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Zaia sulla querela a Balasso: «Nessuna censura. Mi basta che chieda scusa»

Non si chiude la vicenda che ha portato alla querela per diffamazione del comico rodigino che, dopo le parole del Governatore, risponde amareggiato sui social

Non ne ha parlato direttamente, ma si aspettava una domanda dei giornalisti ed ha risposto durante l'appuntamento di lunedì mattina con gli aggiornamenti sull'emergenza Coronavirus in Veneto. Ha risposto anche se l'argomento non aveva nulla a che fare con la sanità, i vaccini o il Covid-19. Il presidente della Regione Luca Zaia ha replicato a distanza all'attore e comico Natalino Balasso, il quale è stato querelato proprio da Zaia per diffamazione.

Domenica, infatti, Balasso aveva pubblicato su Youtube un video intitolato Il problema di Luca Zaia in cui l'attore di Porto Tolle (RO) ricostruiva, tra il serio e il faceto, la vicenda che aveva portato alla querela.

Ieri, Zaia ha replicato, spiegando che il suo non è un tentativo di censura, tanto meno di un attore da lui apprezzato. «Potrei essere interrogato sugli spettacoli di Balasso, li ho sempre guardati e ha fatto delle parodie eccezionali - ha detto Zaia - La querela non c'entra nulla con la satira. C'è però una cosa su cui non transigo ed è la mia reputazione. Su Facebook è apparso un messaggio in cui veniva riferito un fatto in cui io avrei compiuto un reato. Questo messaggio è stato condiviso da Balasso il 7 maggio 2020 e, qualche ora più tardi, l'autore del messaggio condiviso da Balasso spiegava che si trattava di una fake news e diffidava tutti dal condividerla. In seguito è stato anche dimostrato che quanto raccontato nel messaggio incriminato era effettivamente falso, Natalino Balasso però non l'ha eliminato. Io non ce l'ho con Balasso e non ho sete di vendetta. E non accetto che si dica che io voglio mettere il bavaglio, perché Natalino Balasso è l'unico artista che io ho dovuto denunciare. Io voglio che sia acclarata la verità e Balasso non si deve preoccupare. Si può risolvere tutto in cinque secondi e senza impegnare i tribunali, basta che chieda scusa».

La risposta di Balasso

E così abbiamo scherzato. Da un anno c’è gente che lavora per costruire una trappola giuridica attorno al sottoscritto e a quasi 200 altre persone, quando bastava tirare su un telefono, ma abbiamo scherzato. Diciamo al tribunale, ai giudici che abbiamo scomodato, alla macchina già intasata della giustizia che contribuiamo a ingolfare con una mole di denunce e querele evitabilissime, che in realtà era solo una cazzata, come dice Zaia. Sì, da regnante d’altri tempi dà un buffetto al suo suddito indisciplinato e dice, “Basta che chieda scusa, che dica ho fatto una cazzata e la finiamo lì”.

Il fatto che forse qualcuno gli ha detto che nessun giudice al mondo potrebbe mai dargli ragione su un punto tanto fumoso, può saltare in mente a qualcuno, ma ci si deve rassegnare a una cosa che taglia la testa al toro: io vedo nemici dappertutto. Cazzo, non le ho mica denunciate io duecento persone! Per tentare di darmi colpevolezza di qualcosa di cui non potrei mai essere accusato, si cerca di buttare sul fuoco cose a caso, davvero difficili da credere. Insomma, loro hanno detto all’autore di un post che io avrei condiviso di cancellare quel post e lui l’ha fatto subito, ma io, che secondo Zaia dovrei seguire le vicissitudini dei suoi uffici giorno e notte, non ho cancellato nulla. Che sia perché a me nessuno ha detto nulla?

Nessuno ha detto nulla al punto che io il motivo per la mia convocazione davanti al gip lo vengo a sapere in questo momento, leggendo il resoconto di una conferenza stampa di chi mi ha denunciato, ed ha voluto continuare a perseguirmi nonostante il giudice fosse del parere opposto.

E però c’è un ma grande come una casa, e sta nella frase che cerca di inserire una intenzionalità nociva nella mia inerzia, una frase che da sola svela la menzogna degli uffici del Presidente. Che nell’era della comunicazione in tempo reale nessuno riesca a dirmi che la cosa che avevo condiviso non era veritiera, quando io avevo tutto il diritto di credere che lo fosse, visto che era stata scritta da chi si presentava come testimone oculare e che colui è musicista noto nella scena veneziana e nazionale, può sorprendere davvero. Ma, dicevamo, c’è una frase, eccola riportata da un giornale:

"Il post che poche ore più tardi è stato cancellato e smentito dal primo autore ma viene invece lasciato nel profilo di Balasso dove raccoglie 8830 !mi piace! (beh, diciamo più correttamente “reazioni”), 1120 condivisioni e 1113 commenti.” Faccio una domanda a chi mi ritiene poco più che una scoreggia e però si prende la briga di contare tutti questi numeri: se un post viene cancellato da chi l’ha scritto, ovvero all’origine, come fanno a funzionare ancora le condivisioni? Mi darete atto che una condivisione altro non è che un link a un post; una volta tolto il post, il link non funziona più. Diversamente ci troveremmo di fronte a un vero miracolo!

Quindi io, nonostante loro avessero detto al primo autore di cancellare il post, cosa di cui si pensa inspiegabilmente avrei dovuto essere a conoscenza, mi ostinavo a lasciare attiva una condivisione a un post che non c’era più e questa condivisione, incredibilmente, continuava a funzionare! * [attenzione, questo concetto è rivisto alla luce di una segnalazione postuma]

Quale sarebbe dunque la cazzata che io avrei fatto? Quella di pensare che nelle discoteche girassero le troie? quale sarebbe l’insulto? Quello di indicare ciò come un difetto di moralità? Io?! Ma siamo sicuri che state parlando di me?! Il difetto della moralità ai miei occhi sarebbe la schiavitù sessuale, ma il fatto riportato non parlava di questo, un racconto goliardico fatto tra l’altro in modo scanzonato e che non suonava affatto offensivo (almeno, se parlassero così di me io non mi offenderei affatto!) e che parlava di secoli fa. Il presidente vuole che gli chieda scusa, ma onestamente non so di cosa.

Una volta un sindaco disse che avevo commentato una sua scelta in maniera sbagliata, disse che la scelta aveva un senso e che la mia era una battaglia di retroguardia, il giorno dopo ho scritto sulla mia pagina che quel sindaco aveva ragione e io avevo torto. Signor Presidente della Regione Veneto, come vede io non ho problemi a chiedere scusa e ad ammettere i miei torti quando lancio accuse sbagliate. Ma in questo caso non ho lanciato nessuna accusa, nessuno mi ha mai contattato per dire che il post condiviso era stato smentito dal suo autore. Sicuramente mi dispiace umanamente, per l’empatia che mi sento di provare nei confronti di chi dice che ci è rimasto male e che ci ha sofferto, ecco, mi dispiace, ma invece di meditare vendette legali, sarebbe stato molto meglio, anche per evitare altro disagio alla sua famiglia, tirare su il telefono, se era così importante. Se davvero voleva le scuse non avrebbe dovuto pretenderle un anno fa?

Ovviamente non è che posso aspettare le conferenze stampa e leggere tutti i giornali del veneto per sapere com’è andata la faccenda, né credo che debba essere la velina di un giornale a spiegarmi come devo comportarmi, perciò a giugno mi presenterò al tribunale di Venezia e sentirò cosa il gip mi vuole chiedere. Forse sarò una persona semplice, ma per me la convocazione di un giudice non è uno scherzo.

* mi viene fatto notare che se è uno screenshot rimane. Per questo nonostante le mie ricerche nemmeno io ho trovato il post. Lo cancello in questo momento ma fino a oggi c’era. Se invece di dirmelo oggi me lo si diceva un anno fa non era meglio? Il resto rimane e cioè: i post vengono segnalati al social e il social te li fa rimuovere quando non interviene direttamente a rimuoverli. Ma se nessuno ti dice niente, significa che nessuno ha segnalato la cosa al social e che si è aspettato per poter dire che ha fatto danni.

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