirlo, riportando i numeri dell’associazione trevigiana, è il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che evidenzia anche quanto accaduto lunedì scorso durante la seduta online sulla variazione di bilancio.

«I numeri dicono che gli episodi di violenza domestica sono in crescita a causa della convivenza forzata, che rende ancor più difficile la richiesta di aiuto all’esterno. Il nostro ordine del giorno era ‘neutro’ non conteneva alcuna critica politica alla Giunta, ma un invito ad agire con la massima urgenza non appena fossero arrivati i soldi dal Governo che, proprio per l’aumento dei casi di maltrattamento, ha stanziato ulteriori tre milioni di euro per le strutture di accoglienza. Fondi indispensabili, altrimenti non sarebbe necessario il ricorso a singoli benefattori. È perciò incomprensibile l’astensione della maggioranza che ha portato alla bocciatura dell’ordine del giorno: potevamo dare un segnale di attenzione e invece è stata un’occasione persa».

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