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Uno dei dieci check point che vennero istituiti a Vo' Euganeo

Uno dei dieci check point che vennero istituiti a Vo' Euganeo

Un anno fa l'incubo Covid-19: «Quando arrivo' l'ordine: chiudete Schiavonia»

Il tenente colonnello Marco Turrini, attuale comandante del nucleo operativo dell'Arma di Treviso, racconta quel 21 febbraio 2020 quando era alla guida dei carabinieri di Abano Terme: i militari furono i primi ad intervenire per cinturare l'ospedale. Poi arrivò la zona rossa a Vo' Euganeo

«La comunicazione ci arrivò nel pomeriggio di quel 21 febbraio, ci si trovava appunto di fronte ad un primo caso sospetto di Coronavirus, diventati poi due, Renato Turetta e Adriano Trevisan, poi deceduti: erano i primi casi sospetti di polmonite. A questa comunicazione è seguita la necessità di quarantenare e chiudere l'ospedale di Schiavonia. Le prime pattuglie giunte sul posto furono quelle dei carabinieri di Monselice. Lo ricordo molto bene, sono andato io e ho subito capito che la situazione era seria». Per il tenente colonnello Marco Turrini, comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Treviso, quel 21 febbraio 2020 resterà per sempre una data che ne segnerà la vita personale e professionale: in quei mesi drammatici era lui alla guida della Compagnia di Abano Terme che aveva competenza sui territori di Vo' Euganeo, la prima zona rossa italiana insieme a quella istituita a Codogno, nel lodigiano, e sull'ospedale di Schiavonia, dove furono riscontrati i primi casi di Covid-19.

«Abbiamo cinturato la struttura ospedaliera -racconta Turrini- si notavano gli sguardi di sanitari e infermieri, erano sguardi preoccupati, c'era l'ansia e la preoccupazione del momento. I primi ad arrivare siamo stati noi: diciamo che fino al giorno prima c'erano delle relazioni normali, quelle che possiamo avere con una struttura sanitaria, per incidenti o altre attività di istituto. E' stato importante che le stesse persone, gli stessi protagonisti si sono trovati fianco a fianco: loro a salvare vite umane e arginare questo problema e noi per garantire la barriera necessaria».

Poi fu la volta di Vo Euganeo, divenuta zona rossa. «La situazione è stata gestita fin da subito ottimamente -continua il tenente colonnello- siamo andati sul posto ed era emersa da subito esigenza di creare un cordone sanitario e pattugliare il territorio fino ad arrivare alla cinturazione. Si è cristallizzata una situazione: da una parte c'erano le misure per la tutela sanitaria che dovevano tutelare nel quaotidiano i servizi essenziali, il passaggio dei medici che andavano a fare lo screening e assistenza domiciliare, e da un lato garantire pure un corridoio che consentisse a questo paesino di continuare a vivere».

C'era da gestire una situazion che vedeva le vite dei cittadini che venivano improvvisamente stravolte. «Lentamente anche questa situazione è diventata vita quotidiana e passo passo si è reso necessario venire incontro alle esigenze della gente: dal recuperare gli zainetto con i libri dai nonni, piuttosto che consegnare all'anziano i giornali che riceveva di solito dai parenti. Abbiamo fatto da tramite tra loro e l'ufficio postale, per consegnare le pensioni, facilitare la consegna delle derrate alimentari dei supermercati, il carburante per il riscaldamento, coniugando il rigore e la necessità di mantenere e mitigare l'ansia si queste popolazione».

I cittadini sono stati esemplari per senso civico. «Un grande senso civico va riconosciuto a questo paese, è stato simbolico ed è stato percepito fin da subito di queste persone che si sono sottoposti volontariamente vari screening per scopo sanitario, a scopo di ricerca, in maniera composta  -chiude Marco Turrini- e poi finita la cinturazione c'è stato il lockdown nazionale: han vissuto due volte questa cosa. Era un'emergenza nuova, sconosciuta. Abbiamo cercato di mantenere la prossimità, di far rispettare distanze ma la distanza era solo fisica. A Schiavonia come a Vo' abbiamo affrontatato insieme la gestione di questa emergenza. C'erano i 10 varchi, controlli serrati, obbligo di mascherine, distanze, però è chiaro che se c'è stata minore ansia minore, è perchè c'erano i carabinieri che condividevano con loro le stesse preoccupazioni».

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