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Benessere

Guerra e pandemia provocano ansia e disagio nei giovani: i consigli dello psicoterapeuta

Ecco come affrontare queste emozioni in famiglia

Gli eventi traumatici collettivi che si sono susseguiti negli ultimi due anni, a partire dalla pandemia, poi la guerra e in generale l’incertezza dovuta alla recente inflazione e al caro bollette, hanno un impatto“emotivo” che si riversa sui nuclei familiari, tanto da portare intere famiglie a cercare, sempre più spesso, un supporto psicologico. Non più, quindi, soltanto una necessità individuale, ma un “affare di famiglia”.

È raddoppiata la percentuale di adolescenti insoddisfatti e con un basso punteggio di salute mentale: erano nel 2019 il 3,2% del totale, 6,2% nel 2021. "Si tratta di circa 220 mila ragazzi tra i 14 e i 19 anni che si dichiarano insoddisfatti della propria vita e si trovano, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico.

L’Osservatorio Serenis, la piattaforma ha condotto una ricerca su 100 psicoterapeuti appartenenti al network dell’azienda e distribuiti in tutta Italia. Dall’Osservatorio Serenis emerge come 7 richieste di supporto psicologico su 10, negli ultimi mesi, sia stata motivata da ansia, paura, stanchezza emotiva e senso di impotenza avvertite (anche) nell’ambiente sicuro per eccellenza - la propria casa - ed attribuibili al contesto di crisi, tra guerra e pandemia.

La necessità di un percorso psicologico

“Abbiamo contatti e confronti continui con il nostro network di terapeuti, per integrare le informazioni qualitative e scientifiche che arrivano dal campo che raccogliamo anche con i nostri osservatori ai dati della piattaforma, con l’unico obiettivo di personalizzare il servizio in ogni sua dimensione, dal reclutamento di nuovi terapeuti (e relative specializzazioni) fino al matching e alla costruzione dei percorsi - spiega Silvia Wang, founder di Serenis - Il contesto di crisi e incertezza innescato dalla pandemia, che si sta adesso di fatto “prolungando” a causa della guerra, ha dato una dimensione molto più familiare ai disagi: praticamente tutti i terapeuti intervistati riportano una correlazione tra i disagi causati a livello individuale da guerra e pandemia e il contesto familiare.

Ma sono in aumento anche i casi che possiamo ascrivere all’ambito familiare, prima ancora che a quello individuale: sono diversi i genitori che ci chiedono aiuto per orientarsi nella gestione delle paure dei figli, mentre in tanti altri casi, il senso di impotenza e lo stress creano problemi a livello relazionale all’interno dell’ambito domestico; e ci sono anche i casi in cui veniamo contattati per indicazioni su come affiancare il partner (o il figlio) in disagi del sonno o dell’alimentazione provocati dalla crisi”. 

I consigli dello psicoterapeuta

“L’ansia generalizzata avvertita da tante persone a causa del protrarsi della situazione di crisi - tanto a livello individuale che a livello familiare - è principalmente da ricondurre al Disturbo dell’Adattamento: si tratta, in sostanza, di un disadattamento problematico a una serie di eventi stressanti continuativi o cronici che, di fatto, pongono la persona di fronte a esperienze avvertite come imprevedibili o minacciose. Proprio come una pandemia o una guerra - spiega il dott. Raffaele Avico, Psicoterapeuta di Serenis - Oltre alla psicoterapia, questo disturbo può essere trattato, anche e soprattutto a livello familiare, con un approccio orientato allo “stile di vita”: è fondamentale infatti produrre attivamente all’interno del nucleo una sensazione di sicurezza personale, evitando l’isolamento e favorendo le interazioni anche attraverso la pratica di hobby familiari, come fare un disegno, guardare un film, cucinare o divertirsi in generale.

Anche l’attività fisica e una corretta alimentazione aiutano, così come stabilire delle routine giornaliere condivise. Questo vale ancora di più per i più piccoli: la guerra e la pandemia vanno spiegate, sì, ma evitando la sovraesposizione a informazioni o immagini. E, per i bambini ancora più che per gli adulti, è fondamentale creare un clima di protezione anche attraverso giochi o storie costruiti intorno a valori positivi, o coinvolgendoli attivamente in attività di solidarietà”.

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