Coronavirus, dopo due mesi l'ospedale di Montebelluna è Covid-free

Il direttore generale, Francesco Benazzi: «Bravi, responsabili, competenti e con spiccate doti umane non solo verso i pazienti. Voglio davvero ringraziare tutti i medici»

L’ospedale di Montebelluna è Covid Free e ha iniziato la fase 2, ricca di tutte le disposizione a tutela e garanzia dei sanitari e pazienti al suo interno, consapevole di aver ereditato dall’emergenza Covid-19 un senso di coesione mai avuto e un modello organizzativo efficace. Al San Valentino, infatti, è tempo di bilanci e di girarsi indietro per valutare le ultime dieci settimane: «E’ stata un’esperienza molto particolare sul piano organizzativo che ha visto nascere, da un giorno all’altro, un reparto nuovo nel nostro ospedale dall’unione di quattro reparti del primo piano che hanno messo in comune spazi e risorse umane – racconta Riccardo Drigo, direttore di Pneumologia del San Valentino – Abbiamo lavorato con un'unica cartella clinica ed un unico metodo di lavoro con ben due riunioni giornalieri comuni per aggiornarsi sui casi. Abbiamo trattato complessivamente 77 pazienti di cui il 30 % in terapia intensiva. Pazienti in fase acuta quasi tutti con polmonite da Covid 19 e insufficienza respiratoria».

Il nuovo reparto allargato era formato oltre che da Pneumologia anche da Medicina diretta da Loris Confortin, Geriatria diretta Emanuele Rizzo e Lungodegenza sotto la guida della responsabile Luisa Vedovotto. In più il San Valentino aveva attivato dall’entrata del Pronto Soccorso un percorso solo per pazienti Covid e al terzo piano la nascita della Riabilitazione post terapia intensiva e una sala parto Covid. Tutto collegato anche in questo caso alla Rianimazione. «Bravi, responsabili, competenti e con spiccate doti umane non solo verso i pazienti – sottolinea Francesco Benazzi, direttore generale dell’Ulss 2 Marca trevigiana – Voglio davvero ringraziare di cuore tutto il personale del San Valentino per quello che ha fatto e creato a Montebelluna».

Infatti, da questa fusione è nata una coesione straordinaria: «Ai primi di marzo ricordo la prima riunione in cui ci guardavamo tutti sbigottiti – continua Drigo – Il discorso introduttivo fu chiaro e profetico. Comunque vada alla fine di tutto questo non sarà più come prima. Se daremo il massimo insieme come professionisti e persone ne guadagneremo tutti. Così è stato. Esperienza molto forte sul piano professionale e umano con una disponibilità e vicinanza straordinaria tra tutto il personale infermieristico e medico che ha lavorato insieme senza personalismo alcuno – continua Drigo – Un esempio concreto della straordinarietà di questa vicenda? Gli specialisti di ruolo, gastroenterologi, Orl, ginecologi, oculisti, ortopedici, si sono prestati ad affiancare il medico di guardia notturna nei mesi di marzo e aprile. Poi oltre ad affrontare l’emergenza Covid abbiamo ovviamente gestito i ricoveri urgenti per le patologie non derogabili e le oncologiche, anche a livello ambulatoriale. E devo dire che cittadini, associazioni, parrocchie non hanno mai mancato di scaldarci il cuore con  i loro attestati di stima e di solidarietà». 

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