Coronavirus, nuovo aumento di casi in Veneto, Zaia: «Sono preoccupato»

Sfogo del Governatore del Veneto nel corso del punto stampa di martedì 30 giugno. Otto nuove persone positive e 35 persone messe in isolamento nelle ultime ore

Luca Zaia durante il punto stampa nella sede della Protezione civile

Cinque ricoverati in più, trentacinque nuove persone in isolamento e otto positivi in più rispetto a ieri. Su questi dati, martedì 30 giugno, si è concentrato il presidente del Veneto, Luca Zaia, dopo aver letto l'ultimo bollettino sull'emergenza Coronavirus in regione.

Dati in crescita che hanno acceso una piccola spia di allerta nella mente del governatore, il quale si è appellato anche oggi ai veneti, chiedendo loro di rispettare le regole. «Questi indicatori non sono buoni - ha commentato Zaia - La "festa della liberazione" non funziona. Lo sport nazionale di non indossare più la mascherina e il fregarsene degli assembramenti rischiano di metterci nei guai. Le spiagge piene e gli assembramenti in piazza sono il modo migliore per veicolare un virus che è terribile. In questo momento stiamo vivendo una fase in cui ognuno di noi deve decidere se andare a schiantarsi oppure se salvare la propria vita e quella degli altri cittadini. In questa condizione, non è il caso di diffondere allarmismi, però ho l'obbligo di dire ai cittadini di fare attenzione perché di Coronavirus si muore. E nessuno di noi ha alibi, perché se ci comportiamo in maniera corretta, il virus non torna. Il virus non va aiutato e ci sono dei cittadini che lo stanno aiutando. Se lo si vuole capire, bene, altrimenti la contabilità la faremo alle porte dell'ospedale».

Zaia ha voluto accendere i riflettori anche sulla Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, invitando come ospite il direttore sanitario della fondazione Diego Ponzin. «La nostra fondazione si occupa della donazione dei tessuti oculari e del trapianto di cornea - ha detto Ponzin - Noi dobbiamo cercare di restituire la vista, garantendo la massima sicurezza al paziente. E naturalmente anche un tessuto o un organo possono veicolari degli agenti infettanti. E quindi, dalla fine di febbraio, abbiamo dovuto applicare delle norme che aumentavano la sicurezza nella selezione dei donatori per il trapianto. L'effetto è che le donazioni sono diminuite di circa il 25%, ma non si sono azzerate, mentre sono state sospese tutte le attività degli ospedali che erano rimandabili. E il trapianto di cornea, nella maggior parte dei casi, non è un'urgenza. Questo ci ha creato un problema, perché ricevevamo delle donazioni che non potevamo distribuire. È stato quindi necessario creare dei percorsi "Covid-free" per permettere ai pazienti che si sottoponevano a trapianto di essere al sicuro dalla possibilità di un contagio in ospedale. E l'altro provvedimento importante per noi è stata la direttiva della Regione Veneto che dal 21 aprile ha ridato il via ai trapianti anche non urgenti. E l'effetto è stato straordinario perché la nostra media era di circa 100 trapianti alla settimana con i nostri tessuti, eravamo scesi a circa 5 trapianti a settimana e con la direttiva del Veneto i trapianti sono ripartiti. E quindi abbiamo preservato il valore della donazione anche durante l'emergenza, ma siamo stati anche utili dal punto di vista epidemiologico perché abbiamo effettuato test a tampone a tutti i donatori e circa uno su duecento è risultato positivo. La scoperta di questi positivi ha permesso di risalire ai loro contatti per spegnere eventuali focolai. Inoltre, insieme all'università di Padova, abbiamo studiato i tessuti donati da donatori positivi. E questo ci ha permesso di scoprire che il virus può nascondersi anche nei tessuti oculari, ma le tracce di virus che abbiamo trovato in questi tessuti non avevano capacità infettanti».

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