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L'INTERVISTA / Castelfranco Veneto / Via per San Floriano, 62

ArredissimA: «Sempre meno camere per neonati, figli in casa fino a 30 anni»

A meno di un mese dal Salone del Mobile di Milano, Ottavio Sartori (ad di ArredissimA), commenta le ultime novità in materia di arredamento: dal made in Italy per gli stranieri ai materiali ecosostenibili

Meno camerette, più camere per adulti, zona living protagonista, spazi dedicati agli animali domestici, soluzioni green alla portata di tutti e utenza sempre più multietnica. L’Italia che cambia passa anche dalle tendenze nella scelta dell’arredamento, con i giovani che di rado abbandonano il “nido” prima dei trent’anni e un rinnovato interesse per la cura della casa, figlio dei ripetuti lockdown e della conseguente riscoperta dell’ambiente domestico quale status symbol da esibire con orgoglio, anche sui social.

A meno di un mese dall’apertura del Salone del Mobile di Milano, Ottavio Sartori, co-fondatore di ArredissimA insieme al socio Franco Rinaldi, la holding veneta dell’arredamento che in poco più di 25 anni ha conquistato l’Italia con oltre 20 showroom dislocati su tutto il territorio nazionale, scatta un’istantanea di come si sia trasformata e si stia trasformando la nostra società, osservandola attraverso la lente d’ingrandimento privilegiata di una tra le più frequenti e inestinguibili abitudini di consumo.

Stranieri e mobili Made in Italy

«La casa è il bene primario per eccellenza e arredarla in certi casi diventa quasi una missione – spiega – Il nostro è dunque un punto di vista privilegiato. Analizzando i dati di vendita, ci si apre infatti uno spaccato piuttosto fedele di quella che è l’evoluzione della società. Non troppo tempo fa, ad esempio, c’è stato un periodo in cui a comprare erano soprattutto i single, oggi tornano a vedersi le coppie, ma ad investire nell’arredamento sono anche tanti stranieri, più del 10% del valore delle vendite solo nel 2022, in crescita di due punti percentuali rispetto al periodo pre-covid, con un numero di contratti stipulati che sfiora quota 2600. A comprare sono soprattutto rumeni (21,8%), albanesi (12,1%), moldavi (11,7%), ma anche svizzeri, peruviani e ucraini, indice di un’Italia sempre più inclusiva, dove chi si trasferisce dall’estero e riesce a ritagliarsi una dimensione lavorativa soddisfacente, ha piacere di investire i propri risparmi puntando sul Made in Italy».

Animali domestici e camere da adulti 

E gli spunti non si fermano qui: «Gli animali domestici – prosegue - hanno assunto col tempo un ruolo da protagonisti, tanto che sta iniziando ad andare per la maggiore un modello di salotto molto particolare in cui il divano ad angolo nella sua parte finale presenta uno spazio con cuscino pensato appositamente per loro. La novità è stata lanciata in Fiera proprio a Milano non più tardi di quattro anni fa e, almeno nel nostro caso, sta già incidendo sulle vendite di un buon 5%. Infine, negli ultimi tre o quattro anni ci è capitato di assistere a un altro fenomeno molto interessante: è calata significativamente (del 20% circa) la percentuale di acquisto delle camerette laddove è cresciuta in proporzione (+24%) quella relativa alle stanze da letto singole. Si potrebbe pensare che ciò sia dovuto unicamente alla tendenza a fare meno figli di cui tanto si parla, ma in realtà una delle motivazioni che stanno dietro a questa scelta va anche nella direzione opposta: sempre più genitori, infatti, optano per camere da adulti anche in presenza di bambini molto piccoli perché in realtà prevedono che resteranno a casa ben oltre l’infanzia e l’adolescenza».

Il comparto cresce

Niente più sistemi a ponte dalle tinte sgargianti, dunque, ma letti alla francese e colori tenui pensati per lunghe permanenze se è vero, come recentemente confermato anche dai dati Eurostat, che oggi l'età media degli italiani che vanno a vivere da soli è di circa 29,9 anni, contro i 26,2 registrati in era pre covid, e se è vero che la pandemia ha inevitabilmente penalizzato i più giovani costringendoli a procrastinare a data da destinarsi la decisione di lasciare il tetto dei genitori.  D’altro canto, l’emergenza sanitaria ha dato anche un fortissimo impulso alla crescita del comparto. Prosegue Sartori: «Parlando per esperienza personale, il confronto tra pre e post covid ha giocato a nostro favore, più di quanto non abbiano fatto gli incentivi del bonus 110%. il lockdown ha fatto in modo che gli italiani, impossibilitati a uscire, rivalutassero la propria casa quale bene imprescindibile e investire in mobili e complementi d’arredo è diventato un vero e proprio must. Il settore, ovviamente, ne ha tratto beneficio e la nostra azienda nel 2021 è cresciuta del +62% passando da 60 a 100 milioni di fatturato».

Sostenibilità, la sfida del futuro

Parlando invece di sostenibilità, è di questi giorni la notizia dell’approvazione da parte del Parlamento Europeo della direttiva “Case Green” per la riqualificazione del patrimonio immobiliare, che prevede l’adeguamento in tempi brevi delle classi energetiche degli immobili, residenziali e non. A testimonianza di come le tematiche ambientali siano al centro dell’agenda mondiale, a partire proprio dalla dimensione abitativa. Un aspetto che Sartori conferma descrivendo il consumatore 5.0 come sempre più coscienzioso da questo punto di vista: «Quello della transizione ecologica è un iter lungo e complesso che interessa tutte le sfere della società.  Le cose stanno rapidamente cambiando e anche noi ci troviamo di fronte a consumatori più consapevoli, e attenti. Stando a un’indagine interna condotta di recente, il 18% dei nostri clienti ormai è sensibile al tema e opta per prodotti realizzati secondo criteri ecosostenibili, ecocompatibili e/o improntati al riciclo. Le richieste sono precise e circostanziate: tessuti non sintetici, antiallergici e fibre naturali, materiali eco-friendly che non rilasciano emissioni tossiche durante il ciclo di produzione e successivamente durante quello di vita, niente formaldeide e in generale una forte predisposizione verso il “bio”, nonché la profonda consapevolezza di ciò che si sta andando ad acquistare. Dal canto nostro, come azienda siamo molto scrupolosi nella scelta dei partner: i nostri fornitori sono certificati FSC e rispettano tutti quei criteri che gli utenti finali cercano nel prodotto, dall’utilizzo di legno cui viene data una seconda vita al ricorso a tecnologie green come la sinterizzazione che consente di creare pietre ceramiche senza l’utilizzo di colle o sostanze inquinanti, dal monitoraggio dei consumi per ammortizzare l’impatto ambientale agli imballaggi rigorosamente in cartone o carta riciclata. Senza dimenticare il nostro programma “ArredissimA green”, un investimento da più di un milione di euro che entro il 2024 dovrebbe portare tutti i nostri showroom a dotarsi di un impianto fotovoltaico. È una lenta rivoluzione che a poco a poco sta prendendo piede e che alla lunga arriverà a cambiare il nostro approccio e il nostro modo di vedere le cose».

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