La denuncia di Zanoni: «Insultato dai fan di Zaia per le mie critiche sul Mose»

Il consigliere regionale sostiene di essere stato attaccato duramente sui social per le sue dichiarazioni contro il Governatore del Veneto e si dichiara pronto a prendere provvedimenti

In foto: il consigliere regionale Andrea Zanoni

«Alla favola che Zaia non ha alcuna responsabilità sul Mose probabilmente non ci crede neanche lui. Il suo continuo scaricabarile, però, dà fiato all'esercito dei fan, rabbiosi e offensivi. Ho invitato Zaia a dimostrare coerenza e querelare “el Pojana”, il personaggio di Pennacchi, e ho ricevuto in cambio pesanti insulti, tanto da dover scrivere all'ufficio stampa di Palazzo Ferro Fini per far rimuovere dalla pagina Facebook del Consiglio regionale del Veneto i post diffamatori nei miei confronti. Eppure le numerose giravolte di Zaia sull'argomento dovrebbero perlomeno incuriosire».

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A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, che torna sulla vicenda-Mose chiamando in causa il presidente del Veneto. «Dopo l’ultimo allagamento di Venezia si è, ancora una volta, chiamato fuori dicendo che si tratta di uno scandalo nazionale, che il Mose è un cantiere dello Stato e non della Regione, aggiungendo di non aver ancora capito perché non funzioni e che già quando andava alle elementari si parlava di Mose. Anche lui ne parlava, e in termini entusiastici, in tempi assai più recenti. Il suo primo atto pubblico come Presidente del Veneto, nel 2010, fu una visita al cantiere con tanto di volo in elicottero. E nel 2012 esaltava il fatto che Venezia, sarebbe stata l’unica città al mondo con un sistema dighe mobili in grado di proteggerla dalle maree, indicando il 2014 come termine ultimo per i lavori,  ma la realtà fu ben altra, nel 2019 i lavori non sono ancora terminati e il 2014 viene ricordato come l’anno dello scandalo, con l’arresto di Galan - E qui, carte alla mano, parte il secondo affondo di Zanoni - I magistrati che indagavano sulle tangenti hanno messo sotto la lente d’ingrandimento due provvedimenti di Giunta regionale. La prima è la delibera numero 252 del 7 febbraio 2006 con cui la Presidenza della Commissione VIA per la valutazione di impatto ambientale venne scippata al Settore Ambiente e assegnata al settore Infrastrutture, retto dall’assessore Chisso, in violazione della Legge Regionale 10/99 che ne prevedeva l’attribuzione alla segreteria del Settore Ambiente. I magistrati - spiega Zanoni - affermano che la delibera è anomala. Delibera approvata in Giunta anche dall’assessore e vicepresidente Luca Zaia”. L’altro provvedimento riguarda l’estromissione di un organo di controllo terzo l’ISPRA, emanazione del ministero dell’Ambiente, dal controllo dei lavori del Mose per la tutela della biodiversità (Direttiva Comunitaria 92/43/Cee)  dopo che la Commissione europea aveva aperto una procedura d’infrazione. “Con la delibera numero 33 del 21/01/2013, approvata da Zaia come presidente, la Regione tolse i controlli all’ISPRA subentrando nei monitoraggi. Su tale anomalia i magistrati citano nel carteggio ufficiale anche l’interrogazione che da parlamentare europeo presentai nel 2013 alla Commissione UE, dove denunciavo questa anomalia. I magistrati inoltre ricordano come la stessa Commissione si riservò di valutare nuovamente il requisito di indipendenza dell’organo di controllo. Sono gli stessi magistrati a mettere nero su bianco che “se si collegano entrambe queste decisioni, si assiste ad una concentrazione da un lato del potere di Via al settore Infrastrutture retto dall’assessore Chisso e dall'altro all'estromissione dell’Ispra dai monitoraggi, e alla sua sostituzione con la Regione, il che, tenuto conto della riorganizzazione regionale, voleva dire di nuovo al settore Infrastrutture retto dall'assessore Chisso. Sono fatti anomali che potevano preludere – come in effetti poi è emerso – ad accordi di tipo corruttivo tra vertici CVN e vertici Regione, finalizzato a facilitare gli iter autorizzativi. Non lo dico io, ma la magistratura. E poiché Zaia ha approvato entrambe le delibere - sottolinea in chiusura Zanoni -  non può fare finta di niente e voltarsi dall'altra parte. Abbia almeno il coraggio di assumersi la sua parte di responsabilità politica e amministrativa su quanto accaduto».

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